Lourdes - La recensione di FilmTv
Con Gilette Barbier, Gerhard Liebmann, Léa Seydoux, Sylvie Testud, Bruno Todeschini, Irma Wagner
La recensione di FilmTv
Gesù, lo Spirito Santo e la Vergine Maria si trovano su una nuvola per progettare le vacanze. Lo Spirito Santo dice: «Andiamo a Betlemme!». «Ma no – risponde Gesù – ci siamo già stati». «Allora a Gerusalemme», incalza lo Spirito Santo. «Ma no – risponde Gesù – ci siamo già stati». «Ho trovato – esclama ancora lo Spirito Santo – andiamo a Lourdes!». E la Vergine Maria: «Fantastico! Non ci sono mai stata!». Sembra umorismo yiddish e invece no, incredibile ma vero: parliamo di preti e suore, quelli che accompagnano i pellegrini a Lourdes in cerca di redenzione fisica e spirituale, ma soprattutto fisica. Christine (Sylvie Testud), affetta da sclerosi, intraprende il viaggio insieme ad altri malmessi, coltiva assai cattolicamente il proprio senso di colpa per avere invidiato chi sta meglio di lei e dopo alcune traversie, anche divertenti, guarisce. A questo punto, sempre cattolicamente, coltiva il senso di colpa per avere invidiato chi adesso sta peggio di lei, ma non è proprio una chiusura del cerchio... Lourdes di Jessica Hausner (austriaca, sebbene sul film sventoli bandiera francese) è a sua volta un piccolo miracolo. Di stile, per lo più. Inquadrature fisse alla Jacques Tati. Fisse come il corpo rigido di Christine. E al loro interno si scatenano dinamiche e psicodrammi di uomini e donne mai disincagliati dal contesto, nonostante diano l’impressione di volersene andare al più presto («Alzati e cammina!», verrebbe da urlare). Dinamiche come “le facce” di Christine, che sembrano appunto appartenere a un altro corpo (in movimento). Ironico fino a far male, Lourdes (la sorpresa di Venezia 2009) rappresenta lo squallore di quel luogo sacro e kitsch come si trattasse del salotto di un reality. C’è pure una suora che annuncia giuliva la creazione di un premio per il «miglior pellegrino». Mancano, a questo punto, solo gli applausi finti. Tutti veri, invece, quelli rivolti all’autrice, che ragiona non tanto sulla fede, mistero per eccellenza, quanto sul dubbio, che alimenta come una fiamma mite e inesorabile la vera salvezza. Amen.
Commenti
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1 marzo 2010, 23:52 di 37529
Tra i migliori film della stagione. Tratta un problema che può ferire opposte sensibiltà con estrema finezza e rispetto. Distaccata, ma intimamente partecipe della sofferenza e delle speranze di chi si reca in quei luoghi, la Hausner lascia allo spettatore trarre le sue conclusioni dopo averlo accompagnato nei momenti e nei percorsi più rappresentativi di quel particolare soggiorno, raccogliendo nel contempo i discorsi e le considerazioni più significativi. 'Il miracolo' infine viene rappresentato senza enfasi, né retorica nella naturale sorpresa di ritornare a godere le gioie più semplici ed immediate che si riteneva per sempre perdute (camminare, ballare,innamorarsi, ecc.) e, quando il sogno sembra svanire, rimane il profumo dei momenti pur fugaci di una vita piena.
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