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A Single Man - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Mariuccia Ciotta

Erotismo transgender, A Single Man è stata la rivelazione della Mostra di Venezia 2009, e la sopresa per molti che si aspettavano un film di “moda”. Invece, lo stilista Tom Ford alla sua opera prima ha composto un film hitchockiano su partitura di Christopher Isherwood, lo scrittore inglese che sbarcò a Los Angeles nel 1939 e si innamorò di un ragazzino sulla spiaggia di Santa Monica, Don Bachardy (che appare nel film). Una storia raccontata soavemente nel documentario Chris & Don di Tina Mascara e Guido Santi e che traspare nei fotogrammi di A Single Man, ispirato al romanzo omonimo (1964, dedicato a Gore Vidal). L’ultima giornata di un «uomo solo», il professore 52enne George Falconer (Colin Firth, premiato al Lido come migliore attore), che ha perso il compagno di una vita, Jim (Matthew Goode) morto in un incidente d’auto. Ogni istante è una folgorazione, una scoperta, la bellezza in sequenza, fatta di dettagli maniacali, dalla flanella grigia old fashion alle labbra rosse di una ragazza, dai corpi lucidi di tennisti in esibizione alle vibrazioni elettroniche di Green Onions. Una passerella di oggetti e sentimenti che compongono la giornata particolare di George. Quasi un film muto, scandito dai gesti in trance del professore che rimpiange passato e futuro, un cover-boy spagnolo incontrato al drugstore distillante sensualità, lo studente innamorato vestito di angora rosa, e la sua fidanzata di un tempo, l’amica “single woman”, una magnifica Julianne Moore, inutilmente seduttiva. George non tornerà etero e l’ultima lezione ai suoi studenti sarà contro la paura delle minoranze, sessuali e politiche (siamo nel 1962, in piena crisi internazionale con i missili sovietici diretti a Cuba). Tom Ford decostruisce la narrazione (sua la sceneggiatura) e spia da vicino l’uomo che meticolosamente prepara l’incontro con la “signora in nero”. Le musiche di Shigeru Umebayashi (In the Mood for Love) rievocano tutti gli amori impossibili, e la solitudine e il distacco di chi non abita più il mondo reale.


Commenti

  • 22 gennaio 2010, 16:47 di delirium

    Il film mi ha incantata per l'estetica, i colori, il simbolismo di ogni scena. Il doppiaggio purtroppo ha rovinato il piacere di una visione priva altrimenti di difetto. Lopez fa rimpiangere i film muti con la sua voce stantia adatta ad una piece sorniona, da paese. Il ragazzo spagnolo alla James Dean ha un'intonazione da albanese. Allora penso: ok, in Italia vige l'abitudine del doppiaggio per concentrarsi meglio sul film, ma se poi il risultato deve essere mortificante per capolavori come questo...Pensiamoci. Ester Liliani

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  • 17 luglio 2010, 14:23 di kubritch

    E' vero, ho notato anch'io che il doppiaggio é particolarmente brutto. Mi sono chiesto il perché.

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