Opinione di yume su Poesia che mi guardi
Con Elena Ghiaurov, Carlo Bassetti, Enrica Chiurazzi, Marco Colombo Bolla
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Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Non c’insegnano, i poeti, che a vivere.
Scoperto all’ultimo Festival Letteratura di Mantova, raro momento autentico di una kermesse a metà tra il circo Barnum del presenzialismo editorialrampante e il turismo bancarellaro, steso come spessa coltre sull’immensa bellezza di una città paziente e inorridita, è un breve inno ad un’arte povera, la poesia, un tempo celebre e ricca di allori.
Ma si sa, la Storia è progresso…
Marina Spada presentò il film nel 2009 in Anteprima a Venezia, affascinata da Antonia Pozzi, donna dalla poesia “libera, carnale, sincera".
Mi affascinava questa giovane donna costretta a nascondere, dietro l’apparenza borghese, una passionalità intensa che mal si conciliava con le strettoie e le convenzioni dell’epoca. Antonia Pozzi era sola perché, come tutti gli imperdonabili, era troppo moderna per essere compresa. Ha saputo guardare, senza ritrarsi, la bellezza e il dolore del mondo e testimoniare sé stessa. Morta suicida, come spesso é accaduto alle donne poeta, é nata e vissuta a Milano, come me.
Poco conosciuto il film, ancora meno il canto di questa poetessa “…che guardava e scriveva versi, guardava e scattava foto”, meritano entrambi una riscoperta e una condivisione delle ragioni di Maria, l’io narrante in cui s’incarna la regista, protesa verso “…una riflessione sulla poesia e sulla sua necessità”.
Maria ama “…la poesia e i poeti perchè danno voce, coraggiosamente, a ciò che di solito è taciuto”, studia l’opera di Antonia Pozzi e un bel giorno incontra a Milano gli H5N1, gruppo di studenti universitari che scrivono poesie sui muri della città, convinti che proprio di questo il mondo abbia bisogno.
Il progetto di Maria è coinvolgerli nel riportare in vita quel canto solitario, condividerlo, far sì che la Poesia torni a “guardare”…
Poesia, che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto si cerca,
rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi
Nasce questa biografia in immagini e parole, home movies d’epoca di vita famigliare della buona borghesia milanese e letture poetiche che illuminano un mondo fertile e silenzioso,
Era morta suicida a 26 anni nel 1938, Antonia, “addormentata nella neve davanti all'abbazia di Chiaravalle”.
Depressione, si disse, magica parola che tutto traduce e archivia in fretta.
Scorrono brevi frammenti muti di vita sorridente al tennis, poi al nuoto, spesso sono paesaggi solitari…
Sospingo una delle grevi porte
e mi cade alle spalle la furia
del meriggio ventoso… dopo una visita al Duomo.
Nel tramonto le fabbriche incendiate
ululano
per il cupo avvio dei treni... quella volta che fece un giro in periferia.
Figlia di un importante avvocato e della contessa Sangiuliani, nipote di Tommaso Grossi, poltrona alla Scala, lezioni di piano e Liceo Manzoni, fu al liceo che s’innamorò di un uomo che la riamò, il prof Cervi.
“È terribile essere una donna e avere 17 anni. Dentro non si ha che un pazzo desiderio di donarsi”
I piani narrativi s’intrecciano, quello contemporaneo a volte è freddo, non del tutto risolto, quello passato suscita tenerezza come le vecchie foto ingiallite, i versi di Antonia sono belli, parlano di una giovane donna a disagio.
Disordine emotivo bastava a liquidarla, vivere in modo sincero e passionale non era buona cosa.
Poesia, poesia che rimani
il mio profondo rimorso,
oh aiutami tu a ritrovare
il mio alto paese abbandonato.
Oh, tu bene mi pesi l'anima, poesia:
tu sai se io manco e mi perdo,
tu che allora ti neghi e taci...
Era il lontano 1938…
_________________________________
I giorni nostri, una poetessa, ancora, tempi e look molto diversi ma…
… Le stordite femmine. Poi è arrivato il giorno del capodanno. Il compleanno degli anni. Il delirio. L’eccitazione. La festa al castello. Venivano a prendermi verso le otto. La cena. L’orchestra. Dei balli. L’abito in seta. Fiori leggeri sopra i capelli. La strada. I fischietti. Il rossetto. Le amiche invincibili. Le scale. La musica. Mi sono messa in un angolo. Nell’angolo del tavolo. Nell’angolo del salone. Nell’angolo della mente. Del cuore. Del corpo. Di tutto lo spazio presente. Mi pareva terribile. Una rivoluzione della solitudine. Ridevano molto gli altri invitati. Si ubriacavano. Facevano i brindisi. Gonfiavano i muscoli. Tiravano palloncini dalle finestre. Si sbattevano a ritmo. Le giacche fosforescenti. Cravatte. Le palpebre. Le vesti di tulle. Le ciprie rosate. Le lingue. Le bocche. Le grida. I bicchieri. Il pesce lasciato nei piatti. Le righe nei cessi. Gli scherzi. Le braccia. Gli sbandamenti. Le schiene. I tatuaggi. Recitare divertimenti. Esagerare. Scommettere. Fare da matti. Salire sul tavolo. I ballerini. Le ragazze di lusso. Gli spostamenti. Il trenino. Suonare trombette. La musica esotica. Le esplosioni di mezzanotte. Scappare in giardino. Guardare nel cielo. Gli scoppi. I petardi. I fuochi nel buio. Le voci. Le spinte. Gli auguri. La vodka. Spumante. Champagne. I dolcetti. Le mele cotogne. Le calze smagliate. Il trucco disfatto. Le prede. Gli avvicinamenti. Il rimorchio. Gli atteggiamenti. I divanetti. La nausea. La sbronza. Le mani sul culo. Le tette. Gli approcci. Dei nomi. Numeri di telefono. Nasi. Pupille. Profumi. Battute. Le reginette. I rampolli. Le sigarette. Le ore. I collassi. La gente che dorme. La luce. Le sbornie. I mancamenti. Il mattino. La pelle. I ritocchi. Le bandierine. I passaggi. Finire. Tornare. Le date. Lancette. Abbassare le tapparelle. La testa. Dormire. Svegliarsi. Già sera. Sconvolta. Le occhiaie. La puzza di sigarette. Le scarpe in cucina. Tristezza. Aspettare. Guardare. Aprire. Togliere tutto da dentro. Lo yogurt. I fiocchi di latte. I carciofini sott’olio. Le grate. Entrare. Infilarsi col corpo. Tirare. Assaggiare quel fresco. Restare. Nel buio. Nient’altro.
da R.E.X.O. di Isabella Santacroce
Commenti
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30 marzo 2011, 07:12 di LAMPUR
"Non c’insegnano, i poeti, che a vivere." I poeti a malapena vivono loro, cosa vuoi che insegnino? Il poeta impara ad ogni rigo, succhia linfa dal mondo e si sfama. Come già ricordato il poeta forgia grimaldelli: ci si scardinano cuori a volte, troppo spesso il nulla.
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30 marzo 2011, 07:32 di yume
"A volte"... "troppo spesso" avverbi di tempo in mezzo ai quali c'è tutto
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30 marzo 2011, 08:23 di LAMPUR
Ci sarebbe Poetry da vedere, ma anche non lo sò (...ammazza che licenze, aho!...)
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30 marzo 2011, 08:43 di yume
ce l'ho da un bel po', lo devo proprio vedere da quando Emidio e kikisan m'hanno fatto venire una voglia matta, ma ero troppo occupata in vuote beghe, sai com'è, la quotidianità ci travolge e ci ammazza !!
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30 marzo 2011, 12:48 di panflo
Perché tu mi dici : poeta ?/ Io non sono un poeta./ Io non sono che un piccolo fanciullo che piange./ Vedi : non ho che lacrime da offrire al silenzio./ Perché tu mi dici : poeta?
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30 marzo 2011, 12:58 di kikisan
Interessante; forse non è nelle mie corde, ma avevo visto di Marina Spada "Come l'ombra" e ne ero rimasto entusiasta. Comunque l'introduzione relativa alle tue impressioni sul Festival di Mantova in generale: vale l'utilità... Pur non essendo un assiduo frequentatore di kermesse letterarie, quando mi capita di sfiorarle o vederle proposte in TV(magari da Marzullo), ho le tue medesime sensazioni.
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30 marzo 2011, 13:56 di yume
E dire, caro kikisan, che ero andata piena di sacro fervore, non essendo mai riuscita a farlo negli anni scorsi e sentendone parlare molto bene.Bisogna dire che le edizioni passate, stando agli ospiti, erano state meritevoli, e forse nei primi anni non era il bordello (scusa l'espressione) che ho visto quest'anno. Assolutamente da sconsigliare.Mantova non merita questo, l'avevo vista in un magnifico giorno d'inverno per la mostra su Mantegna anni fa ed è uno splendore.
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