Opinione di arkin su L'ultima casa a sinistra
Con Garret Dillahunt, Michael Bowen, Joshua Cox, Riki Lindhome, Aaron Paul, Sara Paxton, Monica Potter, Tony Goldwyn, Martha MacIsaac, Spencer Treat Clark
- negative [3]
- sufficienti [3]
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Sul film
In un'epoca che ha visto fiorire remake horror come funghi(mi si passi la colorita espressione) con risultati estremamente alterni(mediocri e senza coraggio Nightmare o venerdì 13;interessante Le colline hanno gli occhi; sprecata l'opportunità di The hitcher; ovvi i vari Non aprite quella porta; uno dei più originali e diversi dall'originale: Halloween...), L'ultima casa a sinistra subisce la stessa sorte con la regia di Dennis Iliadis. L'aspetto davvero interessante del film, anche se per alcuni costituisce invece il metro con cui giudicarne la scarsezza, è il fatto che il regista si impadronisca completamente della storia e ne costruisca qualcosa di diverso, nuovo, del tutto distaccato dalle intenzioni dell'originale, che era pieno di ironia(a volte esagerata), inventiva e volutamente provocatorio. Il remake di Iliadis pone l'accento sugli aspetti drammatici della storia e vi si immerge, modifica gli eventi rendendo il cambiamento coerente e ben strutturato, e trasforma "L'ultima casa..."in una riflessione sull'oscurità della violenza umana, dove il filo sottile che separa le azioni della famiglia sadica di Krug e quello della famiglia forte e indipendente di Mary è quasi costantemente sul punto di venire oltrepassato, ponendo perciò l'accento sul fatto che la violenza non sia qualcosa di proprio dei "cattivi", quanto un elemento al servizio delle intenzioni protettive o distruttive degli individui, sia nei confronti degli estranei, che nei confronti delle future generazioni(prole compresa). Il finale è pura lotta di sopravvivenza, con una coppia capace di divorare persino i propri figli (quella di Krug) che si pone come nemesi di quella protettiva(il dottore). Interessante, quindi, il lavoro sulle psicologie dei personaggi(basti pensare ai discorsi sensati che ogni tanto esprimono i criminali) e la cura per l'aspetto tragico e violento della vicenda, che non cerca affatto di rifarsi all'originale, o di riproporne gli elementi in modo più insipido o maldestro, ma si presenta come qualcosa di personale e nuovo. Gli attori sono piuttosto bravi, soprattutto la Potter e Goldwyn(uno che si nota poco, ma che sa davvero recitare), mentre i "cattivi"recitano con maggiore ovvietà, e la giovane Paxton vaga-carina ma davvero molto atarassica, per mezzo film, senza che si comprenda davvero se la sua apatia sia dovuta al carattere del personaggio, o alla sua incapacità di esprimere emozioni. Rispetto al film di Craven, si potrebbe dire "un'altra opera". E a tutti gli effetti sarebbe questo, il senso di un remake.
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