Il profeta (2009)
Con Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Hichem Yacoubi, Reda Kateb, Jean-Philippe Ricci, Gilles Cohen, Antoine Basler, Leïla Bekhti, Pierre Leccia, Foued Nassah, Jean-Emmanuel Pagni, Rabah Loucif
04/04/2011
Sequenze. Un Profeta in cella.
Uccidi o sarai ucciso. Questo è il tremendo dilemma che incombe sul capo del diciannovenne Malik El Djebena, costretto ad ascoltare, a ubbidire e a non guardare mai in faccia l’uomo...
di Peppe Comune
La trama
Condannato a sei anni di prigione, Malik El Djebena, non sa leggere né scrivere. Ha diciotto anni, è solo al mondo e sembra molto più giovane e sperduto di tutti gli altri carcerati rinchiusi insieme a lui. Malik finisce presto per indurirsi e guadagnarsi il rispetto del gruppo di corsi che comanda all'interno del carcere. Ma altrettanto presto, grazie alla sua furbizia, riesce a tessere una sua rete di relazioni che sfugge al controllo dei corsi.
Audiard, arrivato al quinto film (ma i primi due in Italia sono poco noti), padroneggia la tecnica senza esserne schiavo e guida con mano sicura un cast inesperto – fa eccezione l’ottimo Niels Arestrup, nel ruolo del boss còrso – alla messa in scena della (stra)ordinaria ascesa di un uomo, straniero tra due mondi che finisce per trascendere.
La recensione di FilmTv
Di Andrea Fornasiero - FilmTV n. 11/2010
L'opinione più votata
Di Marcello del Campo scritta il 30/07/2011 - utile per 20 utenti
Voto al film: 
In breve, senza dare lezioni di regia, tirando in ballo competenze che non mi appartengono, ma utilizzando occhi e memoria, mi pare di poter affermare che Un Prophete è un solo un buon film carcerario, inferiore senza alcun dubbio all’inarrivabile Il buco di Becker, ma anche ai lasciti ‘classici’ che qualche smemorato spettatore e critico teme di evocare, pena istituire paralleli svantaggiosi per il regista in odore di santificazione.
Qualcuno scrive che Un Prophete non è ‘solo un film carcerario’: è vero, ma Io sono un evaso, Il Buco, Nick mano fredda sono forse soltanto ‘film carcerari’? Altri dice che Un Prophete è anche ‘una metafora della società’: è vero, ma è una considerazione di una banalità sconcertante, ogni opera (d’arte o non-arte) essendo metafora, allegoria, rispecchiamento, riflesso e tutto quello che anni di estetica hanno insegnato.
Non è stato Il buco (punto d’osservazione liminare ma definitivo) un saggio sulla struttura concentrazionaria, analisi precisa, tagliente come un diamante, sulla potestà (in senso foucaultiano) del dominio di ‘sorvegliare e punire’, un’analisi, la più lukacsianamente intesa delle classi e dei conflitti di classe (con il buon borghese, spia e servo all’interno e all’esterno dell’universo-panoptycon)?
Parlo di film senza speranza, senza redenzione: infine, l’eroe resta in cattività, viene torturato, ucciso; carne da macello, come ci insegnano anche le cronache italiane, se, distraendoci dalle illusioni audiardiane, ficchiamo il naso sul destino di Stefano Cucchi.
Non resta che difendere l’ottimo Audiard dai suoi stessi dimentichi estimatori. Perché il regista francese li esibisce i suoi gioielli ispiratori: Ryad appare dopo essere stato sgozzato, quando la coscienza infelice di Malik reclama l’ausilio, come ‘l’invisibile presenza di Melquìades’ nella casa dei Buendìa in Cent’anni di solitudine; il richiamo al Genet di Quelques fleurs pour un chant d’amour (qui Audiard attinge alla poesia dei muri che separano i corpi privati del sesso: le riviste porno, la solitudine masturbatoria, indagata cinquantacinque anni fa nell’obliata sociologia di Caryl Chessman in Cella 2455 braccio della morte); queste e molte altre fonti esibisce Audiard, e lo fa a modo suo per dirci: questo film non nasce da una tabula rasa, ho raccolto a modo mio l’eredità dei poeti che hanno cantato i luoghi di contenzione. ESPANDI +
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24 marzo 2012 Opinione di glm su "Il profeta"
“If I leave here tomorrow Would you still remember me? For I must be travelling on, now, 'Cause there's too many places I've got to see. But, if I stayed here with you, girl, Things just couldn't be the same. 'Cause I'm as free as a bird now, And this bird you can not change. Lord knows, I can't change.” ...
voto al film: 
14 marzo 2012 Opinione di alfatocoferolo su "Il profeta"
Film che ha parecchi ingredienti dei soliti a tema carcerario (fatta salva la componente sodomita, qui fortunatamente risparmiata allo spettatore) e vede il regista dirigere bene il buon cast a disposizione riservandosi qualche velleità artistica di poca efficacia ma comunque gradevole. C'è da chiedersi se fosse davvero necessario arrivare a sfiancare lo spettatore con più di due ore e mezzo di visione ma tutto sommato la risposta sembra positiva, sia perché il tempo comunque scorre bene...
voto al film: 
6 marzo 2012 Opinione di luca826 su "Il profeta"
VOTO 7,5 SOCIALE (Tv Marzo 2012) Un film sulle identità, un film sullo scontro dei caratteri. Ottimo nella messinscena (tesa, implacabile) e nel ritmo (155 minuti e non sentirli!), l'opera di Audiard pecca forse nella mancanza di rigore nei momenti chiave e sfuma un po' nel finale, dove tirando le somme qualcosa non torna. Alcuni personaggi si perdono (lo zingaro) e l'elemento surreale diventa un facile escamotage, per togliersi da situazioni un po' troppo 'spericolate' (la sparatoria in...
voto al film: 
28 febbraio 2012 Opinione di giorgiobarbarotta su "Il profeta"
Malik è un giovane francomagrebino senza appartenenza né passato (orfanatrofio), senza parola (non sa leggere né scrivere), senza religione (non credente, non praticante, mai posto il problema), senza amici o conoscenze. Finisce in prigione, solo. In pochi anni diverrà un pezzo grosso del traffico di droga del Mediterraneo. Il battesimo del carcere lo vede compiere un brutale assassinio preso dentro dalle grinfie di un boss corso, che dalla galera gestisce i suoi sporchi interessi...
voto al film: 
27 febbraio 2012 Opinione di DanyG su "Il profeta"
ho visto il film, poco prima dell'uscita. questa la mia recensione http://blog.estrogeni.net/recensioni/ascesa-agli-inferi
voto al film: 
5 febbraio 2012 Opinione di ceo_85 su "Il profeta"
Impressionante quest'ultima fatica di Jacques Audiard, che mostra con estremo realismo una realtà, quella carceraria, con mano sicura, raccontando la storia del giovane Malik, e del suo percorso verso la crescita, la presa di coscienza, di potere. E' stato definito dalla (mediocre) stampa, un nuovo "Padrino", per il modo in cui il giovane ragazzo, da pedina sacrificabile si trasforma in "boss" temuto da tutti. Ma è solo una superficiale analisi della storia. Narrativamente denso,...
voto al film: 
27 dicembre 2011 Opinione di celbuk su "Il profeta"
Urka che film! Duro, crudo e cattivo, come del resto ci si aspetta di solito da un film "di carcere e malavita", ma con degli sprazzi spiazzanti di piccola poesia e raccordi visionari notevoli. La cinepresa non arretra di certo di fronte alla violenza - il boss Luciani è un Padrino che non si dimentica, occhi glaciali e scatti di rabbia pura -, ma nemmeno dimentica il tratteggio particolareggiato del protagonista e di chi gli ruota intorno, scavando per bene nella nostra psiche e...
voto al film: 
27 ottobre 2011 Opinione di ico su "Il profeta"
Un film europeo nell'essenza, con materia apparentemente "di proprietà" del cinema americano, ma con una resa assolutamente continentale. Dunque, zero spettacolarizzazioni, zero protagonismi registici, zero parentesi per scollate dimostrazioni di bravura, zero devozione al divo di turno; Audiard, segue l'evoluzione, la progressiva "costruzione" del protagonista, restandogli a fianco, incollato, evitando di diventare il cantore di questo personaggio. Un personaggio, un protagonista che non...
voto al film: 
21 settembre 2011 Opinione di PompiereFI su "Il profeta"
L’occhio offeso, trafitto da un cucchiaino. Vista annebbiata. Appannamento di scene di vita chiuse tra quattro mura. Sono parte dei titoli di testa di “Un prophète”, opera che introduce una specie di elettrochoc viscerale originante un punto di vista parziale, per forza di cose da svecchiare. E in fretta. L’ingresso in carcere del giovane magrebino Malik (Tahar Rahim) non è dei più facili. Non fa in tempo ad accomodarsi nella sua cella che viene subito preso di mira dalla...
voto al film: 
22 agosto 2011 Opinione di gene55 su "Il profeta"
Ancora una volta mi vedo costretto ad affontare l'ormai abituale 'crociata' contro i traduttori-nonchè disturbatori-altresì-confonditori d'idee- in una sola parola...IGNORANTI!! Non oso immaginare poi,quello che questi signori o chi per essi,può combinare con i dialoghi e le traduzioni dei testi. Anche se dispetto ad altre volte,dove il titolo viene se non cambiato del tutto,stravolto completamente(...),qui l'errore si riferisce ad un 'solo' articolo e alla sua in/ o...
voto al film: 
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