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Opinione di steno79 su Manhattan

[Manhattan, USA 1979, Commedia, durata 96', b/n]   Regia di Woody Allen
Con Woody Allen, Mariel Hemingway, Diane Keaton, Meryl Streep, Michael Murphy




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14/01/2012 voto al film: voto ottimo

Sul film

VOTO 10/10  Tra i tanti film diretti da Allen, Manhattan è quello che può contare sulla più spettacolare qualità visiva: immagini in bianco e nero di grandissimo effetto che rendono omaggio alla bellezza di New York e si associano perfettamente al commento musicale della "Rapsodia in blu" di Gershwin (la prima sequenza è assolutamente memorabile). Questa bellezza visiva è il giusto complemento per una sceneggiatura dai dialoghi estremamente fitti, ricchi di "one-liners" (battute ad effetto, quasi tutte memorabili) che costituiscono la summa del pensiero del regista sulla vita, le relazioni sentimentali, le frustrazioni esistenziali, la necessità di non scendere a compromessi- e qui si avverte un netto richiamo morale, che comunque non scade mai nel moralismo. La trama è apparentemente semplice, ma ricca di risonanze e costruita alla perfezione, priva degli eccessi caricaturali che si trovavano nei primi film e anche in qualche sequenza di Io e Annie, film comunque memorabile ma rispetto al quale Manhattan segna un ulteriore progresso. E' anche l'opera che chiude in bellezza il "ciclo Diane Keaton": qui l'attrice conserva alcune della caratteristiche dei personaggi precedenti, come l'insicurezza e il deciso intellettualismo,  ma riesce a creare una nuova figura originale e per nulla risaputa, ben assecondata dalla direzione del suo Pigmalione ed ex compagno di vita. Fra gli altri attori, ottimi l'altmaniano Michael Murphy, la giovanissima Mariel Hemingway (nipote dello scrittore) e, in una particina, anche una giovane Meryl Streep alla sua unica collaborazione con Allen. Sembra che lo stesso regista non amasse questa pellicola, che sarebbe divenuta una delle preferite dalla critica e dal pubblico di tutto il mondo, e che arrivò addirittura a chiedere alla produzione di non farlo uscire nelle sale: il motivo sta probabilmente nel carattere autobiografico del personaggio di Ike Davis, molto vicino alla realtà dello stesso Allen, e nel suo imbarazzo nel rendere pubblici molti dettagli della sua vita privata. Due sole nomination agli Oscar senza alcuna vittoria, ma è pur vero che Allen aveva trionfato con Io e Annie nell'edizione del 1977 (Manhattan è del'79).


SI

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