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Io, loro e Lara - La recensione di FilmTv




La recensione di FilmTv

di Mario Sesti

C’era una volta la commedia: che in questo Paese - incline a precipitare nel grottesco senza i preliminari del dramma - è sempre stato lo strumento più efficace per parlare al cervello, passando per la via, apparentemente obliqua, del diaframma agitato dal riso. Carlo Verdone, da più di trent’anni fa comicità e satira di precisione digitale, spesso illuminata dallo scoppio ritardato dell’amarezza. Stavolta, però, che la musica sia un po’ diversa dal solito, lo testimonia l’uso di una stupenda ballad di David Sylvian, molto simile al film che è una confessione sincera e divertente. Missionario dalle tempie dolcemente argentate, Verdone ritorna dall’Africa ma nessuno vuole saperne della sua crisi: né il padre che fa del «sesso orale strepitoso» con la badante moldava che ha sposato, né il fratello broker cocainomane, né la sorella terapeuta, nevrotica e compulsiva. È un gioco d’abilità che conosce a menadito. Il comico che ha a disposizione la più ampia risorsa di espressioni d’ascolto (imbarazzo, incredulità, fastidio) è un personaggio che nessuno vuole ascoltare. Grazie anche al copione inventivo (scritto con Francesca Marciano e Pasquale Plastino), nella seconda parte Verdone si sintonizza con più delicatezza con i sentimenti dei suoi personaggi: la solitudine di una ragazza madre, quella di un missionario precipitato da un continente, poverissimo e devastato, in una comunità di egoisti sazi e depressi. È l’unico, Verdone, stretto tra la competizione dei cinepanettoni e la disperazione di un cinema che sopravvive grazie all’inaspettato regalo di fenomeni Tv (Checco Zalone), a pescare nella tradizione profonda della nostra commedia, dallo sberleffo di Steno al sentimentalismo di Zampa. Ci fa squassare dalle risate mentre inocula in noi il sospetto della verità: temiamo che altri, da Paesi lontani, arrivino per strapparci le nostre ricchezze, ma viviamo, presidiandole, in uno spaventoso deficit di calore, affetto e allegria. Gli attori (soprattutto la Chiatti, la Finocchiaro, la Bonaiuto), sono strumentisti eccellenti, nelle sue mani: ma è proprio Verdone, in un duetto irresistibile con la Finocchiaro, a strappare l’ovazione, permettendosi anche di rifare Totò.


Commenti

  • 21 gennaio 2010, 17:42 di kubritch

    "... dalla delusione di un Verdone senza coraggio e senza idee..." " (La cosiddetta "Commedia all'italiana") Cavalcava il tragico passando per il ghigno, brutalizzava chi guardava con la ferocia dei cattivi, e fanculo il politicamente corretto, il clero e i papalini, gli onorevoli e i portaborse, gli uomini di potere e il boom." Un bacio in fronte ad Aldo Fittante. Sottoscrivo ogni parola del suo articolo su Film Tv, 2009 anno 18, n.2, pag. 20-23 Io credo di sapere perché la commedia italiana è diventata così annacquata. I registi sono comuni lavoratori terrorizzati al pensiero di perdere il posto di lavoro e i produttori pensano più all'incasso che al valore artistico (mi viene in mente una fulminante battuta in quella mediocre commedia americana che è "La dura verità", in cui il capo del network televisivo incita i suoi dipendenti a trovare idee redditizie essendo pressato dalle spese familiari). Impossibile che oggi nasca un altro Fellini, troppo eversivo. Oggi, sono tutti par-condicio e politically correct al servizio dei poteri forti. E' un processo inarrestabile al momento. Mi fanno pietà quei registi che si vantano di imparzialità politica. Buona notte, Italia.

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  • 13 gennaio 2011, 16:41 di walrus777

    Non si è molto capito questo commento ... A me sembra che uno dei pochi ad avere idee e in questo film anche coraggio sia proprio Verdone. Mah ... Poi ognuno la vede come vuole. A me risulta che l'unico che gliene ha dette quattro a Bondi è stato proprio Verdone. Repubblica di tre settimane fa. Moretti e Benigni ZITTI ...

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