The Hole - La recensione di FilmTv
Con Chris Massoglia, Nathan Gamble, Haley Bennett, Teri Polo, Bruce Dern, Quinn Lord, John DeSantis, Merritt Patterson, Chelsea Ricketts, Douglas Chapman
La recensione di FilmTv
«L’oscurità darà la caccia a tutti noi!», inutile chiudere gli occhi, la camera buia dell’inconscio inghiotte chi osa aprirla. È come l’armadio a muro nella stanza di ogni bambino americano, pieno di giocattoli e di presenze misteriose, ai quali i genitori non credono mai, e che il regista della New Hollywood Joe Dante spalanca per visualizzare le paure nascoste dietro le facciate ridenti delle casette a schiera di una qualunque cittadina di provincia. Bensonville, a nord di New York, ultima tappa della mamma single dal trasloco facile, e nuovo spazio da esplorare per i fratelli Thompson, Dane (Chris Massoglia), diciassette anni, teenager attratto dalla bella vicina Julie (Haley Bennett), e Lucas (Nathan Gamble), dieci, caschetto biondo, tutti abitanti di un mondo invisibile ai grandi, anestetizzati dalla luce del mondo reale. Nel buco nero c’è l’armamentario della follia negata, i corpi in disfacimento della guerra, gli incubi di un Paese che ancora porta i segni di un presidente-mostro («Bush mi ha terrorizzato» dice Dante), gli abusi della famiglia-bene di Todd Solondz. Ma anche il repertorio gioioso dell’horror e del fantastico, il viaggio impossibile di Explorers, quando Joe Dante spediva sulla Luna i suoi bambini. Alchimia disneyana-cormaniana, The Hole precipita nel buio di una botola, che i ragazzini scoprono in casa, chiusa da pesanti lucchetti, una voragine dove ognuno vedrà quel che lo spaventa di più. Immagina un clown feroce e sanguinario, una bambina putrefatta, una mano senza corpo... Il ripostiglio psico-cinematografico apre il suo scrigno di meraviglie dark, nero su nero, alla ricerca dei fantasmi di Mario Bava e delle ombre espressioniste di Alfred Hitchcock. Una lezione urlata, allenamento a vedere nelle tenebre, prima di diventare adulti e ciechi. Visioni dell’orrore in 3D per il film presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia 2009, scritto da Mark L. Smith e impreziosito da due camei, Dick Miller e Bruce Dern, angeli custodi della fabbrica del regista di Gremlins. Quasi un Matinée, ma con una più feroce arte dell’emozione che maneggia il cinema teenager per evocare i traumi seppelliti nella coscienza. La paura del buio non finisce mai.
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