Opinione di OGM su Il rifugio
Con Isabelle Carré, Louis-Ronan Choisy, Pierre Louis-Calixte, Melvil Poupaud, Claire Vernet, Jean-Pierre Andréani, Marie Rivière, Nicolas Moreau, Emile Berling, Maurice Antoni
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Sul film
Delusione e sconcerto: ecco cosa si prova davanti ad un Ozon che, inopinatamente, realizza il perfetto punto d’incontro tra il declino della nouvelle vague ed il trionfo dei fratelli Muccino, attraversando lo spirito del Povia di “Luca era gay”. Questo autore, che già in altre occasioni, e soprattutto ne Il tempo che resta, si era mostrato attratto dal tema degli amori “trasversali”, stavolta costruisce, intorno a quella idea, il classico film sentimentale, in cui, contrariamente a quanto avvenuto nelle opere precedenti, la tragedia viene trascurata, la passione elusa, la provocazione mancata. Alla concentrazione di elementi tipicamente “antiborghesi” (la tossicodipendenza, la gravidanza fuori dal matrimonio, l’omosessualità), che certo non può essere casuale, non sembra corrispondere, però, alcuna presa di posizione critica: non c’è denuncia, né analisi, né rivisitazione morale e psicologica alla luce di nuove scoperte. Tutto si riduce alle solite categorie, risolvendosi in termini di padri giusti e madri sbagliate, maternità indesiderate e paternità impossibili, in un facile gioco che prevede, semplicemente, di ridistribuire i pochi tasselli in modo da ricostruire le coppie ideali ed evitare quelle incompatibili. Il grande assente è il dramma: la storia procede tranquilla, tutto appare scontato, le cose vanno a posto da sé, in uno sviluppo logico e lineare in cui i dilemmi non intervengono mai. Quello che ci troviamo davanti, è il classico racconto poco ispirato, di cui sfuggono motivazioni e finalità: un soggetto nato chissà come e chissà perché, visto che non è né originale, né interessante, né particolarmente coinvolgente. Lo stesso rifugio non si sa bene cosa sia: la casa al mare occupata dalla protagonista non è, evidentemente, un luogo segreto, né esclusivo, né sicuro, ed è certamente inadatto ad ospitare una donna incinta e sola, per la quale, per di più, è legato a ricordi tutt’altro che romantici. In definitiva, questo film è come un percorso che parte male, e si incammina, con difficoltà, verso una destinazione sostanzialmente ignota.
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