A Serious Man - La recensione di FilmTv
Con Michael Stuhlbarg, Richard Kind, Fred Melamed, Sari Lennick, Aaron Wolf, Jessica McManus, Peter Breitmayer, Brent Braunschweig, Amy Landecker, Simon Helberg, Adam Arkin, George Wyner, Fyvush Finkel, Katherine Borowitz, Steve Park, Allen Lewis Rickman
La recensione di FilmTv
L’acida ironia dei fratelli Coen in A Serious Man supera le vette della commedia e si tinge di crudeltà nella storia di un uomo che vede ogni suo gesto di serietà e gentilezza trasformarsi in boomerang. Larry Gopnik (Michael Stuhlbarg) è un professore di fisica in una cittadina del Midwest, anno 1967, e vive la vigilia della stagione delle rivolte in una condizione simmetrica a quella del Grande Lebowski, pieno di rimpianti per il “flower power“. Larry è immerso in un mondo che non gli appartiene e che lo espelle sistematicamente, ha troppi principi, è buono, comprensivo, morale. Il film è tutto dentro l’universo yiddish, dentro una cabala impazzita, che non dà pace al povero professore assediato dalla sfortuna. Se rifiuta una mazzetta da uno studente coreano, eccolo incastrato in un gioco perverso di ricatti, se è comprensivo con la moglie Judith (Sari Lennick), ecco che lei chiede il «divorzio rituale» per risposarsi nella fede con un omone fastidioso, Sy Ableman (Fred Melamed)... La cattedra all’università è minacciata da lettere diffamatorie, il figlio svitato si fa di spinelli e di Jefferson Airplane, la figlia non fa che lavarsi i capelli e lamentare la presenza ingombrante dello zio Arthur (Richard Kind), ospite sgradito, maniaco del gioco delle probabilità. E via verso la catastrofe. Il sorriso si gela a ogni disavventura di Larry Gopnik che non trova conforto neppure nell’incontro con i tre rabbini della comunità, incapaci di indirizzarlo sulla giusta via per diventare un mensch, una persona onorevole e integra. In realtà, Larry lo è già ma è considerato soltanto un debole e un perdente. La sua lingua di riferimento, la spiritualità ebraica si perde nel frastuono dell’auricolare che macina Somebody to Love perfino nell’orecchio del più vecchio e saggio rabbino. Anche la fuga erotica con una vicina che prende il sole nuda diventerà un incubo persecutorio e quando Larry sembra giunto alla fine della sua odissea, non ha più nulla da perdere, ecco la telefonata allarmata del suo medico e l’ombra minacciosa di un tifone all’orizzonte. La comicità yiddish si polverizza e lascia solo macerie.
Commenti
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11 dicembre 2009, 11:12 di elimaus
Film geniale, come sempre, ma con una incredibile nota tragicomica che spinge inevitabilmente lo spettatore a parteggiare per il malcapitato protagonista (un grandioso Michael Stuhlbarg). La caratterizzazione dei personaggi è a livelli sublimi, così come l'ambientazione (il quartiere yddish sembra uscito dalla pubblicità di una agenzia immobiliare dell'epoca) e la grandiosa fotografia che rende perfettemente i colori e l'atmosfera del grande sogno americano negli anni 60. I fratelli Cohen come sempre colgono nel segno e ci regalano una perla di comicità amara e perfetta, una commedia da vedere e rivedere. Ottimo.
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