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L'ombra del nemico (2008)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in L'ombra del nemico: assente
Ritmo ritmo in L'ombra del nemico: forte
Impegno impegno in L'ombra del nemico: assente
Tensione tensione in L'ombra del nemico: forte
Erotismo erotismo in L'ombra del nemico: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto mediocre a L'ombra del nemico

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto mediocre a L'ombra del nemico (voti: 6 media: 2,67) 6

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La trama

Seconda guerra mondiale. Nella Danimarca occupata dalle truppe di Hitler, Flammen e Citronen (Thure Lindhart e Madds Mikkelsen) sono membri del'Holger Danske, la Resistenza antitedesca. Il loro compito è assassinare nazisti e danesi collaborazionisti. Nascono i sospetti che all'interno dell'organizzazione ci sia un traditore e per Flame diventa difficile fidarsi persino della sua ragazza, Ketty (Stine Stengade). Inoltre i due hanno il difficile incarico di eliminare un ufficiale della Gestapo (Christian Berkel). 

Da una storia vera.

L'opinione più votata

Di Marcello del Campo scritta il 28/07/2011 - utile per 12 utenti

Voto al film: voto mediocre

 
 
 
 
I compagni della resistenza antinazista li chiamano Flammen e Citronen: sono i due inseparabili amici che nella Danimarca occupata seminano una scia di sangue (marcio, dei crucchi) lungo la loro strada. Flammen, il più giovane (Thure Lindthart) ha solo ventitre anni, è entrato nella clandestinità dopo la morte della sua compagna ebrea, torturata e uccisa in Germania. Citronen è più maturo, meno nevrotico, ma non ha esitato a lasciare la moglie e la figlioletta per combattere i nazisti occupanti. Due amici per la pelle, dunque, disposti a fare i killer pur di liberare il paese dell’ingombrante presenza del nemico.
‘Patria… Patria’ è il loro slogan e per la ‘Patria’ è necessario fare i manovali del crimine. Flammen è il più convinto tra i due, è motivato, spietato, raramente si chiede interrogativi esistenziali, va dritto al bersaglio e colpisce, preferibilmente alla testa. Citronen (Mads Mikkelsen), al contrario, pure avendo un aspetto carbonaro, barba ispida, sciarpa scura, cappello a tesa bassa, occhialini da intellettuale, è l’uomo macerato dal dubbio (che è di casa, il dubbio, in Danimarca!), infatti, per tutto il primo tempo del lungo film (123 minuti), si limita a fare da palo alle escursioni omicide di Flammen.
Non vorrei fare dell’ironia su due eroi della Resistenza Partigiana in Danimarca, ma Ole Christian Madsen (il regista) invita a una sparatoria fuori tempo massimo: è vero, il cinema danese non è mai stato impegnato se non con la teologia e gli aut aut kierkgaardiani (Dreyer), chiuso nell’universo cui ha chiesto risposte, sigillato nelle dottrine impervie, va bene, quindi, che un giovane regista eriga un monumento ai giovani eroi, soprattutto quando l’inclito Von Trier si arrabatta a seguire pedestremente le orme del maestro Dreyer (tradendone e sputtanandone la grandezza), ma girare un film resistenziale, prendendo a modello Butch Cassidy fuorvia dall’esegesi realistica alla quale ci hanno abituato registi come Rossellini, Pontecorvo, Melville, Wajda. Se proprio si vuole trovare un’analogia, si può tirare in ballo un certo cinema spettacolar-resistenziale in voga negli anni Settanta, non so, Sacco e Vanzetti di Montaldo (più spettacolo meno politica) o Tiro al piccione dello stesso gagliardo regista. Oppure, stando all’attualità del fare cinema, al pessimo servizio reso da un revisionista come Verhoeven con Black Book nel quale, con una catapulta difficoltà 9,7, i tedeschi diventano i buoni e i partigiani dei miserabili assassini. Ancora, si potrebbero trovare altre affinità con la fabula imbecille del Labirinto del fauno del fantasioso Guillermo del Toro o mitologizzare la Resistenza e poi travasarla in Hellboy. 
E dire che questo ‘revisionismo’ trova il plauso della critica che si spellerebbe le mani se i distributori decidessero di importare Flammen & Citronen, un must della svolta in chiave western o noir o melodramma (a voi la scelta) delle tragiche vicende dell’occupazione nazista. ESPANDI +
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SI

Opinioni su L'ombra del nemico


31 ottobre 2011 Opinione di wang yu su "L'ombra del nemico"
wang yu

Sembra essere un film senza ispirazione,la storia non si fa mai davvero avvincente o intensa. voto 5.

voto al film: wang yu assegna il voto mediocre a L'ombra del nemico (2008)


28 luglio 2011 Opinione di Marcello del Campo su "L'ombra del nemico"
Marcello del Campo

        I compagni della resistenza antinazista li chiamano Flammen e Citronen: sono i due inseparabili amici che nella Danimarca occupata seminano una scia di sangue (marcio, dei crucchi) lungo la loro strada. Flammen, il più giovane (Thure Lindthart) ha solo ventitre anni, è entrato nella clandestinità dopo la morte della sua compagna ebrea, torturata e uccisa in Germania. Citronen è più maturo, meno nevrotico, ma non ha...

voto al film: Marcello del Campo assegna il voto mediocre a Flammen & Citronen (2008)

2 commenti
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