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Exit Through the Gift Shop (2010)

[Exit Through the Gift Shop, USA, Gran Bretagna 2010, Documentario, durata 87']   Regia di Bansky
Con Banksy, Shepard Fairey, Rhys Ifans, Space Invader



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Exit Through the Gift Shop: presente
Ritmo ritmo in Exit Through the Gift Shop: presente
Impegno impegno in Exit Through the Gift Shop: minimo
Tensione tensione in Exit Through the Gift Shop: assente
Erotismo erotismo in Exit Through the Gift Shop: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Exit Through the Gift Shop

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Exit Through the Gift Shop (voti: 18 media: 4,28) 18

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Clip 1 Originale | I primi 5 minuti

Exit Through the Gift Shop Clip 1  Originale  |  I primi 5 minutiplay

23/05/2011

Rai 5: stasera Exit through the gift shop, domani Once We Were Strangers (l'opera prima di Crialese)

L'avvento del moltiplicarsi dei canali, offerti gratuitamente dal digitale terrestre, fa riscoprire anche alla Rai la sua mission di servizio pubblico. E così capita che mentre nel primo...

di Spaggy

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La trama

La storia di come un eccentrico negoziante francese, filmmaker amatoriale, abbia cercato di localizzare e conoscere Bansky, il celebre artista londinese specializzato in street art, per poi ritrovarsi fatto oggetto a sua volta di un film. Con riprese esclusive di Bansky, Shephard Fairey, Invader e di molti altri graffiti artists "catturati" durante l'esecuzione dei loro lavori.  

L'opinione più votata

Di Marcello del Campo scritta il 26/06/2011 - utile per 20 utenti

Voto al film: voto ottimo

 
 Tonight the streets are ours, questa notte siamo noi le strade. Richard Hawley non l’ha composta per i graffitisti, è una canzone sentimentale, ma Banksy (o chi ha davvero diretto il film) la inserisce come colonna sonora di una storia più lontana nel tempo, quando lui era ancora in fasce. Del genio del Vandalismo, - della sua persona, maschera, fisiognomia, voce, - si sa poco, una leggenda dell’arte moderna di strade non può esporsi così facilmente in pubblico, perché è un artista ‘ricercato’ anche nel senso petroliniano, ricercato nelle modalità di assalto al sistema con le armi delle pratiche sovversive, ricercato dagli organi del potere che lui contrasta con l’agilità di un Raffles dello stencil, del collage rivoluzionario, dei pannelli monumentali alti come grattacieli, delle cabine telefoniche tagliate a metà con  il flex e rimontate sghembe: roba che i galleristi di tutto il mondo hanno acquistato, anche Sean Penn e altri divi hanno fatto la fila di due ore per vedere il padiglione-Bansky, a Los Angeles.
La storia inizia prima del film e qualcosa devo raccontarla, perché Banksy e Brainwash [di quest’ultimo parlerò dopo] non hanno inventato nulla, hanno proseguito con nuove armi e nuovi mezzi ciò che altri artisti avevano cominciato a produrre venti anni prima.
 
1971. […] la vernice spray inaugura l'era delle style wars o guerre di stile, per il predominio d’intervenire sulle linee della metropolitana, nei depositi ferroviari, che hanno fatto conoscere il fenomeno del writing così come oggi noi lo conosciamo. […] Nei primi pitto-scrittori di strada non vi era la consapevolezza di porre un significato compiuto a ciò che stavano facendo; dipingere per loro era un modo di essere lì in quel momento: il subway e il Nome (scelto e non imposto) divennero il mezzo della loro emancipazione. Una spinta a emergere che i writers chiamano getting up, e che incarna ancora oggi il senso di sfida attorno a cui ruota il concetto di rispetto tra i writers, misurato non sui valori economici - come la competizione di stampo produttivista impone - ma sullo stile, concentrato di creatività, capacità e comportamento. Il Nome rappresenta ciò che Norman Mailer definì nel 1974 the faith of graffiti: scegliendo un Nome ogni writer mette in scena se stesso secondo l'identità a lui più congeniale; le mura, i vagoni della metro e le superfici della città sono deputati al dialogo o al conflitto, i luoghi ove si consolidano o si compromettono ogni volta rapporti di solidarietà e/o di ostilità reciproca.” [Valerio Dehò, Words, MAT Edizioni, 2010]
 
Tra la fine dei Sessanta e i primi Settanta nasce l’arte di lasciare tracce di linguaggio murale, ferroviario, dovunque si possa verniciare spray: sono i graffitisti, l’ultima generazione del popolo delle caverne kubrickiane, al pari della scimmia sono capaci di slanci pacifisti, niente femori che si trasformano in armi improprie. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Exit Through the Gift Shop


12 dicembre 2011 Opinione di zombi su "Exit Through the Gift Shop"
zombi

esemplare che uno dei graffitari più imprendibili del mondo decida di prendere in mano la situazione..... c'è sempre un inizio e una fine. una fine che porta a qualcosa. in questo caso ad una montagna di soldi. un perfetto sconosciuto, tal thierry guetta, francese tracagnotto con le sembianze rom, vada in america e si stabilizzi a los angeles. città del sogno per antonomasia. o dell'incubo come ormai tutti sanno. materiale intangibile che si mescola e non sempre si hanno le armi a...

voto al film: zombi assegna il voto buono a Exit Through the Gift Shop (2010)

nessun commento
[utile per 4 utenti]

11 settembre 2011 Opinione di iosif su "Exit Through the Gift Shop"
iosif

Il film di Banksy è una cosa molto più articolata di un documentario su di sé o sulla street art. Ma è anche il modo più appropriato ed efficace per fare un documentario su Banksy e la street art, rispecchiandone lo spirito situazionista. Thierry Guetta, francese trapiantato a Los Angeles, registra compulsivamente tutto ciò che vede e che vive, riprende ogni cosa, colleziona centinaia di nastri da chiudere dentro degli scatoloni e non ...

voto al film: iosif assegna il voto buono a Exit Through the Gift Shop (2010)

nessun commento
[utile per 5 utenti]


9 settembre 2011 Opinione di renfield su "Exit Through the Gift Shop"
renfield

Un documentario su un tizio che voleva fare un documentario sulla persona che ha girato questo documentario. Il tizio è tale Thierry Guetta, in arte Mr. Brainwash. L'autore del film è lo street artist Banksy, ormai diventato una star internazionale che nonostante tutto continua a tenere segreta la sua identità. Un gran bel documentario che parte dal racconto dell'arte di strada e sfocia in discorsi molto più generali sull'arte, sul talento artistico e su come...

voto al film: renfield assegna il voto buono a Exit Through the Gift Shop (2010)


26 giugno 2011 Opinione di Marcello del Campo su "Exit Through the Gift Shop"
Marcello del Campo

   Tonight the streets are ours, questa notte siamo noi le strade. Richard Hawley non l’ha composta per i graffitisti, è una canzone sentimentale, ma Banksy (o chi ha davvero diretto il film) la inserisce come colonna sonora di una storia più lontana nel tempo, quando lui era ancora in fasce. Del genio del Vandalismo, - della sua persona, maschera, fisiognomia, voce, - si sa poco, una leggenda dell’arte moderna di strade non può esporsi così...

voto al film: Marcello del Campo assegna il voto ottimo a Exit Through the Gift Shop (2010)

nessun commento
[utile per 20 utenti]


19 febbraio 2010 Opinione di momasu su "Exit Through the Gift Shop"
momasu

Spassosissimo mockumentary del geniale e talentuoso artista Banksy. Lucida analisi sulla (street)art, su ciò che sta diventando, sui suoi protagonisti, su chi travisa e chi specula, con uno stile ironico e critico. Quando arte, humour e politica producono un cocktail perfetto.

voto al film: momasu assegna il voto ottimo a Exit Through the Gift Shop  (2010)

1 commento


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