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Paranormal Activity - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Giona A. Nazzaro

Paranormal Activity è un film decisamente tradizionalista. Nonostante la sua aria da reality horror in stile [REC] che deve più ai dogmi di Lars von Trier che ai videodiari zombi di George A. Romero. Lei, perseguitata da un... “fantasma”. Lui spera di catturare l’entità su nastro magnetico. Il fantasma di mezzanotte però s’infuria e inizia a giocare durissimo. Al buio: quando chi è sveglio si addormenterà (per citare Richard Matheson). Insomma: il classico triangolo horror con la bella contesa dal mostro. Aggiornando il precocemente usurato modello di The Blair Witch Project, Peli firma in realtà un parziale remake trasversale di The Entity, il mini-classico di Sidney J. Furie, sterzando poi all’improvviso verso L’esorcista (e senza dimenticare l’omaggio obbligatorio a La notte dei morti viventi). Rispetto alla tendenza attuale del cinema horror, tesa fra ultraviolenza e ironia citazionista, il neoregista ottimizza scaltramente le risorse giocando sull’invisibile e la ripetizione. Contraendo e dilatando il racconto (senza contare i finali alternativi che sono già in dvd). Peli sfrutta al massimo i tempi morti per queste sue scene da un matrimonio horror: battibecchi, incomprensioni, liti. L’intuizione registica principale di Paranormal Activity è che liberando la superficie dell’immagine di tutti gli orpelli, lo sguardo possa finalmente ricominciare a proiettare su di essa cose mai... viste. Il solito pregiudizio: l’assenza dell’immagine è più potente dell’immagine stessa. Assediata in un’unità di luogo claustrofobica, la videocamera esplora angoli e prospettive impossibili in piena luce. Nottetempo si congela invece in una ripresa monocromatica interminabile (tanto da far sospettare che Peli possa aver visto Sleep di Andy Warhol...). Come essere sintonizzati su un’agghiac­ciante Tv fantasma piena di canali vuoti lasciata accesa durante la notte a volume altissimo. Eppure Paranormal Activity, una specie di Poltergeist digitale, pur efficace e a tratti divertente, esibisce troppo il proprio funzionamento per spaventare davvero.


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