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Inception - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Mauro Gervasini

Attraverso un’avanzatissima tecnologia, Cobb, americano esiliato dal suo Paese,
è diventato il più ambito esperto di “exception”. Una pratica che consente di entrare nei sogni della gente per carpire dall’inconscio i più reconditi segreti. L’ultimo grido in fatto di spionaggio industriale. Ma il giapponese Saito, aplomb da samurai, resiste all’incursione e incastra l’incursore. Promettendogli un salvacondotto che gli permetterebbe di rivedere i figli, spinge Cobb a una pratica inversa: l’”inception”. Entrare in un sogno per instillare un proposito. Nella fattispecie, il desiderio di liberarsi della multinazionale di famiglia nella mente di un giovane ereditiero. Da qui, l’avventura. Molti di voi si stupiranno del nostro cauto giudizio sul nuovo film di Christopher Nolan, dato che il cineasta britannico è ormai considerato il nuovo Kubrick, o giù di lì. Lo ammettiamo: il suo talento di “costruttore di mondi” è innegabile, così come l’ingegno delle sue storie. A non convincere è l’idea di cinema, troppo concentrata sul congegno (nel caso di Inception, ben cinque livelli narrativi) a scapito dei personaggi, e quindi mai emozionante (ma quest’ultima è una percezione personale). Qualcuno si ricorda qualcosa del protagonista di Memento, al di là del suo percorso di sopravvivenza all’amnesia, o dei due antagonisti di Insomnia? Persino il Joker, la sua figura più enigmatica e innovativa, sarebbe ugualmente interessante se Heath Ledger fosse ancora vivo? Cobb, nonostante il carisma di Leonardo DiCaprio, è il nuovo Deckard, ma dell’eroe di Blade Runner non ha i dubbi esistenziali, perché il regista per primo non si pone alcuna domanda sulla sua umanità. Che sia la realtà, confusa con il sogno, a essere “replicante”, e non gli uomini e le donne, resta la grande intuizione del film (casomai non si fosse capito, la trottola ha lo stesso valore dell’unicorno). Come al solito con Nolan, manca il passaggio successivo, dalla “fantastica trovata” alla filosofia. Anche sui personaggi di Inception rimane senza risposta la più semplice domanda: chi sono?


Commenti

  • 25 settembre 2010, 09:26 di Spielbergman

    Attendo di vedere il film per dare il mio parere... francamente, se si perde nella costruzione della narrazione e dei personaggi, sarebbe un peccato...

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  • 25 settembre 2010, 11:28 di eloiseshf

    come al solito su Nolan, dissento. Quanto poi alla mancanza di background su certi personaggi, era proprio Eastwood a dire a Leone " Sergio, nei b-movies si spiega, ma nei grandi film si permette allo spettatore di riempire gli spazi bianchi".

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  • 26 settembre 2010, 00:33 di kubritch

    "E' una catastrofe per la civiltà, come noi la intendiamo oggi, quando si presenta l'aspetto barbarico europeo: chi può garantire che quest'uomo ... scelga... il godimento della VERA BELLEZZA? (...) ... l'istinto sensoriale s'intrometterà sempre con il suo umore capriccioso e con i suoi selvaggi desideri. Per questo si vede il gusto grossolano scegliere dapprima ciò che è nuovo, sorprendente, multicolore, stravagante e bizzarro, violento e selvaggio; esso non rifugge da nulla come dalla calma e dalla semplicità". (Schiller). - - - L'arcaico istinto di potenza, che fino ad ora si teneva nascosto dietro l'atteggiarsi della cultura, nei nostri tempi si è rivelato, dimostrando incontestabilmente che "NOI SIAMO ANCORA BARBARI". (...) "Spiritus phantasticus inter aeterna et temporalia medius est, quo et plurimum vivimus" (Lo spirito fantastico è il tramite tra l'eterno e il temporale ed è di esso che per lo più viviamo.). Lo 'spiritus phantasticus' unisce in sé gli opposti e quindi discende anche nella natura istintuale, giù fino alla bestialità, dove diventa un istinto che eccita appetiti demoniaci: "Tota genera daemonum ex eius modi vita suam sortiuntur essentiam. Illa enim ex toto suo esse imaginaria sunt, et iis quae fiunt intus imaginata" ("Tutti i demoni ricevono la loro essenza dall'esistenza di ciò. Infatti sono in tutto immaginari e immaginati da quelli in cui compaiono.": Sinesio, vescovo cristiano di Tolemaide e discepolo di Ipazia ).(...) Partecipando alla vita istintuale, lo spirito diviene 'dio e demone multiforme'. Questa strana idea si comprende immediatamente se si ricorda che sentire e pensare sono in sé, funzioni collettive in cui l'individuo si è dissolto a causa della mancata differenziazione. Egli diviene dunque un essere collettivo o meglio, simile a dio, poiché dio è una rappresentazione collettiva dell'essere universale. "In questa condizione - dice Sinesio - l'anima soffre". (...) con quale forza l'indivisibile, cioè l'individuo, potrebbe difendersi dagli istinti separatori? - Jung -

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  • 26 settembre 2010, 02:49 di skarlo80

    Sono perfettamente d'accordo con Gervasini, il film pur prendendo le mosse da una trovata a dir poco geniale si perde negli arabeschi narrativi non riuscendo ad emozionare se non nelle scene di azione. La materia grezza era ottima, peccato che a lavorarla ci fosse un regista più concentrato sugli escamotage narrativi che non sull'approfondimento psicologico dei personaggi o sui possibili sviluppi filosofici della trama. Per quanto riguarda l'aspetto puramente visivo francamente mi aspettavo di più da un film che per tre quarti è ambientato nei sogni dei vari personaggi. Concludo riportando una mia perplessità cui spero che qualcuno possa dare risposta: secondo voi è normale che nel mondo onirico agiscano le stesse regole del mondo fisico? (Tipo forza di gravità, percezione del dolore...etc.) Ciò detto, il film è comunque da vedere!

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  • 26 settembre 2010, 19:05 di lorenzodg

    Non sono 'assolutamente d'accordo' con il giudizio di Gervasini. Chi dice che un film deve spiegare tutto? Ed essere avventura, filosofia, e ...quant'altro? Filmtv ha fatto una campagna pubblicitaria per Avatar...con giudizi trionfalistici...per una storia furba ed esile! Vi siete dimenticati? O date giudizi...senza se e senza ma?..."Inception" è un film di rara intensità...

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  • 28 settembre 2010, 18:02 di dudelebowski

    La recensione di Avatar è mia, come buona parte degli articoli sul film, e ci tengo a ricordare che non c'è stata ALCUNA campagna pubblicitaria, solo largo spazio dedicato a un film che è stato anche in Italia un fenomeno. Venendo a Inception anch'io non sono d'accordo con Gervasini, darò al film 10 in pagella e dovrei parlarne nell'editoriale del numero in uscita la settimana prossima. Se avatar era il massimo dell'esperienza sensoriale del cinema, Inception è il massimo dell'esperienza cerebrale al cinema. Non starei a mettere l'uno contro l'altro, sono opere davvero molto diverse.

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  • 29 settembre 2010, 17:17 di kubritch

    "A non convincere è l’idea di cinema, troppo concentrata sul congegno (nel caso di Inception, ben cinque livelli narrativi) a scapito dei personaggi, e quindi mai emozionante (ma quest’ultima è una percezione personale)." E' anche la mia percezione e l'ho avuta già vedendo Batman. Il fatto è che i personaggi non sono uomini ma algoritmi, formule matematiche al servizio di una sceneggiatura che vuole ingannarci a tutti i costi sulla razionalità dell'assunto di base. I psicologismi logorroici di Batman sono estenuanti, ansiogeni. Non fanno parte di una mente limpida. Semmai sono espressione di una società oramai a livelli di nevrosi massimi. Nolan è un furbastro. Fa action movies che vogliono apparire intellettuali. 'La gente vuole essere ingannata' come si dice in 'The prestige'.

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  • 3 ottobre 2010, 00:32 di pazuzu

    "Come al solito con Nolan, manca il passaggio successivo, dalla “fantastica trovata” alla filosofia". Non è vero. Inception è cinema cerebrale e filosofico, è il paradosso della ragione, il trionfo dell'immaginazione sulla realtà.

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  • 6 ottobre 2010, 13:57 di kubritch

    Il regista di '300', Zack Snyder e il regista di 'Inception, Christopher Nolan, insieme per il reboot di 'Superman'. --- Non ho finito nemmeno di dirlo. Questione di intuizione di un clima culturale che si sta affermando. L'umanità è attraversata da un vento nero di autoritarismo, nazionalismo che fa leva sulla paura. Si tratta di una linea narrativa machista e/o conservatrice che pretende di interpretare la fantasia in chiave realistica e la realtà con contorni fantastici. La fantasia non è libera. Il fine è solo veicolare una morale tradizionalista. Questo è quel messaggio a cui dovremmo opporci. Purtroppo la gente è ancora incapace di leggere le immagini per quelle che sono. Si pensa che siano meno importanti del significato morale e quindi sono le immagini a doversi piegare ad esso. Non a caso la domanda ricorrente dello spettatore comune è: che cosa ha voluto dire? Che significato ha? E' il motivo per cui la maggior parte della gente basa il suo giudizio sul finale del film, o della storia in genere. Nel caso di Nolan la morale è riconoscibilissima dal pubblico e dunque consolatoria. Ciò che è da risolvere è solo il giochetto enigmistico di intarsio narrativo.

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  • 8 ottobre 2010, 14:17 di kael80

    Suvvia pazuzu... Paragonare Avatar e Inception è un po' forzato. Si tratta di generi veramente diversi. Avatar è una delle fiabe fantasy più belle che abbia mai visto (sebbene sappia un po' di già visto, ma rivederlo è stato meraviglioso). Di Inception sono anch'io entusiasta: è sicuramente geniale ma è anche appassionante; l'ossessione d'amore di Kobb per Mal mi ha conquistato, e ho trovato trascinante la sua folle discesa agli inferi. Stimo Gervasini, ma stavolta ha toppato di brutto (a mio modesto parere s'intende). Curioso che lo stesso Gervasini abbia apprezzato (con moderazione) Batman Begins sempre di Nolan. Kubritch, ho letto anch'io la notizia del futuro sodalizio Snyder/Nolan e non piace neanche a me, ma dire che Nolan è consolatorio... Lugubre, serioso, verboso, cerebrale, ossessivo, ma consolatorio prioprio no!

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  • 17 ottobre 2010, 01:18 di kubritch

    Inception può essere paragonato a 'Existenz' di Cronenberg. Ma se 'Inception è geniale come dovremmo definire un film di Kubrick, di Hitchcock, di Ferreri, Bresson o di Fellini... che pure con '8 e 1/2' gioca col sogno e la memoria? Celestiali? Megagalattici? Stratosferici? Preferisco diecimila volte Cronemberg; è filosoficamente più raffinato e attuale. Nolan realizza dei bei giocattoloni hollywoodiani e nulla più, furbescamente citazionisti. Lo sguardo da marpione ce l'ha. Piacevole ok - a me piace la fotografia degli effetti speciali, stupenda. Il resto mi irrita -, ma non bisogna esagerare. Il cavaliere oscuro aveva dialoghi cervellotici - di quelli che ti vogliono convincere di essere intelligenti. Si vede che c'è una nevrosi in giro pazzesca.

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  • 18 ottobre 2010, 01:47 di kubritch

    Sogno o son desto? Stai zitto e spara di Fabio Ferzetti Il Messaggero Le ambizioni di Inception, capitolo due. Quando un film arriva preceduto da una fama tanto ingombrante, è difficile considerarlo solo sotto il profilo diciamo estetico come abbiamo fatto un paio di giorni fa. Dunque torniamo su Nolan e le sue ragioni, anche perché malgrado i costi mostruosi (160 milioni di dollari) Inception non è solo un'enorme macchina spettacolare ma a suo modo il film di un autore. Che porta un tema "alto" per eccellenza sul terreno fragoroso del cinema d'azione, pagando un pedaggio (pesante) ai codici e al linguaggio del genere. Di cosa parliamo quando parliamo di sogni? Se ne discute da millenni e i contributi più incisivi non li hanno dati neurologi e psicanalisti, ma artisti di ogni epoca e orizzonte. Ultimo arrivato, il cinema lavora da sempre sulla stoffa dei sogni. Non c'è elemento del suo linguaggio che non sia stato piegato, distorto, dilatato o compresso in chiave onirica. Di tutto questo però Inception fa piazza pulita, o quasi, per imporre due idee suggestive che poi sfrutta a metà. Uno: il sogno non è più un limite inviolabile, sospeso fra allucinazione individuale e traccia del sacro, ma materia porosa e influenzabile dall'esterno. Due: i sogni si possono condividere, dunque manipolare, addirittura da dentro. Come fanno appunto Cobb (Di Caprio) e il suo team di corsari dell'inconscio che penetrano nei sogni di personaggi ricchi e potenti per carpire segreti e magari "piantare" idee da far germogliare a comando. Non è forse ciò che accade in un videogame, o per altri versi nei giochi di ruolo? Se il cinema classico era fatto per far vivere a tutti lo stesso sogno, oggi il videogame dà a tutti un sogno artificiale permettendo in cambio a ogni giocatore di modificarlo come può o come sa. In questo senso Inception è un film del tutto contemporaneo. Non ci sono più spettatori, siamo tutti giocatori, il sogno è entrato nell'era della sua riproducibilità tecnica e il regista racconta l'assalto all'ultima frontiera. Anche qui però non mancano i precedenti. Su tutti il bellissimo eXistenZ di Cronenberg, che quanto a cortocircuiti reale/virtuale, sogno/realtà, era ben più sottile e inquietante. Nolan invece, stabilito che in sogno tutto è possibile e tutto sembra vero, si limita a moltiplicare e imbrogliare le piste. Concentrando la meraviglia in trovate di sicuro effetto come Parigi che si aggroviglia in topografie impossibili o quella barriera di edifici che crolla in riva al mare. Intanto i personaggi corrono, lottano, sparano, come in ogni film d'azione, magari volteggiando senza gravità o "saltando" da un livello onirico all'altro. Mentre il ricordo della moglie defunta del protagonista, che circola come una minaccia in quei sogni così controllati, dovrebbe introdurre una nota struggente alla Orfeo e Euridice in un film che invece resta ostinatamente privo di pathos. Da Il Messaggero, 24 settembre 2010

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  • 10 novembre 2010, 15:39 di kael80

    Va bene, questa è l'opinione di Ferzetti, che fra l'altro non condivido. Continuo a dire che l'approccio di molti detrattori (e anche di alcuni sostenitori) è fuorviato e fuorviante: la questione dei sogni è un pretesto, il gioco di prestigio attraverso il quale Nolan mette in scena il suo apologo morale (e questo perché il cinema è già macchina dei sogni e degli incubi). Un apologo reso più prezioso dal fatto che il protagonista è amorale proprio come il Faust (quale? Quello di Goethe, quello di Marlowe? O quello della tradizione? Su questo punto ci sarebbe da discutere). Inception vale perché il suo protagonista è ambiguo fino in fondo, così come la sua risalita dalla personale discesa agli inferi in cui s'era cacciato. C'é vera speranza di redenzione per Dom Cobb (che se non ho capito male si dovrebbe intendere come Sogno di Dio)? Questo è uno degli interrogativi che mi suscita di continuo il ricordo del film. E il gioco di specchi innescato da Nolan ritorna sempre più inquietante e alienante, proprio come una costruzione di false e provvisorie certezze. Non è Nolan ad aver toppato, ma chi lo taccia di moralismo. Lui non fa altro che invitare a riflettere e ci propone un film che è puzzle, congegno, intrattenimento, interrogativo. Capperi, più di così...

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  • 8 febbraio 2011, 10:08 di Inside man

    Sostanzialmente sono d'accordo con Gervasini; nella prima parte inoltre, l'esercizio di sospensione dell'incredulità risulta davvero arduo da mettere in atto, soprattutto nell'incipit esplicativo sulla metodica dell' "exception" che sfiora il ridicolo in alcuni passaggi (e c'è davvero un abuso ridondante di termini quali sogno e subconscio, ripetuti in ogni dove). Viceversa nella seconda parte la preponderante dinamica "action" è girata (e montata!) con autentica maestria e Nolan si supera in un finale intenso e toccante. Come nel passato del comunque valentissimo regista britannico, non si nota nulla di (oniricamente) trascendentale nella sua poetica (o filosofia come direbbe Gervasini). Di Caprio nel suo ennesimo personaggio roso da sensi di colpa familiar-esistenziali si sta pericolosamente stereotipizzando (la figura più originale, e tuttora il suo apice interpretativo, rimane il Billy Costigan di The Departed).

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