Opinione di Travis Bickle 1979 su Anamorph. I ritratti del serial killer
Con Willem Dafoe, Scott Speedman, Don Harvey, James Rebhorn, Peter Stormare, Amy Carlson, Yul Vazquez, Clea DuVall, Samantha MacIvor, Billy Wheelan
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Sul film
Thriller amorfo che, lecteriano, occhieggia e smorfieggia, emulante, in altre sue "apparentate" morfologie
Caldo afoso che inebrierà l'aroma degli "scalpi" estivi, rigenera la tempra e, con svagata tempistica, solfeggia nei nostri ormoni a "ottenebrarli" d'un forno a palparci nelle nostre membriche voglie.
Niente a che vedere con questo film, di spettrale ghiaccio per i nostri occhi e per le nostre desiderose anime "in vena", innervato nel carisma "aguzzo" di Willem Dafoe e in una città di cupa tetrità nel suo immutabile "Inverno", a baluginarsi nel frammento di singhiozzi visivi dal "risvolto" prospettico.
Sì, Willem Dafoe è amato dagli autori, per la gelida ironia che il suo sguardo effonde, labile geografia di fisionomie "raggrumate" in un catartico grand guignol che gli "danza" in bocca, ne lambisce i lineamenti incarnandolo in un ritratto fantasmatico d'ossuta levigatezza, di nerbo sanguigno, di passionali contorni somatici, iridi d'un sorriso stentoreo e "marmoreo" che deflagra nell'ermetia prigione dei suoi sensi avvolti, del nero che lo vincerà nella prigione d'un sospiro smunto come la vitale energia d'una recitazione "invisibile", sfumata nei crepitii della penombra di se stesso, come Luna che arriderà "beata" nella sua nuda magrezza fra l'angelicato sberleffo, il suo madido tocco a incupirsi nel Cielo scuro, e un Diavolo di stinto o sentito pudore nelle sue melanconiche "nebbie".
Film d'una città nella sua "neve", nel "pallore" dei suoi grattacieli che svettano sventrandoci d'un'autunnale, rumor esistenziale a brulicar in sé, di ragazze nella freschezza d'una muliebrità appena in grembo o d'una malizia già di suo corrosa.
E di un serial killer d'"artistiche" ambizioni a crear la sua opera "perfetta" e ultima, nell'urlo straziato d'una morte che "fotograferà" in un sublime deliquio del suo delirio.
Film piacevole, a tratti sonnolento, se volete, però, di meglio, rivolgetevi a una Escort. Meno Dafoe e meno "anamorfica". Fica, forse.
(Stefano Falotico)
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