Opinione di anacleto88 su A Serious Man
Con Michael Stuhlbarg, Richard Kind, Fred Melamed, Sari Lennick, Aaron Wolf, Jessica McManus, Peter Breitmayer, Brent Braunschweig, Amy Landecker, Simon Helberg, Adam Arkin, George Wyner, Fyvush Finkel, Katherine Borowitz, Steve Park, Allen Lewis Rickman
- negative [13]
- sufficienti [16]
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Sul film
Al crescere della densità narrativo-contenutistica diminuisce il consenso da parte del pubblico: l' autorialità come fenomeno inversamente proporzionale al responso da botteghino. Con la storia di Larry Gopnik, professore di fisica in una tranquilla università del Mid West, marito di una donna insoddisfatta, padre di due figli indisciplinati, fratello di un uomo frustrato, i fratelli Coen danno ragione a tale tendenza confezionando una commedia dal retrogusto amaro che, proprio perchè ibrida, mette in luce tutti quelli che sono gli stilemi cinematografici che più infastidiscono lo spettatore comune. L' umorismo è forse troppo intelligente per dirsi sempre adatto, i personaggi troppo sottili per potersi prestare alla piena comprensione, il background culturale troppo implicito per affermarsi come scontato. In tutto questo emerge limpida e distinta l'intenzione di denunciare, o forse semplicemente raccontare, quelli che sono alcuni stereotipi propri della cultura ebraica, religiosa e del vivere in genere. I rabbini e l'incomunicabilità dei saggi, a tal proposito, si aggiungono alla preoccupazione di chi, come la moglie del protagonista, vuole sentirsi socialmente riconosciuto come "pulito" e che solo successivamente si preoccupa del proprio stato di madre. Rappresentano, questi, indici di riflessione universale, parametri di valutazione rispetto ai quali chiunque dovrebbe interrogarsi. Il fattore 'ebreo' nasce come pretesto, come finestra attraverso la quale guardare al mondo e all'egoismo che lo domina. Ecco, dunque, come quegli stilemi che tanto infastidiscono e che tanto animano la filmografia dei Coen diventano il vero motore di quella che sembra l'intenzione chiara e definita di chi vuole portare alla luce le dinamiche di un vivere statico. In una condizione artistica responsabile di averci reso passivi a fronte di quanto mostrato, in una realtà visiva ormai ridotta alla semplice affermazione del messaggio, il prodotto dei Coen come quello autoriale in genere, rigurcita il desiderio di essere film in quanto messaggio da vivere a pieno. I due registi, con "A serious man", legittimano la propria presenza in quella cerchia di artisti (tra i quali Woody Allen, il cui umorismo cerebrale richiama una certa cultura non dissimile da quella dei fratelli in oggetto) in grado di fare della propria natura il primo elemento di riflessione, di scherno, il primo motivo di crescita personale oltre che artistica.
Prezioso quanto audace, il nuovo film dei Coen sfiora il confine del pretenzioso senza tuttavia oltrepassarlo andando così a connotarsi come l'ennesima perla la cui lucentezza, però, sembra destinata a quella piccola cerchia di prediletti che ancora vibra allo spegnersi delle luci in sala.
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