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L'immortale - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Giona A. Nazzaro

Il polar gode di buona salute in Francia. Ispirato parzialmente alla vicenda di Jacky Imbert, un gangster marsigliese sopravvissuto miracolosamente a un agguato in un garage, meritandosi così l’appellativo di “immortale”, il film di Richard Berry è un muscolare noir immerso nel sole e nei sapori di Marsiglia, città contro i cui abitanti Luigi XIV puntò i cannoni per difendersi. Imbert diventa così Charly Matteï cui Jean Reno presta la sua presenza rocciosa. Intorno a lui uno stuolo di facciacce patibolari che da sole basterebbero a reggere qualunque film. Prodotto dalla EuropaCorp di Luc Besson, il cui marchio di fabbrica si riconosce purtroppo nei flashback effettati e nel montaggio incomprensibile dell’attentato a Reno, L’immortale non sarà all’altezza dei recenti lavori di Richet o di Audiard ma il prezzo del biglietto lo vale tutto. Vendetta micidiale dai sapori ancestrali al profumo di pastis e salsedine condita da scambi di battute quasi miliusiani, evidenzia il pregevole polso di Berry che mette in scena tradimenti e sangue con una schiettezza mascagniana tracciando, alla stregua di Guédiguian, precisi contorni politici al suo film. Senza contare un’irresistibile notazione sull’Inter e Materazzi.


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