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Baciami ancora - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Mario Sesti

A 40 anni, dopo le tempeste dei 30, i personaggi del film originale (L’ultimo bacio, il film italiano di maggior successo di inizio millennio) si ritrovano sulla soglia di una psicopatologia pericolosa o reduci da un fallimento esistenziale senza appello o, come Carlo (Stefano Accorsi) e Giulia (Vittoria Puccini), a un passo da un divorzio che nessuno dei due sembra aver accettato. Muccino racconta questo intrecciato gomitolo di vite, come se tutti i suoi personaggi formassero un corpo unico e pulsante, con passo febbrile, spinto da ondate di sentimento e risacche di frustrazione. Credo proprio si possa parlare di stile per quelle sequenze a grappolo con le quali, innaffiando generosamente le immagini della musica di Buonvino, l’autore ci mostra tutti i personaggi appesi a un tormento o un desiderio struggente, uno dopo l’altro - e che danno al racconto una scansione ormonale e potente che sorvola il destino di ognuno con destrezza e apprensione. Duramente segnati da quel futuro che avevano sognato con ordinaria baldanza, potranno mai affrontare con maggiore successo l’imminenza di vecchiaia, malattia e morte? Il cinema di Muccino ha una mano più sicura di quando suscitò paurosi dibattiti nel 2000. Ciò ecciterà ancor di più i suoi detrattori. Anche a loro, però, sarà difficile non riconoscere alcuni meriti. Uno. Quando sono con lui, alcuni attori rendono il 50% in più. È il caso di Favino e, per certi versi, anche di Accorsi. Due. La sostituzione della Mezzogiorno con la Puccini (la migliore, insieme a Sabrina Impacciatore) non solo è indolore (dopo un paio di scene nessuno se ne ricorda più) ma dà al film una bussola: dalla rabbia della giovinezza allo scetticismo della maturità. Tre. È un cinema dell’andirivieni di caccia e abbandono, isteria e tenerezza, vulnerabilità e dominio, desiderio inappagato e sazietà insoddisfatta, terrore della responsabilità e bisogno di affrontarla, si getta a capofitto nel caos di pulsioni e ansie ed esplosioni di felicità o di rabbia, che è la vita allo stato puro, ovvero quando è così intensa da essere indigeribile, quando nessuno è in grado di governarla o possederla. Il film è così eccitato e spaventato ed emo­zio­nato che salta sulle immagini come fa Muccino sulle parole. Il gusto della ferita, dell’iro­nia, del sarcasmo, appartiene all’italian style del nostro cinema, ma questo romanticismo selvaggio, disperato, stordito e torrenziale è roba nuova che ci ha portato dentro lui.


Commenti

  • 9 febbraio 2010, 11:09 di rikfrancini

    Francamente mi sono trovato davanti un film pesante ed indigeribile con momenti di comicita'involontaria.Bravo Muccino con gli strumenti del mestiere ma troppa superficialita',troppe musiche stucchevoli ed attori,tranne Puccini e Pasotti a tratti ed Impacciatore,sotto il livello di guardia.Il film a tratti ti cattura e fugacemente ti rivedi in qualche situazione ma,tutto sommato,a mio giudizio risulta insufficiente.

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