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Sogno il mondo il venerdì - La recensione di FilmTv




La recensione di FilmTv

di Aldo Fittante

In una Milano irriconoscibile uomini e donne si affannano per non precipitare nel vuoto. E cantano, come in un film di Demy

Bisognerebbe farne almeno una copia in dvd e spedirla via pony a Letizia Moratti: Sogno il mondo il venerdì infatti è girato in una Milano che persino i milanesi doc stenteranno a riconoscere. Una Milano nascosta, che nessuno pubblicizza, dove l’arabo Karim è costretto a vivere come fosse (al)l’inferno; e tutto per 30 euro al giorno. Dove Fabio, un bancario con moglie e macchina belle, cerca la fortuna al gioco per stare dietro a modelli di vita che nessuno dovrebbe mai inseguire. Dove Irene e Luigia devono fare i conti con i loro passati, i loro presenti (sono lesbiche ma non possono nemmeno sussurrarlo), l’alcolismo, la precarietà. Dove Betty, giovane trans innamorata dell’amore, subisce violenze - fisiche e morali - quotidiane. E dove Gianni, che fa il cameriere in una trattoria gestita da un fascistoide che lo umilia in ogni occasione, viene pestato perché gay, diverso, di spiccata personalità. Artisti della loro stessa vita - e non a caso cantano, come in un immaginario, romantico film di Jacques Demy - in una città cinica e asservita al potere del denaro e dell’apparenza. Coraggiosamente sincero, qua e là sbrindellato ma forte, montato con il vento in poppa, iperrealista. Un’opera da non perdere assolutamente.


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