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Singolarità di una ragazza bionda (2009)

[Singularidades de uma Rapariga Loura, Portogallo, Spagna, Francia 2009, Commedia, durata 64']   Regia di Manoel de Oliveira
Con Ricardo Trêpa, Catarina Wallenstein, Diogo Dória, Júlia Buisel, Leonor Silveira



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Singolarità di una ragazza bionda: minimo
Ritmo ritmo in Singolarità di una ragazza bionda: presente
Impegno impegno in Singolarità di una ragazza bionda: forte
Tensione tensione in Singolarità di una ragazza bionda: minimo
Erotismo erotismo in Singolarità di una ragazza bionda: presente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Singolarità di una ragazza bionda

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Singolarità di una ragazza bionda (voti: 10 media: 3,90) 10

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La trama

Su un treno diretto in Algarve, Macário (Ricardo Trepa) racconta a una sconosciuta compagna di viaggio la sua tragica storia d'amore. A Lisbona, dove lavorava per conto dello zio Francisco (Diogo Dória), si è innamorato di una ragazza (Catarina Wallenstein), ma non ha potuto sposarla a causa del rifiuto dello zio, che lo ha costretto poi a partire per Capo Verde. Tornato a casa con un discreto patrimonio, Macário ha tentato di ricongiungersi alla sua amata, ma ancora una volta il destino li ha separati. 

In un film che fa della frontalità e dell’oralità la propria cifra stilistica, il maestro Manoel de Oliveira (che dopo questo ha già girato un corto, altri tre lungometraggi e, a quasi 103 anni, gode di buona salute) mette a confronto le speranze con la realtà, adattando un racconto di formazione di José Maria Eça De Queirós. La messa in scena per quadri semplici, dalla fotografia povera e dalle interpretazioni prive di virtuosismo, arriva a un cinema essenziale che trova ragion d’essere in uno sguardo concentrato sull’apologo, secco nella durata di soli 64 minuti eppure magistralmente stratificato.

Incluso nelle taglist:

La recensione di FilmTv

Di Andrea Fornasiero - FilmTV n. 34/2011

Un uomo e una donna si trovano per caso seduti l’uno di fronte all’altra durante un viaggio in treno. Un ragazzo e una ragazza, dirimpettai, si corteggiano alla finestra. Il primo racconta del secondo, ossia della propria giovinezza, come caso esemplare dei pericoli dell’amore e degli affari. In un film che fa della frontalità e dell’oralità la propria cifra stilistica, il maestro Manoel de Oliveira (che dopo questo ha già girato un corto, altri tre lungometraggi e, a quasi 103 anni, gode di buona salute) mette a confronto le speranze con la realtà, adattando un racconto di formazione di José Maria Eça De Queirós. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di OGM scritta il 21/08/2011 - utile per 12 utenti

Voto al film: voto buono

La finestra di fronte: un classico della cinematografia, che di quest’ultima è quasi una primordiale metafora. La fissità dell’immagine, che ritaglia uno scorcio nel fluire del tempo, è la foto che coglie l’attimo preparandolo a svilupparsi in un racconto. È il principio del movimento che è illusione dell’occhio, e quindi è tale da animare la fantasia della mente, oppure i sogni del cuore. Ammirare da lontano il ritratto vivente di una ragazza  incorniciata da un infisso, è come cominciare ad amare un’inquadratura desiderando che diventi un film. È il folgorante avvio di un’idea istantanea che preme per farsi storia, e così costringe ad inseguirla lungo le strade del mondo, con lo sguardo sempre pronto a catturare, e a consegnare premurosamente alla memoria, ogni singolo momento del suo viaggio.   Come ne  La donna del ritratto di Fritz Lang,  la bellezza è, inizialmente, solo un’icona: essa racchiude un’intuizione abbagliante che aspetta di prendere corpo. Può divenire concreta, come un innamoramento che sfocia in un matrimonio, o rimanere eterea e indeterminata, come un fiore che, incurante, si fa carezzare dall’aria, o una ragazza che tace e si lascia guardare, agitando ritmicamente il suo prezioso ventaglio cinese.   Nel frattempo, prima di poterla possedere, occorre effettuare una scommessa, che si potrebbe anche perdere: si deve rinunciare a sé ed alle proprie cose per essere più leggeri nel rincorrere quella meravigliosa possibilità. È impossibile stare al passo con la sua fuggevolezza se non si è completamente liberi. Il protagonista di questa storia, tratta da un racconto dello scrittore portoghese José Maria Eça de Queiroz (1845-1900), è Macário, un giovane contabile che si fa licenziare dallo zio commerciante presso cui lavora, pur di poter sposare Luisa, la bionda fanciulla che abita di fronte al suo ufficio, e della quale si è irrazionalmente invaghito. La conosce appena, eppure, per lei, è pronto a rimettere tutto in gioco, come si farebbe, al tavolo verde, in vista di una vincita favolosa.  D’altronde anche l’arte – che della bellezza è il culto per eccellenza – richiede solitamente la povertà, la folle disposizione ad abbracciare il vuoto, e a dotarlo di colori carichi e toni profondi, come nei versi di Fernando Pessoa.  L’attesa è il nulla che, nel pensiero, si finge infinito, riempiendosi dell’allucinato lirismo dello squallore (come in un dipinto espressionista) o del machiavellico pensiero dell’assurdo (come in una composizione surreale). Manoel de Oliveira accompagna il peregrinare di  Macário verso il suo incerto traguardo attraverso cambi di scenario che descrivono una contemplazione inquieta, ondeggiante tra diverse dimensioni dell’indeterminatezza: una stanza disadorna e solitaria, una buia riva del mare in cui qualcuno ha perso un cappello, un androne deserto, e un luogo arido e remoto, da cui il giovane può solo comunicare per lettera.  Tutto ciò fa parte del lirico crescendo della speranza, del vagheggiamento romantico che è una variegata forma di silenzio e di distacco dal mondo. Il non sapere si fa poesia, fintanto che il cuore si culla nell’interrogativo; solo l’arrivo della risposta spezza l’incanto, ripristinando l’irrevocabile durezza della realtà, a cui appartiene, anche e soprattutto, la definitiva verità del responso morale.  Singularidades de una rapariga loura è una storia  che, passando per la trappola dell’ambiguità,  riassume i due principali  drammi dell’amore: l’irraggiungibilità della persona amata e la delusione procurata dagli eventi. Entrambi ci parlano di un’intensità che vive nell’intimo, occupando un minuscolo tassello del mosaico universale, e che per questo è esposta alla sventura: è, infatti, destinata a rimanere invisibile, al di sotto della soglia d’attenzione del destino, oltre che circondata dall’indifferenza degli uomini.
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SI

Opinioni su Singolarità di una ragazza bionda


27 agosto 2011 Opinione di alan smithee su "Singolarità di una ragazza bionda"
alan smithee

"Quello che non riesci a dire alla tua consorte, quello che non riesci a dire al tuo migliore amico, confidalo ad uno sconosciuto". Con riferimento a questa saggia massima, lo sfortunato protagonista di questa melodrammatica vicenda si accinge a raccontare alla passeggera sconosciuta che gli siede accanto durante un tragitto in treno verso l'Algarve, la sua triste e contrastata storia d'amore con una splendida ragazza bionda dell'alta borghesia. De Oliveira ha diretto questo...

voto al film: alan smithee assegna il voto ottimo a Singolarità di una ragazza bionda (2009)

nessun commento
[utile per 5 utenti]

21 agosto 2011 Opinione di OGM su "Singolarità di una ragazza bionda"
OGM

La finestra di fronte: un classico della cinematografia, che di quest’ultima è quasi una primordiale metafora. La fissità dell’immagine, che ritaglia uno scorcio nel fluire del tempo, è la foto che coglie l’attimo preparandolo a svilupparsi in un racconto. È il principio del movimento che è illusione dell’occhio, e quindi è tale da animare la fantasia della mente, oppure i sogni del cuore. Ammirare da lontano il ritratto...

voto al film: OGM assegna il voto buono a Singolarità di una ragazza bionda (2009)

6 commenti
[utile per 12 utenti]


11 dicembre 2010 Opinione di mm40 su "Singolarità di una ragazza bionda"
mm40

Un quadretto sintetico (solo un'ora di durata) dai vividi colori e dalle amare sfumature: la pittura è la prima forma artistica cui De Oliveira si ispira - non tanto il teatro, che pure di continuo mostra di amare e rispettare, o la letteratura, che omaggia ripetutamente - e proprio come dipinti vanno prese le sue opere. Oltrepassato il secolo di vita e raggiunti ormai gli ottant'anni di carriera (!), il regista portoghese ha ancora molte cose da dire e qui lo fa utilizzando un testo...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a Singularidades de uma Rapariga Loura  (2009)

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