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Splice - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Andrea Fornasiero

Torna nelle nostre sale Vincenzo Natali, che nel 1997 si era fatto una discreta fama grazie a Cube. Il cubo poi dissipata in opere meno felici. Complice il patrocinio del produttore Guillermo Del Toro, ha trovato fondi e opportunità per realizzare il film che avrebbe dovuto seguire proprio Cube. Si tratta di Splice, coproduzione franco canadese di gran livello, sia per l’ottima coppia Brody-Polley, sia per gli effetti speciali. Racconta di una creatura generata da due ricercatori aggiuntando (questo il significato del verbo splice) al genoma umano materiale genetico animale. La creatura Dren - ossia l’inversione di “nerd” - instaura con i suoi creatori un rapporto via via più complesso, fino a una sorta di triangolo incestuoso. Un indistricabile intreccio di eros e thanatos del resto è intrinseco alla sua natura, che la dota tanto di pungiglione velenoso quanto di ali bellissime. Realizzata con trucco e protesi, più che con effetti al computer, e modellata sull’androgina attrice Delphine Chanéac, Dren cattura lo sguardo dello spettatore. Da parte sua, Natali, tra fascinazioni cronenberghiane, porta la sua idea fino in fondo, facendosi perdonare le ingenuità della prima parte e virando la fantascienza e l’horror in un gioco al massacro da kammerspiel.


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