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Due vite per caso (2010)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Due vite per caso: assente
Ritmo ritmo in Due vite per caso: presente
Impegno impegno in Due vite per caso: minimo
Tensione tensione in Due vite per caso: minimo
Erotismo erotismo in Due vite per caso: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto sufficiente a Due vite per caso

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a Due vite per caso (voti: 12 media: 2,83) 12

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La trama

Matteo è un venticinquenne che vive con disagio una stagione di scelte cruciali e attende che qualcosa arrivi a rivoluzionare la sua esistenza. Poi un evento traumatico - il tamponamento di un auto con a bordo due poliziotti in borghese - altera il corso delle cose e Matteo inizia a vivere una sorta di doppia esistenza, come se il suo destino prendesse due biforcazioni diametralmente opposte. 

Come spesso capita agli esordienti, perdipiù cinefili, la carne al fuoco gettata nel pentolone del debutto cuoce troppo o troppo poco, attorcigliandosi o rilasciando sangue.

La recensione di FilmTv

Di Aldo Fittante - FilmTV n. 18/2010

Come spesso capita agli esordienti, perdipiù cinefili, la carne al fuoco gettata nel pentolone del debutto cuoce troppo o troppo poco, attorcigliandosi o rilasciando sangue. Nella sua opera prima Alessandro Aronadio (già aiuto di Roberta Torre per Sud Side Stori e di Tornatore per Malèna) infila il mitico Gianluca (il locale che fa da collante alle varie storie si chiama Aspettando Godard, che è stato altresì il titolo di lavorazione) e il grande Truffaut (omaggiato con la sequenza finale di I 400 colpi commentata dal critico/se stesso Tatti Sanguineti), s’ispira liberamente al racconto Morte di un diciottenne perplesso di Marco Bosonetto (che firma il copione assieme al regista) e ri-costruisce una serie di percorsi del protagonista Matteo, giovane carico di rabbia in cerca di un’identità e del senso della vita. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di giancarlo visitilli scritta il 09/05/2010 - utile per 4 utenti

Voto al film: voto sufficiente

Liberamente ispirato ai fatti del G8 di Genova del 2001 e al libro “Morte di un diciottenne perplesso” di Marco Bosonetto, oltre che ad essere stato molto apprezzato alla scorsa Berlinale, è l’opera prima di Alessandro Aronadio.
I pretesti, e quindi la costruzione del film, sono gli stessi del bellissimo Sliding Doors (1998): piove e Matteo e il suo amico corrono in macchina, per raggiungere il pronto soccorso. Tamponano un’auto della polizia con due agenti in borghese che, a dir poco indispettiti, decidono di picchiare selvaggiamente i due ragazzi. L’alternativa: Matteo potrebbe frenare in tempo e il peggio, forse, sarebbe evitato. Insomma, due possibili scelte per il giovane precario Matteo Carli, una sorta di sfida doppia, per un giovane disadattato ventiquattrenne, che “tira a campare”, lavorando in una serra, ed ogni giorno deve inventarsi un perché in situazioni e ambienti saturi di prospettive alcune.  
Atipico nello stile, il giovane regista Aronadio è molto bravo a fotografare il disagio, e in particolar modo quello giovanile. Non solo perché, è cronaca di questi giorni, il giovane attore, Lorenzo Balducci é al centro delle cronache, in seguito alle accuse per cui il padre Angelo lo avrebbe favorito nella carriera cinematografica, in realtà è per la giovane promessa di Alessandro Aronadio che si può dire “buona la prima”, soprattutto in rapporto alla capacità di raccontare, non affatto in modo banale, la precarietà giovanile del Belpaese.
Ci sono, nel film, molti riferimenti letterari e cinematografici: non è un caso, per esempio, che Matteo viva nell’ eterna e passiva attesa di un’occasione, frequenta un locale che si chiama “Aspettando Godard”. Ma come non pensare anche a La rabbia giovane (1973) di Malick, visto che la storia non fa altro che mostrarci una sorta di attesa di una rivoluzione, che in realtà non esiste e a cui non si sta neanche tentando di dar vita? Ne deriva, senza possibilità di evitarla, appunto, quella rabbia giovane, non affatto giovanilistica, ma capace di essere rappresentativa di un’Italia in cui tanti, come Matteo, sono sottomessi alla dura legge dell’impossibilità di scelta. Si tratta della reale condizioni in cui le possibilità per costruirsi un futuro dipendono sempre più spesso da imposizioni di una società cieca e accecante. Motivo per cui, anche Matteo, come Antoine Doinel de I 400 colpi (1959) di Truffaut, nel finale, congelato in un frame, con lo sguardo in macchina, sembra voler interloquire con lo spettatore, per chiedergli: “Con quale diritto mi giudichi?”. Nessuno sarà pronto a scagliare alcuna pietra.
Giancarlo Visitilli
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SI

Opinioni su Due vite per caso


29 aprile 2012 Opinione di alan smithee su "Due vite per caso"
alan smithee

Spesso un gesto banale puo' creare le condizioni per stravolgerti letteralmente, nel bene e nel male, tutto il resto della tua vita. Questa considerazione, magari banale, ma a pensarci bene piuttosto inquietante, era la base interessante del film di successo Sliding Doors, ed e' anche il punto di partenza - dunque tutto fuorché nuovo ma neanche banale - del film d'esordio di Aronadio, prodotto dai fratelli Falchi (Anna & brother). Da un banale talmponamento (o al contrario da una...

voto al film: alan smithee assegna il voto mediocre a Due vite per caso (2010)

nessun commento
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6 giugno 2010 Opinione di barabbovich su "Due vite per caso"
barabbovich

In una notte di pioggia a Roma Matteo (Balducci), che sta accompagnando all'ospedale l'amico Sandro (Cicogna), tampona l'auto di due poliziotti in borghese, i quali reagiscono con un pestaggio. Scattano denuncia e controdenuncia e Matteo non riesce a sedare la rabbia per l'accaduto. Anzi no. L'auto si ferma a pochi centimetri da quella dei due poliziotti, la vita di Matteo prende un altro corso e le frustrazioni per lo scarso guadagno presso il vivaio dove lavora lo inducono ad accettare la...

voto al film: barabbovich assegna il voto sufficiente a Due vite per caso  (2010)



9 maggio 2010 Opinione di almodovariana su "Due vite per caso"
almodovariana

Una storia un po' inconcludente liberamente ispirata ai fatti del G8 ma anche no. L'unico aspetto valido è il disagio giovanile impersonato dal bravo Lorenzo Balducci.

voto al film: almodovariana assegna il voto sufficiente a Due vite per caso  (2010)

nessun commento
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9 maggio 2010 Opinione di giancarlo visitilli su "Due vite per caso"
giancarlo visitilli

Liberamente ispirato ai fatti del G8 di Genova del 2001 e al libro “Morte di un diciottenne perplesso” di Marco Bosonetto, oltre che ad essere stato molto apprezzato alla scorsa Berlinale, è l’opera prima di Alessandro Aronadio. I pretesti, e quindi la costruzione del film, sono gli stessi del bellissimo Sliding Doors (1998): piove e Matteo e il suo amico corrono in macchina, per raggiungere il pronto soccorso. Tamponano un’auto della polizia con due agenti...

voto al film: giancarlo visitilli assegna il voto sufficiente a Due vite per caso  (2010)

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