Opinione di fornarolo su La prima cosa bella
Con Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, Marco Messeri, Aurora Frasca, Giacomo Bibbiani, Giulia Burgalassi, Francesco Rapalino, Isabella Cecchi, Dario Ballantini
- negative [14]
- sufficienti [24]
- positive [69]
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Sul film
Parto dalle reazioni del pubblico, di cui in genere mi disinteresso (anche perché i film per lo più non li vedo al cinema), ma che in questo caso mi sembrano significative. Sedute a destra e a sinistra del sottoscritto, due sensibili signore hanno pianto per tutto il tempo. Davanti e dietro tanti ridanciani, spesso a sproposito. Riso e pianto: l’espressione essenziale e infantile dei sentimenti (e il principale motivo d’essere – assieme alla paura – del cinema).
Virzì è approdato a un cinema fatto interamente di sentimenti e di stati d’animo verso gli oggetti più triti: la mamma e il luogo natio. Più che la commedia all’italiana, verrebbe da pensare ad Almodovar: parallelo sicuramente azzardato ma non del tutto, se si pensa ad una certa deformazione espressionistica dei personaggi, tirati verso l’eccesso: Questo carattere si nota, oltre che nei caratteristi da commedia per i quali è tradizionalmente necessario ma talvolta può risultare fastidioso, nei due personaggi più riusciti: il figlio infelice e tossico interpretato da un Mastandrea cupo e scostante e soprattutto la madre giovane, che credo sia una delle figure più belle e riuscite create dal cinema italiano degli ultimi anni, con la splendida Ramazzotti che delinea con grande sensibilità una donna semplice e un po’ leggera, sfortunata, trascinata dalla vita ad amare e sacrificarsi più che altro per necessità : un essere debole che chiede protezione ai figli più che darne, non certo la mamma dominatrice di cui qualcuno ha parlato a sproposito. Un essere che attrae e respinge (il figlio infatti se ne allontana per troppo amore), come la città bella e aspra, fotografata nel film in modo tutt’altro che solare. E veniamo alla nota più dolente del film: che c’entra con questa madre insicura e sfortunata la supermamma morente e solare della Sandrelli? Che c’entra il finale zuccheroso (con l’ottimo Messeri che gigioneggia da par suo, con la figlia Pandolfi che in un orribile momento da pochade funeraria si getta tra le braccia dell’amante anziché del marito) con un film realisticamente aspro? Un po’ di sana cattiveria toscana – Virzì lo sa bene – avrebbe risolto meglio la situazione.
Film in conclusione molto interessante, ma non il migliore del regista livornese.
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