Rapt (2009)
Con Yvan Attal, Anne Consigny, André Marcon, Françoise Fabian, Alex Descas, Michel Voïta, Gérard Meylan, Maxime Lefrançois, Christophe Kourotchkine, Sarah Messens
La trama
Stanislas Graff , un ricco ereditiere e presidente di un colosso industriale col vizio del gioco d'azzardo, viene sequestrato da un commando di criminali a pochi metri da casa sua. I rapitori chiedono 50 milioni di euro, ma il consiglio di amministrazione della compagnia, presieduto ad interim dal braccio destro di Graff, si rifiuta di intaccare il capitale sociale, offrendo al massimo la somma di 20 milioni (il patrimonio personale del presidente). Inizia così una snervante trattativa tra familiari e rapitori che si protrae per alcune settimane, mentre la polizia fa di tutto per impedire il pagamento del riscatto.
L'opinione più votata
Di joseba scritta il 01/12/2009 - utile per 1 utenti
Voto al film: 
Come accennato, Belvaux non è nuovo al polar-thriller: non solo il già menzionato Cavale, tassello centrale della trilogia, ma anche lo splendido noir sociale del 2006 La raison du plus faible. In questi due film il cineasta e attore belga (protagonista del primo e presente nel secondo con un ruolo tutt'altro che irrilevante) approcciava il genere dal basso, mostrando un relitto della lotta armata intenzionato a continuare l'attacco al capitale da solo (Cavale) e descrivendo il fallimentare tentativo di rapina a un'acciaieria di tre emarginati in un quartiere industriale di Liegi (La raison du plus faible). Militanza politica fuori tempo massimo e sogni di rivalsa proletaria costituivano le linee guida su cui plasmare il genere in chiave politica. Pur non snaturando l'approccio politico (il discorso di fondo rimane immutato: il sistema capitalista prescinde dai singoli individui limitandosi ad usarli), Rapt integra i due polar precedenti spostando l'attenzione su un altro strato sociale: non più il proletariato urbano, ma l'alta borghesia e il padronato nei loro addentellati con le istituzioni e il potere.
Quello che conta in Rapt non è soltanto l'aspetto umano della vicenda (un uomo influentissimo che si trova esautorato e abbandonato da un giorno all'altro), ma anche i meccanismi di difesa messi in atto dal sistema: il consiglio di amministrazione del gruppo, le alte cariche politiche e gli organi di polizia ostacolano con disarmante compattezza ogni tentativo di cedere alla richiesta dei rapitori. Ne va della loro forza economica, della loro reputazione pubblica, della loro efficienza: il sistema può sacrificare il singolo, ma non deve fare a meno della sua efficacia. Non può essere depotenziato. Alla messa al bando della pedina debole collaborano naturalmente i mezzi d'informazione, braccio mediatico del potere: stampa e televisione sfruttano le inchieste della polizia per gettare fango su Graff, trasformandolo nella caricatura del ricco playboy che sperpera i beni del gruppo giocando a poker, facendo la bella vita e circondandosi di amanti appariscenti. ESPANDI +
1 dicembre 2009 Opinione di joseba su "Rapt"
Ispirato al celebre "Affaire Empain" (il sequestro avvenuto nel 1978 del barone e uomo d'affari Édouard-Jean Empain, all'epoca direttore generale del gruppo Empain-Schneider), Rapt è il settimo lungometraggio di Lucas Belvaux, attore, sceneggiatore e regista belga autore della famosa trilogia del 2002 (comprendente la commedia Un couple épatant, il polar Cavale et il mélo Après la vie). Rapt segue molto da vicino la vicenda del rapimento Empain senza...
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