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L'uomo che verrà (2009)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in L'uomo che verrà: assente
Ritmo ritmo in L'uomo che verrà: presente
Impegno impegno in L'uomo che verrà: molto forte
Tensione tensione in L'uomo che verrà: forte
Erotismo erotismo in L'uomo che verrà: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a L'uomo che verrà

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a L'uomo che verrà (voti: 122 media: 4,31) 122

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locandina di L'uomo che verrà

Clip 5

L'uomo che verrà Clip 5play

2011-03-17 15:27:53

Sequenze. Martina e il futuro.

“Ecco una cosa che ho capito, che molti vogliono ammazzare qualcun altro, ma io non capisco perché”. Non capisce la piccola Martina, non può capire, le trame dei grandi...

di Peppe Comune

La trama

Inverno 1943. Martina ha 8 anni, vive alle pendici di Monte Sole, non lontano da Bologna, è l'unica figlia di una famiglia di contadini che, come tante, fatica a sopravvivere. Anni prima ha perso un fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare. Nel dicembre la mamma rimane nuovamente incinta. I mesi passano, il bambino cresce nella pancia della madre e Martina vive nell'attesa del bimbo che nascerà, mentre la guerra man mano si avvicina e la vita diventa sempre più difficile. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1944 il piccolo viene finalmente alla luce. Quasi contemporaneamente le SS scatenano nella zona un rastrellamento senza precedenti, che passerà alla storia come la strage di Marzabotto. 

Lo stile quasi documentario di Il vento fa il suo giro, fa largo a una scabra ma impeccabile ricostruzione d’ambiente, confermando l’amore del regista per l’aderenza antropologica ai riti delle piccole comunità, raccontati con un taglio che richiama Olmi senza mancare, come già il film precedente, di ritrarre la durezza di chi ha fatto un’esistenza aspra e antica.

La recensione di FilmTv

Di Andrea Fornasiero - FilmTV n. 3/2010

Anni fa monsignor Luciano Gherardi regalò a Giorgio Diritti il suo libro Le querce di Monte Sole, dicendogli che avrebbe dovuto farne un film. Prendendo spunto da testimonianze scritte e orali, il regista ha costruito una storia di finzione dove, privilegiando il punto di vista di Martina, muta e di 8 anni, racconta per nove mesi la vita di una famiglia della zona di Monte Sole, dall’annuncio della gravidanza della madre Lena all’eccidio di Marzabotto che, tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944 portò alla morte 216 bambini sotto i 12 anni e 554 adulti in larga parte donne e anziani. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di montelaura scritta il 2010-02-15 14:39:15 - utile per 18 utenti

Voto al film: voto ottimo

C'è un parco, unico nel suo genere, sugli Appennini bolognesi.
E' sprofondato in un silenzio sovrannaturale, accentuato dal frusciare delle fronde degli alberi e dal frinire incessante delle cicale.
Pare un luogo fatato, immobile e remoto, cristallizzato in un tempo lontano, una sorta di muta cattedrale a cielo aperto.
Una cattedrale di oltre 6300 ettari in cui riposano le vite, le speranze, i sogni umili delle vittime dell'eccidio nazifascista comunemente conosciuto come "Strage di Marzabotto".
Dista poche decine di chilometri da casa mia, e forse per questo non posso giudicare obiettivamente questo film (sempre che sia possibile giudicare qualcosa con obiettività). I miei nonni e i miei genitori parlano quasi lo stesso dialetto dei personaggi di questo film. E le vicende dei miei avi sono assai simili alle loro. Forse per tutti questi motivi non sono la persona più adatta a commentare un film del genere.
Il coinvolgimento è stato totale.
E le armi al servizio di Diritti non erano molte, e alcune avrebbero potuto rivelarsi a doppio taglio.
Rischioso, a parer mio, adottare il punto di vista di un bambino: perchè si rischia quasi sempre di scivolare nel nostalgico-sdolcinato, o nella lacrima facile. In questo film non c'è nulla di melenso, nè di facile.
Ammirevole è la cura antropologica che Diritti mette nella rievocazione di un'epoca, dei suoi usi e costumi, oltre che del linguaggio. Nella prima parte del film ti fa entrare nel cascinale di una famiglia contadina, ti fa vivere tra loro, condividere il loro semplice cibo, le loro afflizioni, i loro affanni, le loro piccole gioie quotidiane. Ti affezioni a queste persone, le senti un po' come dei parenti tuoi, e soffri già per loro, perchè sai già come la storia finirà.
Il secondo tempo è un lungo calvario, una sofferenza continua. Segui le persone che hai imparato ad amare nei loro inutili tentativi di sfuggire ad un destino più grande di loro. L'eccidio vero e proprio, quando si compie, è quasi appena accennato, senza violenze gratuite, senza abbondanti spargimenti di sangue, con la fotografia desaturata a quasi un bianco e nero.
E perciò fa ancora più male.
E dura a lungo, perchè sono stati CINQUE i giorni di massacro che hanno cancellato dalla faccia della terra almeno tre villaggi sul Monte Sole.
E quando arrivi al termine di tutto questo dolore, non c'è un finale compiacente, non c'è nessuna possibile lieta fine... tranne che quella lieve, flebile della speranza che vagisce in mezzo al caos della distruzione.
Altro pericolo scampato da Diritti è quello di cadere in difficili dispute politiche, o in stereotipi sgradevoli. In questo film non ci sono nè vincitori nè vinti, nè santi nè eroi. In ciò è molto simile al dittico di Eastwood su Iwo Jima: far vedere che il nemico è anche un essere umano, e che l'alleato può essere barbaro. L'occhio lucido e diretto della piccola protagonista vede la realtà per quella che è, lontano da sentimentalismi o ideologie politiche: uccidere è sempre brutto e insensato, e basta. Così come la guerra, da qualunque parte tu ti batta, è un abominio in cui "gli unici vincitori sono quelli che riescono a sopravvivere".
Sul Monte Sole non hanno vinto in molti...
Si può leggere su un cippo del parco:
“Il 29 settembre 1944 un’ampia fascia di territorio compresa fra i fiumi Reno e Setta nei Comuni di Marzabotto, Grizzana, Monzuno, venne circondata dall’esercito tedesco e da truppe speciali delle SS e fatta oggetto del più grande massacro di civili perpetrato nell’Europa occidentale durante la seconda guerra mondiale. Nell’eccidio di Monte Sole (la cima della zona che oggi per estensione designa l’intera area), più noto come eccidio di Marzabotto (il comune più colpito) morirono 770 persone. Le comunità insediate a Monte sole da secoli, famiglie di piccoli proprietari e mezzadri, sparse in casolari e borghi, vennero cancellate in pochi giorni. A S.Martino,Casaglia, San Giovanni di Sotto, Cerpiano, e in molti altri nuclei abitativi di crinale, la vita cessò del tutto.”
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SI

Opinioni su L'uomo che verrà


2011-05-12 21:18:34 Opinione di tafo su "L'uomo che verrà"
tafo

Ogni tanto i miracoli al cinema accadono. Ogni tanto accade il miracolo di scontentare destra e sinistra non per accontentare il centro, ma per mettere al centro la storia, il paesaggio, le persone, la guerra. Ogni tanto accade il miracolo di procedere Diritti (nomen omen) per la propria strada senza dare spazio alla retorica e alla politica guardando i fatti attraverso gli occhi e le corse di una bambina. Ogni tanto accade il miracolo di preparare un film con anni di studi che si vedono...

voto al film: tafo assegna il voto ottimo a L'uomo che verrà (2009)

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2011-02-26 17:55:20 Opinione di Snaporaz68 su "L'uomo che verrà"
Snaporaz68

IL BAMBINO DI IERI E L'UOMO DI DOMANI   Il secondo lungometraggio di Giorgio Diritti, dopo l'exploit indipendente de Il Vento Fa Il Suo Giro, tratta un argomento doloroso (la strage di Marzabotto avvenuta nel 1943) con un linguaggio antiretorico e dal punto di vista di Martina, una bambina di 10 anni testimone dell'eccidio, muta per scelta volontaria dopo la morte del fratellino di pochi giorni per malattia. La fine della innocenza di Martina è determinata dalla irruzione...

voto al film: Snaporaz68 assegna il voto ottimo a L'uomo che verrà  (2009)

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2011-02-26 13:49:59 Opinione di MaggieC su "L'uomo che verrà"
MaggieC

La storia, di per se, sarebbe molto semplice, un tranquillo villaggio in montagna viene devastato dall'assurdità della guerra, che non ha pietà per nessuno, soprattutto per gli inermi. La celeberrima Strage di Marzabotto. Diritti evita la facile retorica sia di dipingere il paesino come una sorta di Paradiso Terrestre, niente favole sulla vita contadina, che ci viene raccontata nel suo crudo e affascinante realismo, dai lavori pesanti alle difficoltà in paese, dove ci...

voto al film: MaggieC assegna il voto buono a L'uomo che verrà  (2009)

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2011-02-16 12:38:21 Opinione di Mr.Klein su "L'uomo che verrà"
Mr.Klein

La più bella sensazione che si può provare davanti a un film è quella di arrendervisi senza indulgere troppo in interpretazioni. L’uomo che verrà riesce spontaneamente a suscitare questo stato d’animo almeno per i due terzi della sua durata;e,visto che questa non è nemmeno tanto contenuta,è un merito che appare tanto più significativo. Giorgio Diritti,un regista di mezza età al quale la distratta propensione della maggior...

voto al film: Mr.Klein assegna il voto buono a L'uomo che verrà  (2009)

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2011-02-12 18:00:14 Opinione di ethan su "L'uomo che verrà"
ethan

La strage di Marzabotto potrebbe essere presa come simbolo dei crimini più atroci commessi da un esercito nei confronti di una popolazione civile: questo avvenne in Emilia tra il 29 settembre ed il 5 ottobre 1944 e a morire sotto la furia tedesca furono centinaia (700 secondo alcune fonti e molte di più secondo altre) di persone inermi, in gran parte donne e bambini. Per una tragedia di tale portata non era facile scegliere il tono giusto per poterla...

voto al film: ethan assegna il voto buono a L'uomo che verrà  (2009)

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2011-02-06 20:47:31 Opinione di ed wood su "L'uomo che verrà"
ed wood

Film ammirevole per il senso di verità storica che riesce a restituire, nonchè per la pietas con cui rievoca l'orrore del nazismo. Diritti non nasconde la paura, la disperazione, il dolore, la crudeltà, ma riesce ad enfatizzare questi stati d'animo, attraverso una messinscena misurata, ellittica, che non cerca mai nè il sensazionalismo nè l'esercizio di stile. Esemplare, in questo senso, la sequenza della prima fucilazione, in cui vediamo al ralenti lo...

voto al film: ed wood assegna il voto buono a L'uomo che verrà  (2009)

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2011-02-04 21:48:38 Opinione di patanegra su "L'uomo che verrà"
patanegra

La risposta intelligente  all'ignoranza cinematografica e storica de IL SANGUE DEI VINTI :  L'UOMO CHE VERRA' è un piccolo capolavoro in grado di ricostruire un  periodo buio della nostra storia con sobrietà e realismo senza retorica o facili spettacolarizzazioni, ma soprattutto in grado di trasmettere commozione attraverso lo sguardo infantile dei protagonisti  restituendo così al cinema una capacità  di sensibilizzare lo spettatore...

voto al film: patanegra assegna il voto ottimo a L'uomo che verrà  (2009)

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2011-01-24 14:59:07 Opinione di Pugno su "L'uomo che verrà"
Pugno

Diritti in questo film acquisisce quel coraggio che gli era mancato nel suo lavoro precedente -Il vento fa il suo giro- e ci consegna un opera a mio parere splendida perchè evita qualunque tipo di sentimentalismo e di melodrammaticità. Un cinema che non cerca l'inquadratura a effetto o inutili voyeurismi ma attraverso un sguardo documentaristico penetra nella coscienza dello spettatore e la costringe ad interrogarsi.

voto al film: Pugno assegna il voto buono a L'uomo che verrà  (2009)

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2011-01-01 13:12:08 Opinione di supadany su "L'uomo che verrà"
supadany

VOTO : 7,5. Per i registi l’opera seconda rappresenta una sorta di spartiacque (molto spesso è un amaro risveglio) per capire realmente di che pasta sono fatti e in questo caso possiamo rallegrarci, perché Giorgio Diritti conferma di avere le idee chiare e di saper davvero fare cinema di qualità. Segue qui il quotidiano affanno di una famiglia di contadini, con i loro stenti, le loro abitudini, i loro sani principi (un posto, magari non caldo, c’è...

voto al film: supadany assegna il voto buono a L'uomo che verrà  (2009)

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2010-12-03 19:02:35 Opinione di riverworld su "L'uomo che verrà"
riverworld

Dopo aver fatto il suo giro nelle splendide Alpi Cozie della Valle Maira, il vento ora scende nell'appennino bolognese, dove fischia(va) forte in certi anni e ci trasporta in uno dei momenti più tremendi tra quelli subiti dalla nostra popolazione nell'ultimo conflitto mondiale. Al di là (si fa per dire ovviamente) del fatto storico raccontato, Diritti fa un lavoro degno del miglior museo etnografico, perchè la ricostruzione delle atmosfere, delle famiglie e delle...

voto al film: riverworld assegna il voto buono a L'uomo che verrà  (2009)

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