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Opinione di LorCio su Io, loro e Lara





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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17/01/2010 voto al film: voto buono

Sul film

L’ultima fase verdoniana (finora) comincia con Ma che colpa abbiamo noi, dopo la crisi di C’era un cinese in coma e l’esaurimento della vene ‘quarantenne’ del suo cinema. Da quel film sulla psicanalisi di gruppo è partito un discorso complesso sulla malinconia dei vinti, sul disincanto nei confronti del presente storico, sull’osservazione attenta dei mutamenti relazionali. Proprio questo è il problema di Don Carlo Mascolo, l’antieroe dell’ultimo film di Carlo Verdone: così bravo nell’organizzare una comunità abbattuta nel cuore più disperato dell’Africa quanto incapace nel capire l’entità dei rapporti umani con la propria famiglia. Io, loro e Lara è una delle ultime commedie all’italiana possibili in circolazione: è uno dei pochi film che approfondisce senza presunzione sociologica lo stato delle cose nel nostro Paese. Ovviamente l’uso di qualche stereotipo c’è (il fratello cocainomane, la sorella distratta e sprezzante, la nipote emo, la badante moldava, gli spacciatori in discoteca, le prostitute africane), ma tutto rientra nel discorso di quella commedia di costume che noi italiani non sappiamo più fare. Verdone riesce nell’operazione grazie ad un elemento che, tuttavia, non sempre riesce ad usare al meglio: la tristezza. Io, loro e Lara è una commedia triste, nonché discontinua nei suoi passaggi non sempre ben congeniati, anche perché il ritratto della famiglia Mascolo è quanto mai deprimente. L’immedesimazione dell’autore con il personaggio (la tonaca è solo un pretesto per fare un punto della situazione su se stessi e quel che sta intorno) assume qui una carica eccellente: l’utilizzo di una musica profondamente inquieta (Verdone è un rockettaro scalmanato ed arguto) che si associa alle necessità di introspezione spirituale del protagonista, l’occhio sagace e quasi disilluso di un autore (dunque anche del prete, catapultato da alieno nella realtà italiana dopo dieci anni africani) che pedina i movimenti di questo Paese da trent’anni (mai dimenticare che film come Compagni di scuola o Bianco, rosso e Verdone vista valgono un’indagine dell’Istat), il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo, come tutti gli antieroi del cinema verdoniano. A suo modo Io, loro e Lara è il racconto di una formazione matura e forse tardiva, è un film sulla crisi in vu(tema centrale del film: crisi di valori, crisi di ideali, crisi delle istituzioni private, crisi dei rapporti) che nasce come un film drammatico (nemmeno una risata nella prima mezz’ora, se non qualche sorriso privo di illusioni) cresce pian piano tra le saltuari carenze di una sceneggiatura non sempre all’altezza (eppure il meccanismo di scrittura raggiunge qui un’ambiziosa complessità) e scene davvero taglienti e ricche di situazioni divertenti. Se il tono della comicità dell’autore romano resta dolceamara (benché molto più amara che dolce in quest’opera), le occasioni per ridere di gusto (ma verde) le offrono i comprimari, meno coro rispetto a precedenti film e più organicamente protagonisti: Laura Chiatti infila il più bel ruolo della sua carriera, Anna Bonaiuto è fantastica nel ruolo della sorella cinica ed opportunista (con la battuta più emblematica del film: “vedo certi cazzi all’orizzonte”), Marco Giallini è un irresistibile broker cocainomane ed erotomane (con la polvere bianca che fuoriesce dal naso), Sergio Fiorentini offre una prova intrisa di amabile sincerità, Angela Finocchiaro si registra ancora una volta come la caratterista più infallibile del nostro cinema. Le sequenze dello scoraggiante pranzo a casa Mascolo e il tentativo di seduzione della strepitosa psicologa Finocchiaro entrano di diritto tra le cose più sbellicanti del cinema verdoniano. Film sentitamente imperfetto, eppure ferocemente necessario.

Cosa cambierei

Voto: 7.


SI

Commenti

  • 17 gennaio 2010, 13:19 di LAMPUR

    Sul necessario dissenterei, ma convenendo sull'imperfetto facciamo pari e patta.

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  • 17 gennaio 2010, 14:56 di ocagiuliva

    Il film lo devo ancora vedere, ma leggendo la tua opinione mi hai fatto tornare in mente la fase finale di La messa è finita di Moretti. Mi sembra di ricordare che alla fine lui parte per il Brasile, perchè la realtà delle vicende di famiglia e non, fanno sì che il messaggio cristiano in cui lui si è identificato appaia incongruo, non recepito. Non sarà come penso, ma a vederlo così potrebbe essere, questo film, una "continuazione" di quello di Moretti, anche se i personaggi probabilmente non coincidono come "esistenze". Mmmm...lo vedrò con più curiosità...grazie!

    cancella commento cancella commento e blacklista ocagiuliva

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