Rizwan Khan, affetto da una forma di autismo, vede la sua famiglia distrutta dall'intolleranza post 11/9. Intraprende allora un'odissea per incontrare il presidente.
La recensione di FilmTv
Di Erica Re - FilmTV n. 48/2010
Siamo tutti americani. È questo il collante con cui, all’indomani della tragedia che ha fatto dell’America un campo da risiko, il popolo statunitense e non solo si è stretto in quei giorni terribili. I bianchi con i neri. I cattolici con i musulmani. Ma si sa, trovare un capro espiatorio, un parafulmine su cui scaricare le proprie frustrazioni e la propria rabbia è certo un buon antidoto al dolore. E a pagarne le spese, naturalmente, è stata in primis la stessa comunità islamica. Ne fa parte Khan, indiano mite ma per nulla remissivo, che soffre della sindrome di Asperger.
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Il che non vuol dire che è matto, semplicemente non capisce certe cose ma in compenso gli è molto chiaro il fatto per cui al mondo ci sono solo persone buone o cattive. Tutto il resto è noia. A colorargli il mondo, ci pensano una moglie meravigliosa di religione induista, Mandira, e il figlio di lei, trasformato poi in vittima della guerra al terrore al pari dei civili morti sulle Torri o dei soldati ammazzati in Afghanistan. Da lì per il protagonista (una sorta di Forrest Gump del nuovo millennio), la forza per attraversare l’America al grido di «il mio nome è Khan e non sono un terrorista». E contemporaneamente per il regista, Karan Johar, lo spunto per riprendere in mano il tema forse a lui più caro, e cioè il coagulo di legami e affetti che tiene al riparo una coppia dalle intemperie esterne. Ma sono tantissimi gli argomenti su cui si inerpicano il cineasta e i protagonisti (due diamanti dello star system bollywoodiano come Shahrukh Khan e Kajol). Innanzitutto una riflessione sul mondo pre e post 11 settembre (quasi fosse uno spartiacque storico al pari della nascita di Cristo), il bisogno dilagante di umanità (merce rara ormai) e anche la necessità (e la volontà) di condivisione del dolore. Certo, l’impasto è tipicamente Made in Bollywood, con tanto di uso sfrenato di ralenty, happy end al limite dello zuccheroso e gusto coreografico che sinceramente lo stomaco occidentale non ha ancora imparato a digerire. Detto ciò, il film ha indubbiamente un cuore grande. E poi forse è ora di smetterla di guardare alla tragedia da una posizione “domestica”, per non dire dire ombelicale.
L'opinione più recente
Di barabbovich scritta il 26/11/2010
Voto al film: 
Cresciuto seguendo l'insegnamento materno secondo il quale nel mondo l'unica vera distinzione tra gli uomini è quella tra buoni e cattivi, Rizwan Khan - afflitto da una forma lieve di autismo nota come sindrome di Asperger - promette a sua madre che riuscirà a vivere un'esistenza felice. I suoi intenti sembrano realizzarsi quando, lasciata l'India per S.Fancisco, incontra Mandira (Kajol), giovane madre con figlio al seguito. Alla morte violenta di quest'ultimo, avvenuta all'indomani dell'11 settembre a causa del montare dell'intolleranza etno-religiosa, la donna ingiunge a Khan: "vai a dire al Presidente degli Stati Uniti 'io sono Khan e non sono un terrorista'. Lui la prende in parola, girando per tutto il Paese in attesa di incontrare il presidente.
Chi ha una minima familiarità con i prodotti dell'industria cinematografica più prolifica del mondo non avrà difficoltà a rintracciare nel film diretto da Karan Johar tutti gli stilemi del cinema di Bollywood: colori sgargianti, stile narrativo da fotoromanzo, musiche a go go. Mancano soltanto i balletti e ci sarebbe stato tutto. Il film, che è una via di mezzo tra Forrest Gump e Rain man, si lascia comunque vedere: non gli difettano ritmo e ironia (il protagonista prima di copulare legge il "Manuale del sesso per i negati"), alcune trovate sono notevoli (con Khan che, sapendo riparare quasi tutto, inventa una bicicletta per pompare via l'acqua) ma l'insieme, a partire dalle riflessioni sulla discriminazione religiosa e sull'intolleranza diffusa dopo l'11 settembre, rasenta costantemente banalità e qualunquismo e a poco serve la notevole performance di Shahrukh Khan, l'attore indiano più noto.