Opinione di carlos brigante su I'm a Cyborg, But That's Ok
Con Su-jeong Lim, Rain, Hie-jin Choi, Byeong-ok Kim, Yong-nyeo Lee, Dal-su Oh, Ho-jeong Yu
- sufficienti [1]
- positive [1]
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Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
"I'm a cyborg but that's ok" non è un film di fantascienza. Park Chan-wook ci porta con atmosfere lievi, attraverso le vicende della giovane Young Goon e del giovane Il-Soon, all'interno di un ospedale psichiatrico. Lei crede di essere un cyborg e per questo non mangia, ma lecca batterie per ricaricarsi. Parla con le luci al neon e con la macchinetta del caffè. Lui, è un ladruncolo quasi sempre coperto da una maschera che "ruba" le capacità altrui.
Park ci porta con atmosfere giocose e surreal-grottesche all'interno di universi paralleli, messi da parte, non compresi, ma ricchi di umanità e vitalità. Crea una sorta di commedia agrodolce, dove "i diversi" sembrano essere coloro i quali non comprendono le molteplici sensibilità della natura umana. L'ospedale psichiatrico non è un luogo di tortura (ma neppure un luogo di cura!), semmai un universo parallelo sospeso in una dimensione tra il suo essere prigione e isola/rifugio. "I camici bianchi" non sono tiranni dispotici come in "Qualcuno volò sul nido del cuculo". Semmai sono individui imprigionati nella loro "normale umanità". I cattivi stanno fuori; sono i famigliari miopi ed egosti. La famiglia genera ferite indelebili nella psiche dei propri cari.
Il giovane regista coreano mette da parte la furente violenza della sua trilogia della vendetta. O meglio, qui la violenza è soltanto immaginata e contornata da una cornice leggera. Nel reale, invece, il dramma si consuma tra le mura domestiche, insinuandosi nei meandri della psiche; anche un terribile elettroshock può diventare un modo per ricaricare le pile, più che un mezzo di tortura.
Park si conferma anche stavolta un grande regista e ci consegna una favola giocosa e anarcoide sospesa tra tinte ora sgargianti ora più neutre, ma mai fredde e tetre. La mdp si muove con eleganza concentrandosi su figure immerse in spazi dai contorni onirici. Spazi che non sono mai opprimenti, ma ampi e liberi, come ampi e liberi sono gli animi dei due protagonisti; tutt'altro che semplici sagome piatte bidimensionali.
Imperdibili i titoli di testa...."meccanici".
Inedito in Italia.
Cosa cambierei
8
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