La menace (1977)
Con Yves Montand, Carole Laure, Marie Dubois, Jean-François Balmer, Marc Eyraud, Roger Muni, Jacques Rispal, Michel Ruhl, Gabriel Gascon, Martin Trévières
La trama
Henri Savin, scafato direttore di una compagnia di camion, ha iniziato una relazione sentimentale con Julie Monet. Dominique Montlaur, sua ex compagna nonché proprietaria dell'impresa, è ancora follemente innamorata di lui e prova ad intralciare la nuova relazione in tutti i modi, cercando addirittura di corrompere la rivale. Fallito ogni tentativo e in preda alla disperazione, Dominique si uccide lanciandosi sugli scogli, ma le circostanze del suicidio portano all'incriminazione di Julie, che viene arrestata dal commissario Waldeck. Per scagionare l'incolpevole fidanzata, Henri comincia allora a seminare falsi indizi che attirano su di lui le indagini del commissario.
L'opinione più recente
Di joseba scritta il 09/09/2009
Voto al film: 
Primo atto: i disperati tentativi compiuti da Dominique Montlaur (Marie Dubois) per evitare che Henri Savin (Yves Montand) la lasci definitivamente e per ostacolare il suo rapporto con la più giovane e bella Julie Monet (Carol Laure), tentativi che vanno dal ricatto affettivo (una simulazione di suicidio) al riscatto economico (l'acquisto di tre camion per Henri e l'offerta di 10 milioni di franchi a Julie per farsi da parte), culminando infine nel suicidio vero e proprio.
Secondo atto: la complessa strategia elaborata da Henri per dirottare progressivamente su di sé le indagini del commissario Waldeck (Jean-François Balmer), strategia che scarta a priori la verità dei fatti (troppo inverosimile e improbabile da sostenere) per accumulare una serie di indizi e prove che scagionino Julie e inducano il commissario ad accusare Savin (che nel frattempo è volato in Canada)
Terzo atto: l'ultima mossa del piano di Henri che, approfittando del sanguinoso racket subito dai camionisti canadesi, inscena spettacolarmente la propria morte con tanto di testimoni (la sua autocisterna piena di liquido infiammabile precipita da un dirupo dopo essere stata crivellata di colpi esplosi da un killer su una macchina blu).
Incredibilmente contorto e artificioso, l'intrigo è padroneggiato magistralmente da Corneau (anche cosceneggiatore insieme a Daniel Boulanger), che dispensa dettagli rivelatori e informazioni narrative con la stessa abilità del protagonista. E se è vero che lo spettatore, diversamente dal commissario, è messo a conoscenza della verità degli eventi, è altrettanto vero che il piano ideato da Henri gli si chiarisce solo strada facendo, con tutti i dubbi e le supposizioni del caso. Questa la prima direttrice cinematografica su cui si snoda La Menace: un'incalzante speculazione sul potere persuasivo della finzione programmaticamente svincolata dal reale (il categorico rifiuto di Henri di riferire come sono andate effettivamente le cose). Il finale, con la schiacciante rivincita della realtà sulla manipolazione, suona come una tragica vendetta e come un ammonimento a non spingere troppo sul pedale della mistificazione, soprattutto se praticata senza scrupoli morali (Henri sfrutta le estorsioni a cui sono soggetti i camionisti canadesi per far credere che la propria morte sia l'ennesima esecuzione del racket). La Menace non è solo il rischio di essere incriminati per un delitto non commesso, ma anche il pericolo opposto, ovvero quello di truccare così spudoratamente la realtà da esserne puniti. ESPANDI +
9 settembre 2009 Opinione di joseba su "La menace"
Polar semplicemente portentoso, La Menace è il terzo lungometraggio di Alain Corneau e la sua seconda collaborazione con Yves Montand dopo il pregevole Police Python 357 dell'anno prima (i due si riuniranno per la terza ed ultima volta nel 1981, sul set di Codice d'onore). Girato in formato 1: 1.85 e splendidamente illuminato da Pierre-William Glenn, uno dei direttori della fotografia più talentuosi e spregiudicati del cinema francese, il film si articola in tre atti e si snoda...
voto al film: 
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Voto:












