Il profeta (2009)
Con Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Hichem Yacoubi, Reda Kateb, Jean-Philippe Ricci, Gilles Cohen, Antoine Basler, Leïla Bekhti, Pierre Leccia, Foued Nassah, Jean-Emmanuel Pagni, Rabah Loucif
2011-04-04 20:03:37
Sequenze. Un Profeta in cella.
Uccidi o sarai ucciso. Questo è il tremendo dilemma che incombe sul capo del diciannovenne Malik El Djebena, costretto ad ascoltare, a ubbidire e a non guardare mai in faccia l’uomo...
di Peppe Comune
La trama
Condannato a sei anni di prigione, Malik El Djebena,non sà leggere,nè scrivere. Ha diciotto anni, è solo al mondo e sembra molto più giovane e sperduto di tutti gli altri carcerati rinchiusi insieme a lui. Malik finisce presto per indurirsi e guadagnarsi il rispetto del gruppo di corsi che comanda all'interno del carcere. Ma altrettanto presto, grazie alla sua furbizia, riesce a tessere una sua rete di relazioni che sfugge al controllo dei corsi.
Audiard, arrivato al quinto film (ma i primi due in Italia sono poco noti), padroneggia la tecnica senza esserne schiavo e guida con mano sicura un cast inesperto – fa eccezione l’ottimo Niels Arestrup, nel ruolo del boss còrso – alla messa in scena della (stra)ordinaria ascesa di un uomo, straniero tra due mondi che finisce per trascendere.
La recensione di FilmTv
Di Andrea Fornasiero - FilmTV n. 11/2010
L'opinione più votata
Di Marcello del Campo scritta il 2011-07-30 23:00:39 - utile per 18 utenti
Voto al film: 
In breve, senza dare lezioni di regia, tirando in ballo competenze che non mi appartengono, ma utilizzando occhi e memoria, mi pare di poter affermare che Un Prophete è un solo un buon film carcerario, inferiore senza alcun dubbio all’inarrivabile Il buco di Becker, ma anche ai lasciti ‘classici’ che qualche smemorato spettatore e critico teme di evocare, pena istituire paralleli svantaggiosi per il regista in odore di santificazione.
Qualcuno scrive che Un Prophete non è ‘solo un film carcerario’: è vero, ma Io sono un evaso, Il Buco, Nick mano fredda sono forse soltanto ‘film carcerari’? Altri dice che Un Prophete è anche ‘una metafora della società’: è vero, ma è una considerazione di una banalità sconcertante, ogni opera (d’arte o non-arte) essendo metafora, allegoria, rispecchiamento, riflesso e tutto quello che anni di estetica hanno insegnato.
Non è stato Il buco (punto d’osservazione liminare ma definitivo) un saggio sulla struttura concentrazionaria, analisi precisa, tagliente come un diamante, sulla potestà (in senso foucaultiano) del dominio di ‘sorvegliare e punire’, un’analisi, la più lukacsianamente intesa delle classi e dei conflitti di classe (con il buon borghese, spia e servo all’interno e all’esterno dell’universo-panoptycon)?
Parlo di film senza speranza, senza redenzione: infine, l’eroe resta in cattività, viene torturato, ucciso; carne da macello, come ci insegnano anche le cronache italiane, se, distraendoci dalle illusioni audiardiane, ficchiamo il naso sul destino di Stefano Cucchi.
Non resta che difendere l’ottimo Audiard dai suoi stessi dimentichi estimatori. Perché il regista francese li esibisce i suoi gioielli ispiratori: Ryad appare dopo essere stato sgozzato, quando la coscienza infelice di Malik reclama l’ausilio, come ‘l’invisibile presenza di Melquìades’ nella casa dei Buendìa in Cent’anni di solitudine; il richiamo al Genet di Quelques fleurs pour un chant d’amour (qui Audiard attinge alla poesia dei muri che separano i corpi privati del sesso: le riviste porno, la solitudine masturbatoria, indagata cinquantacinque anni fa nell’obliata sociologia di Caryl Chessman in Cella 2455 braccio della morte); queste e molte altre fonti esibisce Audiard, e lo fa a modo suo per dirci: questo film non nasce da una tabula rasa, ho raccolto a modo mio l’eredità dei poeti che hanno cantato i luoghi di contenzione. ESPANDI +
- negative [2]
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2012-02-05 12:43:20 Opinione di ceo_85 su "Il profeta"
Impressionante quest'ultima fatica di Jacques Audiard, che mostra con estremo realismo una realtà, quella carceraria, con mano sicura, raccontando la storia del giovane Malik, e del suo percorso verso la crescita, la presa di coscienza, di potere. E' stato definito dalla (mediocre) stampa, un nuovo "Padrino", per il modo in cui il giovane ragazzo, da pedina sacrificabile si trasforma in "boss" temuto da tutti. Ma è solo una superficiale analisi della storia. Narrativamente denso,...
voto al film: 
2011-12-27 19:49:55 Opinione di celbuk su "Il profeta"
Urka che film! Duro, crudo e cattivo, come del resto ci si aspetta di solito da un film "di carcere e malavita", ma con degli sprazzi spiazzanti di piccola poesia e raccordi visionari notevoli. La cinepresa non arretra di certo di fronte alla violenza - il boss Luciani è un Padrino che non si dimentica, occhi glaciali e scatti di rabbia pura -, ma nemmeno dimentica il tratteggio particolareggiato del protagonista e di chi gli ruota intorno, scavando per bene nella nostra psiche e...
voto al film: 
2011-10-27 20:37:15 Opinione di ico su "Il profeta"
Un film europeo nell'essenza, con materia apparentemente "di proprietà" del cinema americano, ma con una resa assolutamente continentale. Dunque, zero spettacolarizzazioni, zero protagonismi registici, zero parentesi per scollate dimostrazioni di bravura, zero devozione al divo di turno; Audiard, segue l'evoluzione, la progressiva "costruzione" del protagonista, restandogli a fianco, incollato, evitando di diventare il cantore di questo personaggio. Un personaggio, un protagonista che non...
voto al film: 
2011-09-21 15:32:47 Opinione di PompiereFI su "Il profeta"
L’occhio offeso, trafitto da un cucchiaino. Vista annebbiata. Appannamento di scene di vita chiuse tra quattro mura. Sono parte dei titoli di testa di “Un prophète”, opera che introduce una specie di elettrochoc viscerale originante un punto di vista parziale, per forza di cose da svecchiare. E in fretta. L’ingresso in carcere del giovane magrebino Malik (Tahar Rahim) non è dei più facili. Non fa in tempo ad accomodarsi nella sua cella che viene subito preso di mira dalla...
voto al film: 
2011-08-22 15:10:39 Opinione di gene55 su "Il profeta"
Ancora una volta mi vedo costretto ad affontare l'ormai abituale 'crociata' contro i traduttori-nonchè disturbatori-altresì-confonditori d'idee- in una sola parola...IGNORANTI!! Non oso immaginare poi,quello che questi signori o chi per essi,può combinare con i dialoghi e le traduzioni dei testi. Anche se dispetto ad altre volte,dove il titolo viene se non cambiato del tutto,stravolto completamente(...),qui l'errore si riferisce ad un 'solo' articolo e alla sua in/ o...
voto al film: 
2011-07-30 23:00:39 Opinione di Marcello del Campo su "Il profeta"
Che Jacques Audiard abbia superato le prime due prove (Sulle mie labbra e Tutti i battiti del mio cuore), film sommessi quanto espressivamente ragguardevoli, come sembra a molti che su questo blog e in altri, dove si gareggia a portare sugli scudi il ‘capolavoro del decennio francese’, a me non pare. Che Un Prophete sia uno dei migliori film carcerari della storia del cinema, è vero solo per chi si è abbandonato a esercizi di elisione di altri film altre prigioni...
voto al film: 
2011-07-30 19:12:41 Opinione di supadany su "Il profeta"
VOTO : 7/8. Non so se “Un prophéte” possa essere o meno considerato un capolavoro, sicuramente per me rimane un ottimo film (da annoverare tra i più solidi degli ultimi anni), quello che ad oggi preferisco, e nettamente, nella filmografia del regista Jacques Audiard. Malik (Tahar Rahim) diventa maggiorenne e per la prima volta, dopo un reato, finisce nella prigione degli adulti. Vi entra debole, insicuro ed indifeso, subito preso di mira ed obbligato dai...
voto al film: 
2011-07-15 17:27:33 Opinione di tobanis su "Il profeta"
Qua siamo evidentemente davanti a un filmone, che cresce via via, e da interessante diventa rapidamente appassionante, il 7 diventa un 8 e forse alla fine era più giusto un 9, ma non siamo a Natale. Dirige Audiard, regista da tenere d’occhio, perché anni fa avevo visto il suo Sulle mie labbra, un gran bel film (quasi un esordio), poi ha fatto Tutti i battiti del mio cuore, film che sempre mi sfugge, e ora questo. Questo è un film di malavita e galere, e di storie...
voto al film: 
2011-05-31 15:30:16 Opinione di XANDER su "Il profeta"
Gran bel film di ambientazione carceraria francese. Anche se il film è molto bello viene appesantito da un durata eccessiva (due ore e mezzo) e le situazioni che si vengono a creare nella seconda parte diventano ripetitive. Ciò nonostante le interpretazioni sono di eccellente qualità. Duro, violento ma anche ben narrato.
voto al film: 
2011-04-22 23:16:04 Opinione di ethan su "Il profeta"
Un altro grande film di Jacques Audiard: romanzo di formazione carceraria narrato con stile secco e brutale nelle scene di violenza - quella dell'iniziazione di Malik per entrare nelle grazie del boss corso è veramente per stomaci forti - con parentesi surreali ed altre, relative a due flashback, che sembrano provenire addirittura dall'immaginario tarantiano. L'autore, grazie ad una sceneggiatura che riesce ad amalgamare bene i vari sottotesti, conduce con mano sicura l'impianto...
voto al film: 
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- sufficienti [8]
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