La doppia ora - La recensione di FilmTv
Con Kseniya Rappoport, Filippo Timi, Giorgio Colangeli, Roberto Accornero, Chiara Nicola, Gaetano Bruno, Fausto Russo Alesi, Andrea Zirio, Stefano Saccotelli, Giampiero Judica
La recensione di FilmTv
Due cuori solitari si incontrano. Lui era un poliziotto, lei viene dall’Est e fa la cameriera. A lui è affidata una villa contenente molti oggetti d’arte. Lei lo va a trovare. Poi c’è una rapina, una sparatoria, un’indagine, forse una morte. E una vicenda che si dipana tra colpi di scena duri ma ovattati. La vicenda gialla è sullo sfondo, i protagonisti restano i due solitari che si erano conosciuti in un’agenzia di speed dating. A Venezia, dove era in concorso, l’opera prima di Giuseppe Capotondi (al suo attivo in precedenza clip e pubblicità) è piaciuta molto. Tant’è vero che Ksenia Rappoport ha portato a casa la Coppa Volpi come migliore attrice, sovvertendo le previsioni della vigilia. Si tratta di un film sorprendente, strano, mai banale, mai scontato. Un film dove la suspense è soprattutto una suspense dell’anima, i colpi di scena ci sono ma sono sempre coniugati con le conseguenze che porteranno nelle vite e negli affetti dei due protagonisti. Compreso lo strano rumore che ogni tanto la protagonista avverte (ma solo lei) nella prima parte del film. Cinismo e amore, legati in modo quasi indissolubile. Alla fine gli elementi gialli tornano tutti, quelli affettivi un po’ meno. Per proporre un’opera prima così insolita e graffiante ci voleva la coppia Nicola Giuliano & Francesca Cima, i due che hanno arricchito il cinema italiano con il talento di Sorrentino e la suspense di La ragazza del lago. Per interpretare i due protagonisti era indispensabile il talento di Filippo Timi e di Ksenia Rappoport, bravissimi ed efficaci. Per legare insieme giallo e amore, sogno e realtà ci voleva una mano sicura anche se di esordiente. Gli elementi si combinano bene, il film è riuscito. Ma soprattutto è riuscita l’operazione più difficile: fare un film di dimensioni e ambizioni internazionali mantenendo salda l’identità italiana. Ed è riuscito anche l’inserimento in concorso a Venezia di un’opera prima che non è stata mandata al massacro. Era da tempo che questo non accadeva.
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