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Opinione di Snaporaz68 su Marrakech Express





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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25/01/2011 voto al film: voto buono

Sul film

Altro capitolo a glorificare il senso filosofico del viaggio, altra digressione sul potere catartico della fuga. Marrakech Express è un buon amalgama tra sentimento del tempo passato e ampliamento dei limiti dei propri orizzonti del presente. E’ l’amicizia il collant di questo gruppo d’attori, che si ritrovano in maniera evidente in un mistico stato di grazia. Amicizia che fa scapicollare un gruppo di quattro trentenni milanesi Gigio Alberti, Fabrizio Bentivoglio, Giuseppe Cederna e Diego Abatantuono alla ricerca di un quinto, che credono recluso in una prigione a Marrakech, un certo Rudi, interpretato da Massimo Venturello. Fa loro da guida la donna di quest’ultima una indecifrabile e ambigua Cristina Marsillach, golosa di cioccolato. La bravura di Salvatores sta nel valicare gli angusti confini italioti e approfittare della sceneggiatura di Mazzacurati, Contarello, Monteleone per fare muovere i nostri eroi (“riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?”) attraverso La Francia, la Spagna e infine il Marocco. E poi ogni personaggio affina nel tempo le sue caratteristiche: il padre di famiglia iperprotettivo che si rifugia nello studio delle stelle (in una scena che ricorda Rebel without a cause), il rivale in amore che sceglie l’eremitaggio, il bauscia che fa il gradasso ma poi fa le cavolate più grosse (“Chi doveva pensare alla benzina? Tu!…Ecco!”) e infine il trentenne in crisi esistenziale che si lascia abbindolare da un sorriso. Salvatores è attento a creare delle linee di movimento tra i diversi caratteri lavorando non solo sui dialoghi ma anche nei piccoli gesti e movimenti. Alcuni episodi sono davvero irresistibili (la rapina al supermercato, la visita ai luoghi spagnoli dove sono stati girati tanti spaghetti western, la partita di calcio per riconquistare il tubo) e Diego Abatantuono ruba ai suoi compagni la scena con una serie fulminante di battute ironiche e movimenti da cartoons. Il film cede un po’ nella incompiutezza delle figure di Rudi e compagna (le motivazioni di Rudi e i flashback sulla occupazione a scuola sembrano un poco estranei a tutto il resto così come la recitazione di Cristina Marsillach) e nel sottofinale lieto con la trivella che poteva anche essere evitato senza pregiudicare il successo di pubblico. La formula vincente verrà bissata con Mediterraneo che porterà a casa addirittura l’Oscar per il miglior film straniero (giuria forse un po’ generosa, ma onestamente è stato premiato ben di peggio).
Musiche aderentissime alla narrazione (L’anno che verrà di Lucio Dalla, La Leva Calcistica della Classe 68 e soprattutto Roberto Ciotti e il suo No More Blues che apre il film) e atmosfera alla Fandango di Kevin Reynolds per buoni 2/3 della narrazione. E’ un peccato che il cinema italiano non abbia percorso questa strada tracciata da Salvatores e si sia accartocciato su provincialismi e melodrammi intimistici. 


SI

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