Cold Souls (2009)
Con Paul Giamatti, Dina Korzun, Emily Watson, David Strathairn, Katheryn Winnick, Lauren Ambrose, Boris Kievsky, Oksana Lada, Natalia Zvereva, Rebecca Brooksher
La trama
Paul Giamatti, nei panni di sé stesso, è angosciato dall'idea di interpretare lo zio Vania di Cechov. Per smettere di soffrire, si affida a un'azienda che gli propone di estrarre temporaneamente l'anima dal suo corpo. Ovviamente il risultato non lo soddisfa, e quando la richiede indietro scopre che è finita nelle mani un trafficante il quale, a sua volta, l'ha consegnata a un'ambiziosa attrice russa totalmente priva di talento.
L'opinione più votata
Di Marcello del Campo scritta il 29/07/2011 - utile per 13 utenti
Voto al film: 
Paul Giamatti è a pezzi, sì proprio lui, l’attore. Qualcosa non va. No, non sono i quaranta film in cui è apparso in veste di grande caratterista o protagonista, è afflitto da problemi esistenziali. Anche lui, direte: è un magnifico interprete, gode di un successo meritatissimo, piace alle platee. La malinconia non fa sconti a nessuno: la malattia di Paul è una malattia dell’anima. Detta così, sembra che uno strizzacervelli o qualche pillola bastino a placare l’esigenza di guarirla in due settimane, perché Paul sta per portare a teatro Zio Vanja di Cechov e per quella data deve stare bene. Niente da fare, Paul è in crisi:
“Mio dio amico”, confessa al regista, portandosi una mano alla bocca dello stomaco, “ho 47 anni! Se arrivo ai sessanta, dovrò vivere ancora per tredici anni. Come posso farcela? Come faccio a resistere?”.
Il regista e il resto del cast sono allibiti.
“Non capite? Io... io non avrò niente da fare in quegli anni. Ho... ho questa pulsazione allo stomaco. Ho un dolore al petto, come se qualcuno mi avesse messo il cuore in una morsa e lo stesse stritolando!”.
“Ascolta, Paul”, lo conforta Michael Tucker, il regista”, “lo so che... che ci hai messo l’anima in Vanja… ma posso tirartene fuori in un attimo.” E aggiunge: “E a proposito di anime... dovresti dare un’occhiata al numero di questa settimana del New Yorker. C’è la risposta ai tuoi incubi.”.
No, Michael non doveva pronunciare la parola anima: grandi pensatori hanno sbattuto la testa contro quella parola. Grandi registi hanno cercato di catturarne l’essenza. Ma l’anima non è una cosa concreta (anche se qualche regista di facile successo ha cercato di misurarne il peso), l’anima, per dirla con Sir John Falstaff, “è una parola… è qualcosa che vola”. E se, invece, avesse ragione Cartesio (citato nell’introduzione al film), “L’anima risiede principalmente in una piccola ghiandola”, allora il New Yorker magazine che Paul ha tra le mani può ragionevolmente lambiccare:
“Liberarsi di un peso facilmente. I newyorchesi sono stanchi di portarsi dietro le loro anime. Mini ibernazione, ibernazione per animali, ibernazione privata, ibernazione fai-da-te... Ibernazione per l’anima. La tua anima ti opprime? Congelala”
Paul fissa un appuntamento con la “Soul Storage”, sede a Roosevelt Island. Ambiente asettico, segretarie affascinanti lo accolgono. C’è un questionario da riempire: “Ti senti solo? Vivi nel passato? Perdi facilmente la calma?”, subito dopo Paul è nell’ufficio del Dott. Flintstein (David Strathairn).
Iniziato come una commedia, il film vira verso il grottesco alla Gogol, con la differenza che qui sono in commercio le anime dei vivi. ESPANDI +
29 luglio 2011 Opinione di Marcello del Campo su "Cold Souls"
Paul Giamatti è a pezzi, sì proprio lui, l’attore. Qualcosa non va. No, non sono i quaranta film in cui è apparso in veste di grande caratterista o protagonista, è afflitto da problemi esistenziali. Anche lui, direte: è un magnifico interprete, gode di un successo meritatissimo, piace alle platee. La malinconia non fa sconti a nessuno: la malattia di Paul è una malattia dell’anima. Detta così, sembra che uno...
voto al film: 
15 luglio 2010 Opinione di marlucche su "Cold Souls"
Il tentativo di cogliere l’ineffabile sempre in bilico tra ironia e dramma, quei “21 grammi” che nel caso di Paul Giamatti assumono grottescamente la forma di un cecio... Un film di una giovane e sconosciuta regista cosmopolita che alle piroette visionarie di un Michel Gondry predilige la risultante labirintica di una vita che fatica a trovare una ragion d’essere. Un “being Paul Giamatti”, in una grigia San Pietroburgo, che offre un attore in crisi e...
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