Opinione di steno79 su Vincere
Con Giovanna Mezzogiorno, Filippo Timi, Corrado Invernizzi, Michela Cescon, Matteo Mussoni, Elena Presti
- negative [17]
- sufficienti [12]
- positive [52]
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Sul film
VOTO 9 Un ritorno alla grande per Marco Bellocchio, che in anni recenti già si era distinto con Buongiorno notte e L'ora di religione, con un film su una vicenda "scomoda" e ingombrante ma tristemente vera. La storia di Ida Dalser e di Benito Albino testimonia di un atroce tradimento a livello umano da parte del leader del fascismo, e diviene speculare al tradimento che subì un'intera nazione da parte di questo scellerato e crudele dittatore. Un film di grande interesse a livello stilistico, con molti omaggi al cinema muto e un lavoro meticoloso sull'immagine, grazie anche a una bellissima fotografia in chiaroscuro di Daniele Ciprì, che conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, la maestria di Bellocchio. E' stato fatto il nome di Matarazzo, probabilmente a ragione, ma bisogna ammettere che il regista dei melodrammi con Amedeo Nazzari non aveva certo il rigore figurativo e la potenza visionaria di cui Bellocchio dà ampia prova. La prima parte è quella di maggior risalto a livello storico-politico, ma il pubblico e il privato sono legati in maniera inscindibile, mentre nella seconda il regista si concentra quasi esclusivamente sul calvario della Dalser, con movenze melodrammatiche che a qualcuno hanno dato fastidio, ma che sono perfettamente coerenti col progetto estetico di Bellocchio. Certo, qualche piccolo sbandamento c'è, qualche ripetizione (la scena di sesso ripetuta due volte in maniera quasi identica, la scena di Ida arrampicata su una finestra che getta fuori le lettere, ugualmente ripetuta), qualche notazione un pò troppo facile e scontata nelle scene in manicomio, ma il film nel suo complesso è coraggioso e stimolante. La Mezzogiorno è magnifica e degna dell'Alida Valli di Senso nella sua lucida follia, Filippo Timi eccellente nella doppia parte del Duce e del figlio illeggittimo (per quanto ecceda forse un pò in smorfie quando fa Benito Albino che imita il suo famoso padre). Una menzione d'onore anche per le musiche di Carlo Crivelli, bellissime ed enfatiche al punto giusto. Sulla base di film come questo o Gomorra, mi sembra fuorviante parlare di morte del cinema italiano come fa qualcuno.
P.S. Per ogni approfondimento rimando all'esaustiva e acuta recensione del bravissimo "Spopola"
Commenti
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9 dicembre 2009, 23:33 di Peppe Comune
Caro Stefano il cinema italiano non è morto affatto. Come sistema nel suo insieme semmai è un pò sonnacchioso da qualche tempo a questa parte. Ma per capacità di produrre talenti e buon i film non credo che stia messo peggio degli altri. L'ordine sparso certamente però non aiuta a far si che la somma algebrica di tanti buoni film si faccia sistema culturale capace di produrre effetti virtuosi per tutto il paese (e questo è un argomento assai interessante e sarebbe assai lungo). Ognuno va da sè, solo col proprio talento e se ci si vuole concentrare solo sulle cose dell'arte questo potrebbe anche bastare. Saluti di stima .
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