Sono passati tre anni dall'uscita de "Il Lupo", l'esecrabile ed involontariamente comico film-apologia sulla storia del pluriomicida Luciano Liboni; fino ad oggi il regista Stefano "worst.director.ever" Calvagna ha diretto due pellicole sull'usura ("Il Peso Dell'Aria" ed il relativo sequel) ed ha subìto un attentato.
Calvagna è stato gambizzato da qualche coattaccio con diversi colpi d'arma da fuoco, ma, fortunatamente per lui, i piedi sono rimasti illesi e ciò gli ha permesso di continuare ad adoperarli per sceneggiare e dirigere la sua nuova opera cinematografica.
Così, il 4 Settembre 2009 esce in poche ma comunque troppe sale italiane "L'Ultimo Ultras".
Chi meglio di Stefano Calvagna poteva realizzare un film sulle tifoserie estreme? Chi meglio di lui che per diversi lustri ha militato tra gli "Irriducibili" daalàzzio? Chi meglio di lui poteva fare un buon film sugli ultras?
La risposta a queste domande è: CHIUNQUE.
Ma chi, invece, può tentare di difendere l'indifendibile? Chi può fare del becero giustificazionismo su individui violenti per antonomasia adducendo motivazioni sterili come il fatto che la violenza sia ovunque e che loro siano le vittime del sistema e di un "popolo pecorone" pronto a puntare il dito contro di loro perchè ne ha sentito parlar male in tv da qualche soubrette? Chi può continuare a spacciare un film come "obiettivo" e senza prese di posizioni quando alcune licenze ed addirittura le colonne sonore stesse altro non sono che apologie e panegirici veri e propri della violenza tra i più palesi e diretti mai esistiti?
La risposta a queste domande è: STEFANO CALVAGNA!
Il protagonista de "L'Ultimo Ultras" (intepretato dallo stesso regista) è Giovanni, un tifoso della "brigata Gladio" che, durante uno scontro, accoltella in petto un ragazzo e, vedendolo morire, ne rimane sorpreso e sconvolto dipingendosi sul viso uno stupore noi umani riserviamo agli avvistamenti ufo.
Così, per sfuggire alle famigerate guardienfàmi e cercare di cancellare dalla sua mente quello che lui considera un incidente (ma forse più per le guardienfàmi), si trasferisce al lago di Garda dove per non essere riconosciuto, in quanto latitante, prende tre saggi provvedimenti: il primo è farsi crescere qualche centimetro di capelli, il secondo è cambiare nome in Luca, il terzo è andare tutte le sante domeniche allo stadio ad ammazzare di botte i tifosi della squadra locale schierandosi ogni volta con tifoserie ospiti diverse per Dio solo sa quale motivo.
Vive in un albergo e le sue uniche e generose entrate economiche provengono dalle puntualissime e costanti vittorie alle scommesse Snai: egli non imbroglia nel giuoco, non ha inghippi alcuni, nè possiede un almanacco sportivo del 2015 portatogli da una versione anziana di se stesso in viaggio nel tempo; egli è semplicemente molto fortunato al gioco, ma è tutto normale nel fantastico mondo di Calvagna, dove l'etica è talmente capovolta che mostrare un personaggio che tira dignitosamente a campare senza lavorare ma vincendo alla Snai tutti i giorni sembra una cosa comune anzichè matematicamente impossibile e assurda anche come messaggio.
ESPANDI +
Attorno a lui altri personaggi: la mignotta, sua unica amica in quel di Garda, che dopo un acceso diverbio, lo abbandona tradendolo con quelli della tifoseria sua nemica (quelli che lui picchia per partito preso senza motivo e che quindi sono i "cattivi"); il capo-ultrà della tifoseria dei "cattivi" che si chiama (pensate) Bruno SPALTI e che è interpretato da un tale Giancarlo Lombardi (un vero capo ultrà rossonero più noto per il profilo criminale che per quello cinematografico, una brava persona insomma); l'onirica violinista dell'albergo che suona nella sua stanza perchè sennò poi lui è triste; la sorella che è rimasta a casa, lontana da lui, ma che continua a militare fedelmente nella "brigata Gladio" nonostante le guardienfàmi le si presentino in casa col classico e per nulla macchiettistico dialetto meridionale ed il fare minaccioso tipico dell'arma a cui il cinema di Calvagna ci ha abituato; il padre del protagonista, unico personaggio che, nonostante la sceneggiatura sia sempre di Calvagna, ogni tanto dice delle frasi assennate (se escludiamo cose come "hai rovinato la cosa più bella che ci sia al mondo!! IL CALCIO!!") alle quali però il figlio risponde con le solite atrocità giustificazioniste come "la violenza è dappertutto" o, peggio ancora, "Guarda che sei stato te a portammece la prima vorta allo stadio!!".
Infine c'è Marina, la cassiera della ricevitoria di cui Giovanni si innamora (si innamora di Marina, non della ricevitoria): lei è una bella donna di mezza età estremamente seriosa a causa della recente morte del figlio; i due, accomunati dalla solitudine, trovano l'amore vero, quello fisico e platonico che darà loro la felicità nonostante i problemi di Giovanni con l'ultrà cattivo che, avendo scoperto la latitanza di Giovanni/Luca lo inizia a ricattare economicamente (ma tanto Giovanni paga coi soldi che gli presta il padre e soprattutto con le vincite alla Snai, che sembrano essere infinite... anzi: ci sarà un momento in cui l'ultrà cattivo chiederà a Giovanni come mai stesse vincendo meno soldi del solito, un modo per fregarlo forse? Eh si! Secondo Calvagna può esistere addirittura un trucco per non vincere le scommesse di proposito... bah!).
Forse "il Lupo" rimarrà sempre nel mio cuore come film più brutto dell'universo, ma anche a "L'Ultimo Ultras" bisogna riconoscere delle degne scene di comicità involontaria: meritevole è la sequenza del flashback in cui il padre chiede a Giovanni di portare via da casa sua un arsenale di mannaie e giganti coltelli da stadio così esagerato da far sembrare il tutto una gag della Pallottola Spuntata; echi lupeschi anche nei titoli di coda in cui un neonato gioca a palla con addosso la maglietta della Brigata Gladio mentre una canzone inneggia fiera al mondo degli ultras ("L'ultras ama la terra e la natura, la musica bella e la pittura...": cit.); da antologia il cameo di Shevchenko che incontra Calvagna al cesso e gli chiede "sei un ultras?" e subito dopo "Pecchè la viulèntsa?" e giù con la tiritera di Calvagna (che poi ha ribadito uguale in conferenza stampa dopo il film) secondo la quale dal momento che la società è violenta e che ci si mena per un parcheggio è più che leggittimo prendersi a bastonate allo stadio e che piuttosto sono i giocatori ad essere stronzi perchè non ringraziano nemmeno.
Dunque...
Lo spoiler è una cosa da infami (per usare un gergo caro agli ultras), ma mi preme svelarvi che alla fine del film una meravigliosa e realistica coincidenza voglia che Marina, la cassiera di cui il protagonista si era innamorato (e che abitava a Garda), altri non era che la mamma di quello che lui aveva accoltellato all'inizio del film (e che si trovava palesemente a Roma, stando al linguaggio da gentlemen che si udiva in quella violenta scena iniziale); quando lei lo scopre scoppia a piangere e gli dice di andarsene, ma nella scena seguente va da lui quasi come se non fosse successo nulla e si amano più di prima (dopotutto aveva semplicemente fatto sesso e dichiarato il proprio amore all'uomo che sette mesi prima le aveva ucciso il figlio con un'ACCIDENTALE coRtellata); ma ci sarà un finale drammatico nel quale Giovanni passerà per eroe costituendosi sia per l'omicidio commesso sia per quello commesso lo stesso giorno dal suo compagno ultrà che poi è Pollo di "3 Metri Sopra il cielo". Ci rimedia una coltellata pure lui e, per quanto possa risultare strano trattandosi di un coltello in pancia, muore.
Durante la conferenza stampa è stato abbastanza avvilente sentire Don Mazzi che, neanche troppo convinto della qualità del film, ha comunque pensato che sarebbe stato utile mandarlo nelle scuole (dichiarazione meritevole, a mio avviso, di scomunica immediata da parte, non dico del Papa, ma perlomeno di Mara Venier); hanno seguito gli interventi di Calvagna e degli ultrà del nord-italia Giancarlo Lombardi e Giancarlo "Barone" Cappelli, quest'ultimo è un ultrà storico 66enne di qualche cazzo di squadra della quale poco me ne frega (mi sa del Milan) considerato come uno dei più anziani e rispettati ultrà italiani e che ha fatto dei discorsi allucinanti su temi di rilievo-zero quali "la tessera del tifoso", a loro avviso stupida perchè impedirebbe ad un giovane ragazzo che lancia un fumogeno di non poter più mettere piede in uno stadio.
...IL NIENTE...
Divertenti alcuni siparietti durante la conferenza, come quando alle scomode domande di un giornalista circa l'ambiguità politica di nomi come "brigata GLADIO" e sull'enorme tatuaggio del duce sulla spalla di Calvagna, quest'ultimo ha risposto: "allora...brigata Gladio è un nome inventato, scelto sul momento dai ragazzi... e poi quel tatuaggio (ridacchia) non è il Duce, ma è Strumtruppen, il fumetto, ve lo ricordate? ehh, l'infanzia!".
Ciò è stato fonte di grandi risate da parte mia dal momento che il palese profilo del Duce che Calvagna ha sulla spalla può essere confuso con un personaggio di Sturmtruppen così come un'oca può essere confusa con uno scooter; ma oltre a ciò mi viene anche da ricordare che la tesi calvagnistica circa la scelta "casuale" del nome Gladio entra in lieve conflitto con il fatto che ne "il Lupo" il personaggio interpretato dal regista si chiamava proprio Gladio.
Ora però, per dimostrare di accanirmi contro il film di Calvagna, voglio dire un paio di cosette buone sul regista romano: dunque... egli in questo film recita quasi meglio di quando interpretava Gladio nel 2006; inoltre no, non biasimo la sua capacità e volontà di produrre tanto materiale cinematografico in poco tempo (quasi 4 film in 3 anni senza, pare, sovvenzioni pubbliche) ma ciò che mi spaventa è come lui sia convinto di tante cose in contrapposizione l'una con l'altra e non riesca a dirle apertamente ed onestamente quando è in pubblico o durante un'intervista.
Ha parlato del suo personaggio come di una "vittima del sistema", quando questo vive grazie a delle scommesse che vince sempre, riesce a far innamorare di se la donna a cui ha ucciso il figlio, non sarebbe mai finito in galera se solo non si fosse costituito eppure continua a fare razzie negli stadi settimanalmente; i carabinieri negli stadi sono considerati "infami" perchè sopprimono e creano solo rabbia nei tifosi, mentre strumenti di prevenzione come la "tessera" sono visti come assurdità che annichiliscono i poveri tifosi che rischiano di rovinarsi per una rissetta o una molotoff di troppo; inoltre Calvagna stesso ha definito "sane" le scazzottate e le bastonate nelle risse tra tifoserie di una volta biasimando invece l'attuale abuso che si fa delle lame, quando poi una coltellata nel suo film viene vista solo come un incidente perchè l'obiettivo era giusto "punzecchià quarche culo".
Ora... voglio farti una sola domanda, Stefano... dopotutto mi sto affezionando a te come l'ispettore Zenigata con Lupin e quando seppi dell'attentato ero spaventato perchè comunque col tuo cinema ho avuto modo di scrivere tantissimo...
ti domando:
di quale "sistema" sono vittime gli ultras?