Poesia che mi guardi - La recensione di FilmTv
Con Elena Ghiaurov, Carlo Bassetti, Enrica Chiurazzi, Marco Colombo Bolla
La recensione di FilmTv
«Perché la poesia ha questo compito sublime, di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci romba nell’anima e di placarlo, così come sfociano i fiumi nella vastità celeste del mare». Versi di Antonia Pozzi (1912-1938), figlia della borghesia ricca milanese, inquieta ricercatrice di senso, tra letteratura e filosofia. Allieva, come Paolo Treves e Arnoldo Mondadori, di Antonio Banfi all’Università. Sulle sue tracce si mette Marina Spada, per un altro ritratto femminile (dopo Come l’ombra), sempre a Milano, qui trasfigurata in un set quasi astratto. Seguendo i percorsi cittadini e rivedendo le foto di Antonia, quattro personaggi (una guida, Maria, e tre poeti del gruppo odierno H5n1) parlano di lei, occhi in macchina. Sguardo asciuttissimo, gusto geometrico, Spada guarda Milano dall’alto, raccoglie l’invito della Pozzi all’introspezione inquadrando tanto i tram cittadini quanto l’erba di Pasturo e i silenzi di Chiaravalle. Se i dialoghi dei tre studenti-poeti rischiano il didascalismo, la regia è netta e ispirata nel tradurre in linguaggio cinematografico la strutturale, avvincente inafferrabilità della poesia.
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