Agora (2009)
Con Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhom, Michael Lonsdale, Rupert Evans, Richard Durden, Sami Samir, Manuel Cauchi, Homayoun Ershadi
La trama
Nel corso del IV secolo D.C. violenti scontri religiosi infuocarono le strade di Alessandria riversandosi anche all'interno della leggendaria biblioteca. Intrappolata all'interno dei suoi muri la brillante astronoma Hypatia, aiutata da un piccolo gruppo di fedeli discepoli, lotta per salvare il patrimonio culturale del mondo antico. Intanto due discepoli combattono per il suo amore.
Amenábar schiva il rischio del pamphlet e del contenutismo, schierandosi dalla parte della pluralità del pensiero contro i padri di tutte le chiese indicando però responsabilità ben precise. Un film profondamente civile, che non rinuncia alla spettacolarità e al piacere del racconto.
La recensione di FilmTv
Di Giona A. Nazzaro - FilmTV n. 16/2010
L'opinione più votata
Di Marcello del Campo scritta il 12/10/2011 - utile per 16 utenti
Voto al film: 
Mateo Gil, sceneggiatore abituale del regista spagnolo, va giù pesante con una sceneggiatura approssimativa sulle vicende che portarono alla fine del IV secolo d.C. alla distruzione della biblioteca di Alessandria e alla persecuzione dei cristiani contro gli ebrei. Se e quanto sia veritiera la storia narrata in Agorà, lascio agli storici il compito di commentare e indagare: qui si parla di un film che a mio parere si prende troppo sul serio, narrando fatti che neppure la storiografia più illuminata ha del tutto svelato.
È certo che la filosofa neo-platonica Ipazia è esistita (ne fanno menzione Suda, Damascio, che ne descrive la morte orrenda, voluta dal vescovo Cirillo, poi fatto santo della chiesa – niente di nuovo, anche il faccendiere Escrivà è stato santificato qualche anno fa, siamo certi che faranno santo anche il ministro Bondi, ne ha le fattezze paffute). Ipazia, si sa, ma mancano fonti certe fu matematica, filosofo, astronomo valente (una donna di duemila anni che somiglia molto a Margherita Hack è un controsenso oggi che in parlamento stazionano intelligenze come la Gelmini e la Binetti!).
Vado a braccio, questo film è per me di scarso interesse estetico e filosofico e mi è piaciuto quanto una puntata di “Ulisse, Il piacere della scoperta” del figlio di Piero Angela, e mi pare di poter affermare che è un brutto film.
Brutto come digitalizzazione della città di Alessandria, ricostruita come neppure Vespa fa con gli abituri dei crimini.
Brutto perché, privo di verità storica, ambisce a dare lezioni di storia talmente da “Reader’s Digest” che il dotto Gianfranco Ravasi ne farà un boccone succulento di indagine storiografica comme il faut.
Brutto perché, bisogna dirlo onestamente, l’accensione anticristiana, pure ammettendo che i fatti narrati siano verosimili, conduce il regista a raffigurare i cristiani come degli invasati (vedi Ammonio, monaco sdentato e fuori di testa).
Brutto perché imita il modello hollywoodiano (il film è stato doppiato in lingua inglese per propinarlo ai figli dei Padri Pellegrini che di persecuzioni e uccisioni di indiani sono esperti eredi di Cirillo e non vanno tanto per il sottile in questioni di filologia classica).
Brutto perché ha cucito sulla affascinante Rachel Weisz un vestito che poco si addice all’attrice, altrimenti seducente, per farne nientemeno che una vergine martire, attribuendole in dote tre maschi cascamorti, dei quali uno solo pare sia realmente esistito (l’allievo e poi prefetto Oreste), laddove Sinesio è un intruso storico e lo schiavo Davos una pura invenzione mirante a servire un finale, la lapidazione di Ipazia, in cui l’uomo, prima che la filosofa sia uccisa, la soffoca perché quella non debba soffrire (in realtà, è accertato che Ipazia era sola quando fu scorticata viva con i gusci delle ostriche).
Brutte le musiche di Dario Marianelli che imperversano con note improbabili, quando da tempo sono a disposizione (vedi Mario Panagua e il suo Ensemble “Musica Antiqua”) trascrizioni di inni e canti coevi; senza dire che l’aulòs non è un doppio piffero come si vede nel film.
Alejandro Amenábar, regista altrove sensibile e raffinato (vedi le atmosfere goticheggianti alla Henry James in The Others e il notevole Mare Dentro) prende una cantonata con questo polpettone.
Non so quali pericoli possa rappresentare per i vigilantes del governo in carica o per la pervasiva chiesa ratzingeriana; so quale pericolo possa rappresentare per il cinema l’approssimativo, scadente film di cartone digitale Agorà che ignora la lezione di ‘educazione’ storica, raffinata di Rossellini, Straub-Huillet, Ejzenstejn con un film pretenzioso e ridicolo: le scene con Ipazia che scruta il cielo e calcola e ragiona per oltre due ore se ha ragione Tolomeo o aveva ragione Aristarco, e scopre il movimento eliocentrico, proprio mentre la folla di lapidatori sta varcando la sua abitazione, è un’aberratio degna della Messalina di Alfred Jarry. Con la differenza che il sommo surrealista prendeva per il culo la storia mentre Amenábar prende quello come storia.
- negative [16]
- sufficienti [15]
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14 maggio 2012 Opinione di Lord Holy su "Agora"
Vi è più di un semplice sentore che quanto viene qui narrato abbia in realtà ben poco di storicamente attendibile. Comunque, anche prescindendo da questi dettagli (che ribadisco sarebbero stati auspicabili), per me il film è stato una cocente delusione, temo originata da un'eccessiva aspettativa, avendone sentito tessere le lodi in ogni dove. L'idea era quella di dare un contesto drammatico, serio e intriso di melodramma, all'avvento di un Cristianesimo sempre più dominante, con le...
voto al film: 
20 ottobre 2011 Opinione di tobanis su "Agora"
Distinguerei il film da ciò che racconta. Come film, mi è sembrato caruccio, ma non molto di più. Per una notazione algebrica, un 6, forse un 6/7, perchè le visuali della Terra dallo spazio , o il grande zoom al contrario finale, hanno il loro fascino. Tra l'altro, ho provato a zoomare al contrario la Terra fino ad Alessandria (Google maps, satellite), ma ormai la città è troppo cambiata e troppo cresciuta. Quella nasona della Weisz è brava ma qua siamo alla routine, e...
voto al film: 
18 ottobre 2011 Opinione di Paul Hackett su "Agora"
La ricostruzione, molto romanzata ma non priva di solidi agganci alla realtà storica, della vita e del linciaggio subito nel quinto secolo dalla filosofa Ipazia ad opera di fanatici cristiani, sembra su ordine del vescovo Cirillo (successivamente santificato dalla Chiesa cattolica e venerato anche da quella ortodossa) e sullo sfondo delle lotte di religione tra pagani, cristiani ed ebrei che insanguinarono Alessandria d'Egitto al declinare dell'impero romano. Innanzitutto devo ammettere,...
voto al film: 
13 ottobre 2011 Opinione di Fanny Sally su "Agora"
Accolto sin dalla sua prima proiezione da una valanga di contestazioni da parte della stampa per la sua implicita critica alla Chiesa cattolica e all'ebraismo, i cui rappresentanti e seguaci vengono mostrati come intolleranti, rozzi e avidi di potere, questo Agora è un film che in realtà non dice nulla di nuovo. Molti santi martiri del periodo protocristiano non erano altro che uomini che uccidevano altri uomini (per poi finire uccisi a loro volta dalla giustizia ufficiale) solo perché...
voto al film: 
12 ottobre 2011 Opinione di Marcello del Campo su "Agora"
Mateo Gil, sceneggiatore abituale del regista spagnolo, va giù pesante con una sceneggiatura approssimativa sulle vicende che portarono alla fine del IV secolo d.C. alla distruzione della biblioteca di Alessandria e alla persecuzione dei cristiani contro gli ebrei. Se e quanto sia veritiera la storia narrata in Agorà, lascio agli storici il compito di commentare e indagare: qui si parla di un film che a mio parere si prende troppo sul serio, narrando fatti che neppure la storiografia...
voto al film: 
27 settembre 2011 Opinione di shiten su "Agora"
sì.. da vedere, interessante ma non lo consiglierei più di tanto
voto al film: 
10 luglio 2011 Opinione di sillaba su "Agora"
L'America invade la Spagna. Manca in tutto la storia. Un film storico dove la storia è latitante è un film che non esiste. Agora è questo. Rispetto a La Papessa, dove la storia mancava perché mancavano i documenti, qui proprio manca l'inquadramento. Roma è ridotta a novelli Ponzio Pilato, la cultura classica ad una biblioteca e alla classe dirigente, il cristianesimo alle forze emergenti folli più folli dell'attuale islamismo. Tutto sta in piedi, se...
voto al film: 
15 giugno 2011 Opinione di supadany su "Agora"
VOTO : 6/7. Con questo film Amenabar si cimenta col genere kolossal, raccontando una storia di vita tanto antica nei fatti quanto trasportabile ai giorni nostri per i suoi riflessi chiaramente visibili. Operazione ambiziosa in buona parte riuscita, anche se qualche dubbio lo lascia (diciamo che pare esserci qualche compromesso). Alessandria d’Egitto intorno al 400 d.c., Ipazia (Rachel Weisz) è una filosofa ostinata nel voler ragionare con la propria testa senza piegarsi ai...
voto al film: 
12 giugno 2011 Opinione di ethan su "Agora"
Come per gran parte dei film che trattano tematiche a sfondo religioso, anche questo 'Agora' dello spagnolo Amenàbar non è sfuggito alle consuete polemiche tra semplici credenti o addirittura istituzioni religiose da una parte e chi la pensa in maniera diametralmente opposta dall'altra. A mio avviso, queste diatribe non fanno mai bene al cinema in generale perchè si finisce per strumentalizzare un film per portare avanti le proprie idee, in entrambe le...
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