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Terra madre - La recensione di FilmTv




La recensione di FilmTv

di Mauro Gervasini

Sette troupe guidate da un maestro per rilanciare i temi del Forum Mondiale del 2006 di Torino e di Slow Food

Ma alla fine, ce la faremo? Carlo Petrini di Slow Food, e le migliaia di persone che si sono radunate a Torino per il Forum Mondiale Terra Madre del 2006, pensano di sì. La speranza è l’ultima a morire. Speriamo che il nostro pianeta non sia il penultimo. In quell’occasione, e poi durante altri appuntamenti internazionali, Ermanno Olmi, con sette troupe leggere composte da allievi della sua scuola IpotesiCinema, ha ripreso ore e ore di interventi, dibattiti, prese d’atto e invocazioni. Tra le scene montate come in un reportage militante, scorci di agghiacciante presente: colture industriali, animali prigionieri, terre aride, acque putride. Il regista soprattutto su queste si concentra, le acque. Lo scorrere dei fiumi, le risacche, i bagnasciuga violentati da schiumogeni. Anche il mare cancrenizzato riesce a rendere poetico, come un monito macabro che però mantiene un briciolo di possibilità per un futuro “verde”, e migliore. Ce la faremo? Sì, dobbiamo, ma apriamo gli occhi e rendiamoci conto che siamo tutti responsabili. In questo il documentario è «politico e preveggente», proprio come lo voleva il suo committente Petrini, e a volte dagli scranni un tantino declamatorio. Ma al Forum ci sono facce belle, come quelle che incroci qualche volta ai concerti rock, sconosciuti che ti pare di conoscere da sempre; e ogni tanto, in disparte, un volto noto, come tal Coppola, Francis Ford, che ascolta assorto e anonimo, pensando alle sue vigne in California e Basilicata. Co-produce la Cineteca di Bologna; collaborano un altro maestro di silenzi e gocce, Franco Piavoli, regista del segmento L’orto di Flora, e Maurizio Zaccaro, che segue la filosofa dell’agricoltura della sussistenza e delle biodiversità Vandana Shiva tra le sue colture. Adriano Celentano, cresciuto con Olmi in una Milano che non esiste più, canta Un albero di trenta piani, ma sono le musiche di Bach a rendere ancora più straniante e assurda l’agonia della Terra.


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