Visages (2009)
Con Mathieu Amalric, Jeanne Moreau, Laetitia Casta, Fanny Ardant, Jean-Pierre Léaud, Nathalie Baye, Kang-sheng Lee, Olivier Martinaud, François Rimbau
La trama
Il regista taiwanese Hsiao-Kang si mette in viaggio verso il Louvre dove dovrà girare un film che indaga il mito di Salomé.
L'opinione più votata
Di alan smithee scritta il 28/02/2012 - utile per 7 utenti
Voto al film: 
E’ quasi impossibile riassumere la storia del film, perche’, come spesso accade in Ming Liang, la vicenda non esiste o e' un canovaccio che si completa in corso di realizzazione dell'opera. L’eccellente regista taiwanese e’ forse il miglior cineasta capace di rappresentare lo scorrere dei giorni, l’apatia del tempo che vola via immergendoci in una tristezza infinita, scalfita solo a tratti da un impeto erotico e sessuale che appaga quei pochi attimi, prima che la realta’ torni a coprirsi di quel grigiore patinato che incombe sulle esistenze quotidiane. In questo film ritornano, quasi a far mostra di se’, tutte le ossessioni e le peculiarita’ stilistiche che hanno reso grande l’ammirato cineasta: lunghi pianosequenza interminabili che seguono i protagonisti nelle piu’ ordinarie azioni quotidiane, riprese minuziose, instancabili, ma mai inutili o gratuite e soprattutto incredibilmente ammalianti pur nell’ordinarieta’ delle azioni rappresentate; il volto di una donna impegnata a riordinare una ghiacciaia, che si muove sempre piu’ ossessivamente e finisce lentamente per scoppiare in un pianto irrefrenabile e sconsolato di disperazione (e’ la piu’ evidente citazione della celebre scena finale di Vive l’amour); siparietti musicali accattivanti, coloratissimi e scatenati, come succedeva in The hole, quasi un tentativo di evadere, con la fantasia, dalla piatta quotidianita’ dilagante (qui la musa ispiratrice e’ una Laetitia Casta bella come un’icona, una Salome’ bizzarra e altamente scenografica che corteggia il suo Giovanni Battista, quasi un naufrago tra le acque torbide e scure dei canali parigini, i famosi "egouts de Paris"); l’erotismo di scene e coreografie sensuali sempre piu’ acrobatiche e coreografiche che sublimano l’atto amoroso sempre piu’ ricercato e spinto oltre i confini di un piacere ordinario, dato che la vita e’ gia’ cosi’ ordinaria e insignificante (cose gia’ viste nel controverso e bizzatto "Il gusto dell’anguria").
E poi un attore vecchio, un po' folle e sfinito, incapace di trovare una soluzione interpretativa a cio’ che gli si chiede di impersonare, forse perche’ il mondo odierno e’ diventato cosi’ distante ed estraneo alla sua cultura fatta di cinema neo-realista e Cahiers du cinema: un vecchio stanco che si addormenta sul set innevato artificialmente di un bosco che sembra immenso ma in realta’ e’ frutto di un artificioso e accattivante un gioco di specchi che illude persino il cervo che si aggira tra i tronchi innevati: l’illusione di una vita che sembra libera e vasta, ma in realta’ ti ingabbia in un gioco di specchi fasullo ed artificiale quanto un set posticcio per quanto scenografico e seducente. ESPANDI +
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28 febbraio 2012 Opinione di alan smithee su "Visages"
Il fantastico regista taiwanese di Vive l’amour approda in Francia, che in piu’ occasioni e film ci aveva gia’ comunicato indirettamente di amare. Lo fa con un film su commissione, a quanto sembra voluto proprio dall’organizzazione del Louvre e per questo dichiaratamente celebrativo di questa celeberrima struttura, che fa da sfondo a parte delle bizzarre e visivamente magnifiche vicende della pellicola. E’ quasi impossibile riassumere la storia del film, perche’, come spesso...
voto al film: 
20 novembre 2009 Opinione di alessiakies su "Visages"
Quel che più colpisce del nuovo film di Tsai Ming-liang è l’intertestualità che il cineasta taiwanese intraprende con la sua produzione precedente. Già con Il gusto dell’anguria Tsaï recuperava valigie abbandonate di recente memoria (Che ora è laggiù?) e scenari di poco antecedenti (The hole). Con Visage il regista taiwanese gira una sorta di film-game che sfida lo spettatore a cogliere sequenze e situazioni già comparse...
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