Opinione di supadany su Simon Konianski
Con Jonathan Zaccaï, Popeck, Abraham Leber, Irène Herz, Nassim Ben Abdeloumen, Marta Domingo, Ivan Fox, David Bass, Nassim Ben Abdelmoumen, Wlodzimierz Brodecki
- negative [1]
- sufficienti [4]
- positive [7]
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Sul film
VOTO : 6/7.
Di road movie siamo abituati a vederne tanti, ma questo, seppur lo sia solo in parte (intendo road movie), riesce a trovare la sua ragion d’essere grazie ad una serie di scelte davvero felici, in grado di rendere gradevole lo spettacolo con alcune punte di divertimento davvero notevoli.
Simon (Jonathan Zaccai) è una sorta di bamboccione, sicuramente non è proprio fortunatissimo, infatti è costretto a tornare a casa del padre (Popeck), senza lavoro, dopo che la sua donna l’ha lasciato per un ballerino di colore.
Il rapporto padre-figlio è abbastanza turbolento, l’anziano, profondamente legato alle sue origini ebraiche, cerca di trovargli una sistemazione, ma purtroppo il suo tempo sulla terra è agli sgoccioli.
Così, quando morirà, Simon si impegnerà a portare il suo cadavere in Ucraina per seppellirlo a fianco della sua prima donna amata.
Il viaggio attraverso l’Europa, con figlioletto e zii a carico, prevederà più di un imprevisto.
“Simon Konianski” poteva essere tranquillamente “solo” un film nella norma, date le linee guida della storia, ma invece è qualcosa di più, grazie ad una serie di trovate che l’arricchiscono continuamente.
Intanto parte assolutamente in altro modo (infatti il viaggio comincia poco prima della metà), mettendo in scena il personaggio di Simon e soprattutto il suo rapporto col padre che ben rappresenta le differenze tra vecchio e nuovo, tra tradizioni e spirito odierno, e solo successivamente parte lo scombinato viaggio.
E lungo tutta la pellicola troviamo alcuni spezzoni decisamente fantasiosi, passando dalla mente di Simon, che immagina l’ex compagna e il suo boy di colore realizzare diverse posizioni del kamasutra, alle comparsate dello spirito del padre lungo il viaggio, più tutta una serie di piccoli riquadri che colorano la storia (in parte si può dire in tutti i sensi, visti alcuni ambienti), strappando risate decise e provocando una discreta libidine cinefila.
E non manca nemmeno un attimo di serietà quando Simon e figlio si trovano a passare di fronte al lager dove l’anziano era stato imprigionato.
Bravi gli attori, spassosa la rappresentazione del nucleo ebreo (vedi anche lo zio che ha ancora paura di essere pedinato da spie tedesche), il tutto condito da un’irriverenza di fondo che ci sta benissimo.
Infine è gagliarda la colonna sonora, elettrizzante, ma anche ottimamente abbinata alle immagini (questo fino ai titoli di coda compresi), insomma non solo messa lì tanto per starci.
Dunque “Simon Konianski” non ha i crismi del grande film in senso stretto, ma possiede tante piccole cose in grado di farlo apprezzare.
Sulla regia di Micha Wald
VOTO : 6/7.
Parte da un'idea al più discreta ed è bravo a costruirci un film che è qualcosa di più.
Sull'interpretazione di Jonathan Zaccaï
VOTO : 6,5.
Bel personaggio, questo anche per merito suo.
Sull'interpretazione di Popeck
VOTO : 6++.
Fa quello che deve in maniera convincente.
Sull'interpretazione di Marta Domingo
VOTO : 6.
Adeguata.
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