How I Ended This Summer (2010)
Con Grigoriy Dobrygin, Sergei Puskepalis, Igor Csernyevics, Ilya Sobolev, Artyom Tsukanov
La trama
Sergei, un meteorologo, e Pavel, uno studente, sono i soli due abitanti di una stazione polare su un'isola nell'oceano Artico e attendono la nave che li deve prelevare. Sergei è ansioso di tornare dalla moglie e dal figlio dopo un soggiorno durante molti anni, mentre Pavel vuole essere certo di potersi vivere l'avventura che ha sempre sognato. Un giorno Pavel viene informato via radio di un messaggio molto serio per Sergei e che non osa dirgli, sperando che l'arrivo della nave faccia sì che il gravoso compito non sia suo. Ma poco dopo apprende con sgomento che la nave non potrà arrivare e che la partenza è rimandata. Di un intero anno.
L'opinione più votata
Di Marcello del Campo scritta il 12/07/2011 - utile per 12 utenti
Voto al film: 
Le attrezzature per il monitoraggio dei dati telemetrici, sullo sfondo nitidissimo azzurro-turchese del cielo sopra l’orizzonte che si perde, annegando nell’apparente infinito biancore, - gru, filari di capannine simili a alveari, pali svettanti in un cielo senza nubi, che sembra stare fermo alla nascita del mondo, fili elettrici -, figurano allo spettatore del mondo abitato come l’ordinato caos primigenio dal quale ebbe origine la Terra.
L’occhio inganna chi ignora come è fatta una stazione meteorologica, se ha il senso dell’arte ci vede la formicolante vita cellulare che anima le tele di Klee, ma, ad uno sguardo secondario, si accorge che quello è l’ambiente umano in cui due uomini, l’esperto Sergej Vitalievich e il giovane apprendista Pavel, rilevano i dati da inviare quotidianamente, tramite un sistema trasmittente, alla rete Meteosat: numeri, solo numeri per i profani, in realtà dati sulla temperatura, la pressione dell’aria, l’umidità atmosferica, la velocità e la direzione del vento, la quantità di pioggia caduta.
Sul fragile traliccio di una trama che si può raccontare in poche parole e due soli attori, Aleksey Popogrebsky avvince poeticamente con un film privo di azione e quasi muto, tranne la trasmissione degli aridi dati numerici, che, se il paesaggio non fosse il protagonista eternizzato in impercettibili mutamenti, potrebbe interessare solo gli addetti ai lavori della scienza meteorologica.
Impercettibili mutamenti, ma, nel ciclo dell’alternarsi delle stagioni, il Polo esplode in matasse furibonde di ghiacci che il vento solleva ad altezze in cui l’occhio umano si perde; niente alberi né movimenti selvaggi di foglie e di rami; i tralicci resistono all’urto delle tramontane selvagge; si salvano le case degli addetti al lavoro, fabbricate per garantire la vita di quelli che altrimenti impazzirebbero nella solitudine a due.
Accadde un giorno, racconta Sergey al Pavel, che qualcuno impazzì e sparò un colpo di fucile – “c’è ancora sul soffitto il foro del proiettile.”. Non morì nessuno, muori se incontri l’orso bianco – non devi allontanarti, segnala i dati.
Due uomini diversi: l’esperto stagionale e la matricola. L’uno segna i numeri all’antica – matita e calcolo; l’altro usa i computer e, a tempo perso (lì, tutto il tempo è perso, gli uomini si perdono) gioca con i videogame.
Tra i due c’è il gelo: Sergey è silenzioso, Pavel è estroverso e cerca un varco nel sordo mondo dell’altro. Il film è parente gelido del teatro di Pinter (Il calapranzi), di Beckett anche (Atto senza parole), gemello dei film a due, come Caccia sadica di Losey o Duello nel pacifico di Boorman. ESPANDI +
12 luglio 2011 Opinione di Marcello del Campo su "How I Ended This Summer"
Gli uomini sono puntini in movimento nella panoramica orizzontale in campo lunghissimo che riprende il paesaggio polare della stazione meteorologica Archym, Oceano Artico. Le attrezzature per il monitoraggio dei dati telemetrici, sullo sfondo nitidissimo azzurro-turchese del cielo sopra l’orizzonte che si perde, annegando nell’apparente infinito biancore, - gru, filari di capannine simili a alveari, pali svettanti in un cielo senza nubi, che sembra stare fermo alla nascita del...
voto al film: 
19 febbraio 2010 Opinione di momasu su "How I Ended This Summer"
Splendida partitura a due nei gelidi paesaggi artici. La stazione metereologica dove è ambientata non è che un pretesto per metterci a confronto con un lascito devastante del passato che ha contaminato la terra e gli animi. Profondamente russo, profondamente universale.
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