Look Both Ways - Amori e disastri - La recensione di FilmTv
Con Mary Kostakidis, Justine Clarke, Daniella Farinacci, Robbie Hoad, William McInnes, Leon Teague, Andrew S. Gilbert, Anthony Hayes, Elena Carapetis, Tamara Lee
La recensione di FilmTv
Un'opera dall'anima problematica e profonda troppo sottolineata da inutili didascalismi. Così così
Meryl torna mesta dal funerale del padre. Saprà elaborare il lutto? Intanto, disegnatrice di talento, si immagina al centro di tavole animate travolta da macchine o uccisa orribilmente. Nick scopre di avere il cancro e ben poche speranze di guarigione. Avrà ancora diritto a un po’ di felicità? Andy viene informato che Ann, fanciulla con la quale ha avuto un’avventura occasionale, è incinta. Si prenderà le proprie responsabilità? Il tutto sullo sfondo di un incidente ferroviario e altre catastrofi... Look Both Ways (atroce il sottotitolo italiano Amori e disastri) diretto nel 2005 dalla talentuosa cineasta australiana Sarah Watt, qui al suo esordio nel lungometraggio, è il tipico film da festival. Se ne può parlare molto bene: perché gli attori sono straordinari; alcune scene, come la consegna della lettera alla moglie del defunto o l’annuncio della malattia di Nick al collega, pensate e rappresentate con pudica intensità; o perché il personaggio di Meryl sa essere gentile e inquietante assieme, magico demiurgo di una storia che forse è solo “disegnata” nella sua testa. Se ne può parlare pure molto male: per le frequenti furbizie di messa in scena, come le ballate struggenti fatte scattare al momento giusto, o l’insopportabile esigenza dell’autrice (anche sceneggiatrice) di farci sempre sapere quanto siano importanti le cose che dice, le riflessioni esistenziali che propone, quanto autentica la sofferenza delle persone, il tutto attraverso un eccesso didascalico che nuoce prima di tutto alle altre cose del film, quelle belle, come gli squarci visionari della mente di Meryl. Quanti danni il Sundance Style, le sceneggiature iper-programmatiche della nuova-nuova Hollywood di Paul Haggis e compagnia, il serioso misticismo laico di P.T. Anderson. Dunque parafrasando il titolo, quello di Sarah Watt è un film giudicabile da “entrambe le parti”. Decidete voi se aderire alla sua anima problematica e profonda, o arrovellarvi sull’insostenibile pretenziosità di certo cinema.
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