Anamorph. I ritratti del serial killer - La recensione di FilmTv
Con Willem Dafoe, Scott Speedman, Don Harvey, James Rebhorn, Peter Stormare, Amy Carlson, Yul Vazquez, Clea DuVall, Samantha MacIvor, Billy Wheelan
La recensione di FilmTv
Si ispira alle tecniche pittoriche di Francis Bacon questo serial thriller dalle potenzialità inespresse. Un peccato
Thomas De Quincey è stato il primo a dichiarare l’omicidio una delle belle arti. E nessuno più del detective Stan Aubrey (Willem Dafoe) ne è convinto. Dopo aver risolto il caso di zio Eddy, vorrebbe dedicarsi all’insegnamento e all’antiquariato. Un omicida seriale, che ne ammira le doti e il senso estetico che sconfina nell’ossessione, lo elegge interlocutore privilegiato delle sue creazioni, costruite sulla frammentazione del punto di vista da ricomporre attraverso un gioco prospettico. Smembrando corpi e riassemblandoli come nei grotteschi trompe l’oeil di Arcimboldo, il killer non cerca un pubblico ma un critico. Livido e glaciale, Anamorph non è il classico serial thriller di fine stagione. Disperatamente autoriale, il film cita alla lettera le tecniche pittoriche di Francis Bacon (dagli sbaffi di luce che deformano i corpi al buio verdastro che opprime gli ambienti), ma non riesce a capitalizzare la tensione letargica, come da overdose di barbiturici, che evoca. Frettoloso nel chiudere (ingerenze produttive?), il film non sfrutta le sue malsane premesse e lo spleen di una New York colta in tutto il suo grigiore umido da crepuscolo eterno. Peccato, perché questo tempo degli assassini diretto da Henry Miller vanta potenzialità inespresse.
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