Opinione di lord_windermere su Green Zone
Con Matt Damon, Jason Isaacs, Greg Kinnear, Brendan Gleeson, Amy Ryan, Khalid Abdalla, Michael O'Neill, Yigal Naor, Antoni Corone, Said Faraj
- negative [9]
- sufficienti [9]
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Sul film
Tutti sono diventati bravissimi a non vedere, non ascoltare, non percepire nulla di ciò che avviene oltre l’uscio di casa e con incoscienza un po’ sadica se ne vanno allegramente in vacanza dove, oltre il muro del villaggio, c’è fame, caos, disperazione, morte, violenza, mancanza di libertà, prostituzione come modo di sopravvivere, odio, ed uno enorme voglia di giustizia o di vendetta o di seminare terrore.
Niente e nessuno se non una sparuta manciata di giornalisti (quelli veri), scrittori e filmografi hanno ricordato, ricordano e ricorderanno che NON siamo in un periodo di pace. Ma si è quasi estinta del tutto la razza di coloro ricordano almeno qualche frammento di quel po’ di storia che con malavoglia si propina nelle scuole e università o, semplicemente, ha mantenuto un genuino buon senso che basterebbe per comprendere la storia contemporanea.
Ho ricordi vecchi di letture di oltre vent’anni fa, “semplici” romanzi, non tomi di storia o sociologia, in cui gli autori già vedevano del tutto chiaramente l’accogliente polveriera su cui parte del mondo stava costruendo la propria sicurezza: i resoconti di viaggio di Aldo Busi o, perfino nel genere fantascientifico, il ciclo di Dune di Frank Herbert, mi fecero vedere di quelle potenti irresistibili forze che un giorno si sarebbero potute scatenare, travolgendo l’intero assetto geopolitico mondiale.
Per questo vorrei che oggi film come Green Zone fossero classificati come film storici, film che, pur mantenendo il proprio genere, si distinguono per la capacità di mostrare, raccontare, ricostruire quelle tonnellate di “polvere” che vengono nascoste sotto il tappeto della stupidità.
Green Zone è fra l’altro un bel film di guerra, di spionaggio e di personaggi, un film intelligente perché mai si lascia tradire da inutili blandizie o condanne delle “logiche” politiche, ma racconta storie di persone, più che possibili se non vere.
Matt Damon è come una piccola quercia, cresce lentamente, ma può diventare un albero maestoso.
Commenti
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23 febbraio 2011, 05:02 di LAMPUR
Come già ribadito, salviamo l'impegno civico, ma affossiamo senza pietà l'impianto farsesco dell'intera pellicola. Al massimo cinque stelle "filanti"...
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23 febbraio 2011, 19:00 di lord_windermere
Sì, la quinta stellina è per l'importanza del soggetto, coraggioso ben oltre un semplice impegno civico; ma le altre quattro sono tutte per le caratteristiche cinematografiche.
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