Opinione di kubritch su Il nastro bianco
Con Susanne Lothar, Ulrich Tukur, Burghart Klaußner, Josef Bierbichler, Marisa Growaldt, Janina Fautz, Michael Kranz, Jadea Mercedes Diaz, Steffi Kühnert, Sebastian Hülk
- negative [3]
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Sul film
I bei valori di una volta. Questo è il film che dovrebbero vedere tutti quelli che pronunciano questa frase fatta senza fermarsi a ragionare su cosa ci siamo lasciati alle nostre spalle: una catastrofe umanitaria di proporzioni apocalittiche in seno ad una società schizofrenica. Il cristianesimo istituzionalizzato è stato equivalente ad una pazzia collettiva. E questo film la mette in scena in tutta la sua crudezza, in modo affilato e senza edulcorare la pillola. Se non fosse per la presenza del maestrino che è anche la voce narrante difficilmente si potrebbe reggere a un tale gelo dell'anima, esaltato da un abbacinante 'bianco e nero'. Una sorta di "Villaggio dei dannati" ambientato nel passato, all'origine dell'apocalisse. Mi metterei ad urlare ogni volta che sento un imbecille che pensa al passato come ad una mitica età dell'oro. Gliela farei vivere in prima persona. Il male è in ognuno di noi e fin quando continueremo ad attribuirlo all'esterno di noi, non potremmo mai metterlo alla catena come si fa con le bestie feroci. Heneke, da bravo kubrickiano, un po' meno ironico, ha la capacità di mettere in scena ciò che sta al di là come una presenza vivida benché immateriale, essendo causa degli eventi. E' uno sgaurdo più profondo sulla realtà equivalente al rapporto che intercorre tra una visione bidimensionale e quella tridimensionale. Oltre ad avermi ricordato un 'Kubrick' o un 'Bergman' meno consolatorii mi ha riportato mente quei bambini raccontati da Federigo Tozzi, che allo stesso modo del film torturano con sadismo gratuito gli uccellini. Questi sono gli effetti bilanciatori della psiche che reagisce ad un livello di repressione educativa al limite della sopportazione. Il mondo è governato dalla legge dell'enantiodromia, teorizzata da Eraclito e perfezionata da Jung. A tutto c'è una compensazione. Meno male che i bei valori di un tempo stiano passando. Il problema è che oggi c'è un ritorno a certe forme del pensiero. E' il vecchio che si oppone alla sua fine come ogni organismo vivente che si rispetti. Forse la lezione delle atrocità disumane delle guerre mondiali non è stata del tutto recepita. Cosa deve accadere di più terribile per convincerci del tutto a cambiare rotta; per imparare dagli errori del passato? Questa è la domanda inquietante. Una guerra atomica?
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