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Isola 10 (2009)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Isola 10: assente
Ritmo ritmo in Isola 10: presente
Impegno impegno in Isola 10: forte
Tensione tensione in Isola 10: minimo
Erotismo erotismo in Isola 10: assente

Il voto di FilmTV

Questo film non ha ancora ricevuto un voto.

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto nd a Isola 10 (voti: 4 media: 3,00) 4

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La trama

Dopo il colpo di stato militare del 1973, tutti i più stretti collaboratori e ministri di Salvador Allende vengono rinchiusi nel campo di concentramento dell'isola di Dawson, all'imboccatura dello Stretto di Magellano (soprannominata la Guantanamo cilena) dove, per cancellarne le identità, sono ribattezzati con un numero. Grazie alle pressioni della Croce Rossa Internazionale viene loro risparmiata la vita, ma non il clima inospitale, le torture e i lavori forzati. Trent'anni dopo, alcuni sopravvissuti tornano sull'isola e ritrovano il luogo in cui hanno imparato a sopravvivere in condizioni estreme, riproponendo persino in prigionia i ruoli politici che avevano nel governo. A riceverli, i carcerieri di un tempo, oggi funzionari del potere democratico. 

Ingessato in una fotografia ostinatamente livida e nel grigiore della routine cui i prigionieri sono costretti, il film registra i fatti e dà un volto alle vittime, ma non ha mai il coraggio di alzare la voce e rompere uno schema narrativo risaputo. Scorre, gelido e rigoroso, come la neve che batte impietosa sull’isola.

La recensione di FilmTv

Di Ilaria Feole - FilmTV n. 23/2011

Vita che diventa pagina, pagina che si muta in pellicola. Al regista di Isola 10 è successo: la sua esistenza è stata raccontata dal grande Gabriel García Márquez in Le avventure di Miguel Littín, clandestino in Cile. Dopo il golpe di Pinochet dell’11 settembre 1973, il cineasta cileno fu esiliato in Messico, dove fu libero di realizzare film sul dramma del suo Paese, diventando una delle voci più importanti del cinema sudamericano. Per mettere in scena il destino meno facile dei suoi connazionali, ha scelto di portare su grande schermo il libro autobiografico di Sergio Bitar, Ministro delle Attività Minerarie all’epoca del colpo di Stato e deportato, insieme a molti altri intellettuali invisi al regime, sull’isola di Dawson, nell’arcipelago della Terra del Fuoco. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di spopola scritta il 29/11/2010 - utile per 14 utenti

Voto al film: voto buono

Quello che ci viene raccontato da questo film, è un tragico pezzo di storia da non dimenticare. Peccato che nonostante il suo passaggio lo scorso anno dalla Festa del cinema di Roma (o come cavolo si chiama adesso) e l’accoglienza calorosa che gli è stata riservata in quella circostanza, la pellicola di Miguel Littin non sia ancora riuscita a trovare uno spazio distributivo per una adeguata e “necessaria” programmazione in sala: qualche visione riservata o di “fortuna” e poco altro, insomma, almeno fino a questo momento (segno evidente che per la distribuzione nostrana le vicende cilene non sono un argomento abbastanza stimolante per attirare l’attenzione degli spettatori e che è meglio parlare di facezie, piuttosto che di accadimenti politici). No so se qualcuno “vorrà rimediare” alla imperdonabile dimenticanza (ma francamente ci credo davvero poco, e temo che anche questo film passi ingiustamente ad ingrossare la già foltissima schiera della categoria degli “invisibili”).
E’ certamente più importante per ciò che dice che per come lo dice (il film è sobrio e nel complesso ben articolato, nulla da eccepire al riguardo, è corretto e funzionale, ma purtroppo gli manca l’estro di qualche “impennata creativa” indispensabile per  farlo volare davvero in alto), anche se le già (ri)conosciute  qualità del regista  si riconfermano tutte, soprattutto nella sapiente impaginazione della storia e nei frequenti momenti di  accentuato lirismo, vivificati per altro da un montaggio accuratissimo e funzionalmente emozionale (opera di Andrea Yaconi) che aggiunge un notevole valore empatico alla costruzione “drammatica” delle vicende. 
I fatti narrati (su sceneggiatura dello stesso Littin) traggono origine dal volume Isla 10 di Sergio Bitar e ci riportano alla tragica realtà di un altro drammatico 11 settembre, quello del 1973, nel Cile sconvolto dal colpo di stato contro Allende perpetrato con infamia (e l’appoggio [in]diretto degli Stati Uniti d’America), dal generale Pinochet. Mettono dunque in scena fatti e avvenimenti effettivamente accaduti che è bene mantenere vivi nella memoria (ricordare per non dimenticare) e soprattutto nelle coscienze critiche che si oppongono – e intendono continuare a farlo - ad ogni dittatura o sopruso.
L’avvento al potere di Pinochet ha avuto, come ben sappiamo, un tragico bilancio anche in termini di vite umane,  a partire  proprio da quella dello stesso Allende che decise di non arrendersi. Analoga sorte sarebbe potuta toccare ai suoi più stretti collaboratori che non ebbero il suo stesso “coraggio”, se non ci fossero state forti pressioni internazionali al riguardo (soprattutto quelle della Croce Rossa) che evitarono una quasi sicura condanna a morte, ma non riuscirono ad attenuare o alleggerire le conseguenze traumatiche della repressione: quel che restava dell’intero governo repubblicano annullato con la forza delle armi (un governo eletto democraticamente come ben sappiamo, anche se in certi paesi e in certi periodi è proprio la parola “democrazia” che fa paura e che “deve” essere avversata) fu cosi  rinchiuso – e si parla di ministri, sottosegretari, funzionari e collaboratori integerrimi -  in un vero e proprio campo di concentramento (che viene adesso chiamato la Guantanamo cilena)  nell’isola di Dawson, a sud dello stretto di Magellano, in un clima inospitale fra torture e lavori forzati resi ancor più pesanti dal freddo pungente della zona, e soprattutto “annientato” sotto il profilo psicologico, come si fa di solito in queste circostanze, “cancellando” le singole, preesistenti, riconosciute individualità (la “scientificamente efficace” privazione  dei  dati di riferimento anagrafico che riduce l’uomo alla identità fittizia di un semplice numero, unico segno di riconoscimento in un branco di anonime presenze). ESPANDI +
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SI

Opinioni su Isola 10


29 novembre 2010 Opinione di spopola su "Isola 10"
spopola

Quello che ci viene raccontato da questo film, è un tragico pezzo di storia da non dimenticare. Peccato che nonostante il suo passaggio lo scorso anno dalla Festa del cinema di Roma (o come cavolo si chiama adesso) e l’accoglienza calorosa che gli è stata riservata in quella circostanza, la pellicola di Miguel Littin non sia ancora riuscita a trovare uno spazio distributivo per una adeguata e “necessaria” programmazione in sala: qualche visione riservata o di...

voto al film: spopola assegna il voto buono a Dawson Isla 10 (2009)

3 commenti
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