Opinione di Peppe Comune su Francesca
Con Monica Barladeanu, Doru Boguta, Luminita Gheorghiu, Teodor Corban, Dana Dogaru, Doru Ana, Ion Sapdaru, Mihai Dorobantu, Gabriel Spahiu, Dan Chiriac
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Sul film
Francesca è una ragazza rumena che è in procinto di trasferirsi in Italia in cerca di lavoro. I progetti però si complicano più del dovuto a causa del suo ragazzo che si è messo in un brutto guaio."Francesca" è un buon film che continua il felice momento del cinema rumeno culminato con la palma d'oro a Cannnes per "3 mesi 4 settimene 2 giorni" di Cristian Mungiu. Girato con uno stile asciutto, è un film molto legato alla contemporaneità che concentrandosi sulle vicende di una ragazza rumena non manca di generare analisi più generali sull'intera regione dell'est Europa: sulla crisi d'identità di paesi che dopo la dissoluzione dell'impero Sovietico si trovano ancora in una zona ibrida, dove la corruzione nell'amministrazione pubblica e il potere delle bande criminali vanno ad agire in un tessuto istituzionale non ancora adeguatamente maturo, sulla voglia dei ragazzi di confrontarsi con altri sistemi di vita, sugli ambigui traffici che stanno a monte dei flussi migratori verso "l'eldorado". Francesca in fondo può ben rappresentare il paradigma di una generazione che è cresciuta a cavallo di cesure storiche fondamentali per il proprio paese e riflette sulla propria pelle le contraddizioni di un'dentità nazionale forte e generalmente condivisa ancora in corso d'opera o comunque percepita come ancora lontana dal produrre quella rinascita economica che i rumeni stanno ancora aspettando dalla fine del dominio di Ceaucescu. Francesca fa la maestra d'asilo e in generale non se la passa male dimostrando di vivere anche un buon rapporto con l'ambiente cittadino che la circonda. La sua ambizione è quella di andare in Italia non per sfuggire da una condizione di indigenza economica ma di adoperarsi per aprire un'asilo nido per genitori immigrati. Anche contro chi la esorta a non andare in Italia, percepito come un paese xenofobo particolarmente ostile nei confronti dei rumeni (il film riflette il periodo in cui avvenne l'omicidio alla stazione di Roma della povera Giovanna Reggiani ad opera di un rumeno), Francesca va dritta per la sua strada e la pianificazione del suo percorso di vita: iniziare facendo la badante e poi dare corso al suo progetto, dimostrando, questo anche è l'intento di Francesca, che i rumeni non sono proprio come gli "italiani" li descrivono. Francesca va oltre le puerili generalizzazioni di quelle persone che danno vita a un'atteggiamento perfettamente speculare a quello di cui si sentono vittime. Si emancipa dal comune modo di sentire le cose, da un pressapochismo culturale che genera sempre un'idea parziale e distorta dell'altro. Devo dire che la rappresentazione di come in Romania guardano all'Italia è l'aspetto del film che più mi ha convinto. Paunesco in fondo poteva tergiversare, edulcorare il tutto ben sapendo che l'Italia e la Romania sono pur sempre legate da rapporti politici e commerciali vecchi di secoli con tutto quello che di positivo ciò poteva comportare per la distribuzione del film. Invece, con una chiarezza espositiva che che da qualche motivo valido a che si parli di "Neorealismo" rumeno, fa dire cose durissime contro gli italiani (in particolare contro la Mussolini e il sindaco di Verona Tosi), facendo in sostanza una buona rappresentazione di quel pressapochismo culturale di cui prima, delle chiacchiere sciolte di persone inconsapevolmente vittime di una cultura tipicamente televisiva (che noi italiani conosciamo molto bene indotti come siamo, a seconda della moda del momento, ad avere paura a turno dei rumeni, gli zingari, gli albanesi, i polacchi, dei nordafricani e così via). A mio avviso rappresenta bene un aspetto cruciale della nostra contemporaneità che è quello della volgarità televisiva che indirizza a proprio uso e consumo la percezione che si deve avere delle cose e dei problemi intanto epurati di tutta la loro complessità del caso. Poi affida a Francesca il compito di rappresentare l'intelligenza, il garbo, lo spazio virtuoso in cui le persone possono incontrarsi in carne ed ossa.
Commenti
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15 settembre 2010, 15:53 di Utente rimosso (andreona)
FRANCESCA è un'opera per stomaci forti, tanto coraggiosa quanto frustrante. Al di là dell'immagine dell'Italia, che ne esce giustamente a pezzi, ciò che traspare maggiormente da questo film è un profondo senso di impotenza di fronte all'immobilismo della società rumena (ma questo vale per tutti i paesi dell'Est), di fatto governata da usurai e prevaricatori di ogni sorta. Secondo il principio verghiano "munnu statu e munnu è", ogni tentativo di sfuggire all'ordine precostituito, ahimè, si rivelerà infruttuoso.
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