Opinione di spopola su Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni
Con Naomi Watts, Anthony Hopkins, Josh Brolin, Antonio Banderas, Freida Pinto, Anna Friel, Lucy Punch, Ewen Bremner, Eleanor Gecks, Christian McKay, Gemma Jones
- negative [19]
- sufficienti [18]
- positive [21]
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Sul film
Il problema Woody Allen si ripresenta ogni anno con cadenza millimetrica, proprio come le epidemie influenzali e il variare delle stagioni. E se per lungo tempo qui in Europa sono state le prime lagunari brezze settembrine (la Mostra del cinema di Venezia intendo) ad ospitare in anteprima quasi tutte le sue opere, da qualche anno ha preferito invece optare per un’altra spiaggia balneare e una differente stagione (Cannes e la primavera inoltrata che sconfina nell’estate) per lui evidentemente adesso più “redditizia” e “confacente”. Cambia cosi lo scenario e il clima, ma purtroppo si differenzia di poco il risultato, stanco e ripetitivo quasi sempre, nonostante l’indiscussa qualità della sua scrittura che rimane di uno standard elevato, ma che avvince ed appassiona sempre meno, e a volte risulta persino un po’ irritante (parlo a titolo personale, ovviamente, perché per quel che mi riguarda, “il ricordo nostalgico” dei bei tempi che furono rendono ancor meno entusiasmante la piatta confezione quasi seriale del presente).
Stacanovista della macchina da presa come pochi altri, infatti, sembra che non possa proprio esimersi dallo sfornare la sua pellicola “d’annata”, un po’ come si fa con i piatti delle ricorrenze celebrative di certi ristoranti che modificano solo un tantino la figura riprodotta senza altre sostanziali variazioni, di fatto rendendoli così non solo monotonamente uniformi fra di loro, ma anche assolutamente interscambiabili se non per la data di produzione. Segno evidente che la sua non è una pressante esigenza creativa dovuta a un “eccesso” di ispirazione di un esuberante estro artistico in costante movimento, ma bensì (e credo proprio di non sbagliarmi) il risultato di un bisogno di carattere più strettamente alimentare (per “poter tirare quattro paghe per il lesso”, insomma), visto che di nuovo c’è sempre molto poco dentro e che deve ogni volta arrampicarsi sugli specchi ed ingegnarsi parecchio per tirar fuori un’ideuzza decente sulla quale poter costruire poi le nuove storie assemblando ritagli di una intelligenza di eccellente levatura, ma che ormai ha già quasi del tutto spremuto e dalla quale forse rimane pochissimo da tirare ancora fuori, anche per colpa di una capacità inventiva che con gli anni si sta facendo sempre più fiacca e meno incisiva.
Sconsolato tramonto dunque di uno dei più strepitosi talenti della cinematografia mondiale del novecento che si ostina ad essere iperattivo ad ogni costo anche quando latitano le idee, ed è così costretto a riciclarsi con la consueta bravura nell’impaginazione, certo, difficile poter negare questo, e persino con qualche momento divertente e “ineccepibile” che riecheggia agli anni d’oro, ma anche con tanta (troppa) stancante tediosità che potremmo definire del “risaputo”.
E’ una premessa a mio avviso necessaria questa, che qualcuno troverà ingiusta e un tantino cattivella, persino “inopportuna” (sicuramente un po’ provocatoria, non lo nego), che mi consente di introdurre il mio discorso su Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni uscito sui nostri schermi solo nell’autunno scorso, ma che potrebbe benissimo essere utilizzata anche per molte delle altre sue più recenti imprese cinematografiche senza bisogno di modificarla di una virgola, segnale evidente di un’“accorata delusione” che devo assolutamente esternare in qualche modo. Mi auguro semmai vivamente che possa essere sconfessata (perché nonostante tutto continuo ad “amarlo” questo piccolo ometto con gli occhiali tutto cervello e tanto corrosivo vetriolo) da ciò che nel frattempo ha realizzato (e sta già producendo per il futuro). A Cannes è infatti già passato con successo il suo Midnight in Paris che, stando almeno a quello che si è letto – ma non mi fido più molto della critica, stretta nella morsa del “mito” e per questo spesso incapace di esprime un giudizio oggettivamente ponderato – dovrebbe essere di molte spanne superiore (conferma che arriverebbe anche dai positivi risultati degli incassi in patria ritornati ad essere decenti dopo molto tempo) a questa sua commediola agra ma un tantino stantia e persino un po’ noiosa a tratti (a mio avviso uno dei punti più bassi da lui raggiunti, che ovviamente – e anche questo è necessario evidenziarlo - per la “maestria” anche tecnica della messa in scena rimane comunque molto superiore alla media dei prodotti più omogeneizzati della cinematografia contemporanea). Lo aspetteremo poi di nuovo al varco con ciò che è già in fase avanzata di lavorazione, ovvero la sua ulteriore fatica che lo vede impegnato proprio qui in Italia, con generoso dispiego di nostrane star nel cast.
Dal suo punto di vista lui, che continua a “saper fare molto bene” il suo mestiere (anche se purtroppo con molta meno “vocazione” ed estro), ha ragioni da vendere e da rivendicare (ne ha tutto il diritto intendo) e fa altrettanto bene anche a “sfruttare” i contributi per le promozioni “turistiche” corrispondenti alle differenti ambientazioni che ormai sempre con maggiore evidenza orientano le sue recenti scelte (una abdicazione “al commerciale,” che ai miei occhi appare però un pò avvilente ed appanna l’etica della figura).
Io che mi considero un “alleniano doc” (relativamente però ai suoi copiosi capolavori di quel rimpianto periodo aureo che sembrerebbe ormai definitivamente tramontato), è dalla fine degli anni ’90 che non mi ci ritrovo più particolarmente “comodo” e soddisfatto come un tempo dentro il suo cinema, visto che in tutto questo lunghissimo lasso di tempo solo Match Point mi ha abbastanza entusiasmato (i certamente positivi e compatti risultati centrati con Basta che funzioni non mi hanno invece per nulla ammaliato, poiché a mio avviso sono dovuti semplicemente al fatto che la sceneggiatura utilizzata apparteneva “ancora” al fulgido periodo ispirativo degli anni settanta, poiché il copione era stato scritto proprio in quell’epoca con l’intento di realizzare una pellicola che avrebbe dovuto avere per protagonista Zero Mostel, progetto purtroppo tramontato per la morte dell’attore). Ripresa adesso, aveva evidentemente l’ispirata consistenza scoppiettante e granitica di quei tempi, priva di imbarazzanti pause e di lentezze, ma con il pesante “fardello” di essere stata nel frattempo già ampiamente “saccheggiata” per travasarne idee e brandelli nelle opere che Allen ha realizzato successivamente, così che ripescata tanto tardivamente dal cassetto dove era stata riposta, ha finito per rendere più evidente, diventando una vera e propria cartina di tornasole, l’involuzione dell’ispirazione odierna un po’ aggravata da quel senso un tantino disturbante di dejà-vu).
Per uno come me che ha visto tutto ciò che di grande ha prodotto questo acutissimo ometto piccolo e occhialuto, è ormai forse difficile entusiasmarsi o stupirsi di fronte alla sua attuale produzione oggettivamente molto più routiniera (difficile anche dichiararsi totalmente delusi però, devo ammetterlo, visto che in ogni sua opera troviamo ancora disseminato qua e là qualche marginale sprazzo di genialità: la classe non è acqua, no? non è cos’ che si dice in genere? E nemmeno Allen si smentisce in questo).
Il problema però è la reiterazione un po’ pompata delle tematiche che finisce per dirottare il tutto verso il pericoloso terreno del “già visto”, proprio perché non c’è più alcuna sorpresa (ma nemmeno attesa o emozione): conosciamo già alla perfezione quali potranno essere i momenti topici e le battute più acide e salaci che ci propinerà, e “sappiamo” già partenza “esattamente” cosa c’è da aspettarsi nel prosieguo. Le uniche incognite quindi sono rappresentate dall’alchimia più o meno soddisfacente degli ingredienti utilizzati magari ben mischiati e dosati fra loro, ma ormai così abusati, da cominciare ad avere il sapore un po’ rancido delle minestre troppe volte riscaldate; dalle scelte piacevolmente “ammiccanti” della colonna sonora,[1] dal cast sempre variato degli interpreti e dalla città scelta per ambientare la storia, visto che da quando ha messo il naso fuori da Manhattan, Allen ha cominciato a fare il “gran tour” delle località europee turisticamente più attraenti e “generose”: Venezia, Barcellona, Parigi, Londra e Roma (per la pellicola ancora in lavorazione), quasi tutte utilizzate per una “toccata e fuga” di “una volta e via” tranne Londra che ritorna più volte a far capolino quasi come se rappresentasse ormai una specie di sua seconda patria, e che fa da cornice anche a questo gruppo di vicende intrecciate, vivificate da un folto stuolo di attori magnificamente diretti, non c’è che dire, che vede questa volta scendere in campo fra gli altri Gemma Jones, Anthony Hopkins, Naomi Watts, Josh Brolin e Antonio Banderas .
“Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni”, dunque (o meglio “You will meet a tall dark stranger”) ennesimo caleidoscopico non-sense della vita, che parla soprattutto della necessità di credere che un colpo di fortuna possa ribaltare quasi magicamente la nostra triste esistenza.
Fra delusioni cocenti e illusioni d’amore spesso tardive, centrifugate in un girotondo frenetico (non certo nel ritmo però, e non sempre divertente o appassionante) di destini imperfetti, presentati e descritti da un narratore onnisciente dietro al quale sembra di intravedere proprio Woody Allen, si ritrovano inalterate tutte le sue ossessioni ed i suoi tic (oltre che le battute spesso un po’ usurate) tra cui primeggia l’inesorabile incalzare della vecchiaia che sta diventando per lui una specie di ironica fissazione.
L’imprevedibilità del caso, come già in una grossa fetta della sua passata produzione, governa anche qui le vite dei vari personaggi rendendo vani tutti i loro sforzi. Così (e cito a titolo di esempio solo alcune cose per non dilungarmi troppo sulle complesse connessioni a incastro del soggetto) un prestante istruttore di ginnastica infrange ad Alfie l’illusione di una possibile, seconda giovinezza, mentre sarà l’amica di Sally, un’altra delle presenze femminili del racconto, l’unica che riuscirà davvero alla fine, in soli due minuti e passa d’orologio, a trovare il tanto desiderato principe azzurro.
I tempi sono spesso brillanti e serrati, altre volte più sfilacciati e un tantino monotoni intasati dalla verbosità delle parole, la bravura degli interpreti scontata come al solito, ma le tematiche assemblate (una satira molto laica sulle credenze di ogni tipo) danno la fastidiosa sensazione di un bric-brac “depredato” a man bassa dal passato, abilmente riassemblato ma non sufficientemente “camuffato”.
Cos’è rimasto allora del grande inventore di una volta (scorrere velocemente l’elenco dei titoli della sua corposa filmografia fa aumentare la rabbia della nostalgia)? Un bravo professionista dell’umorismo che non sempre mantiene il motore al giusto numero di giri, che riesce sempre meno ad intrigarmi ma dal quale continuo ancora a speraren in una sua tardiva “resurrezione”.
[1] When you wish upon a star Makes no difference who you are
Anything your heart desires
Will come to you.
If your heart is in your dreams
No request is too extreme
When you wish upon a star
As dreamers do.
Fate is kind
She brings to those who love
As sweet fulfilment of their secret downs
Like a boat out of the blue
Fate steps in and see’s you through
sono i versi di “When You Wush Upons a Stars”, scritta per il film Pinocchio e poi diventata theme song della Disney , note che aprono anche il film di Allen, e lo accompagnano in buona sostanza fino alla fine della pellicola.
Commenti
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18 settembre 2011, 12:50 di sasso67
Sono perfettamente d'accordo con il contenuto e apprezzo il tono ironico dell'opinione.
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18 settembre 2011, 13:03 di Indy68
davvero un bel pezzo!! Come Te fan accanito dell'Allen passato, provo un acuto smarrimento vedendo i suoi lavori itineranti più recenti. Spero che il film ambientato a Parigi sia una ripresa almeno parziale dell'antico tocco, ma sono invece ultrapessimista riguardo alla sua prossima fatica italiana, ma già immagino che parte della critica nostrana stia già scrivendo la fanfara (vittime del campanilismo).
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18 settembre 2011, 13:24 di lorenzodg
Allen fa sempre se stesso da sempre...ma gli anni passano e anche il pubblico (appassionato) si lascia andare (verso altro lidi...come lui ha fatto ultimamente...e da te ricordato) e quello più 'vicino' (di generazione) ammicca ricordando i suoi grandi (films) del passato. La famiglia di New York si è smarrita e anche 'il nostro' cineasta gira il mondo per un nuovo set e qualche idea(uzza) nuova (Londra, Barcellona, Roma, Parigi.....basta camboare continente oltre l'Europa per i prossimi). "Match Point" ultimo rimasuglio ma annacquato dall'acidità autunnale! Comunque complimenti grande commento e linguaggio 'libero'. A presto. ,
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18 settembre 2011, 13:44 di bradipo68
Io mi continuo a domandare come mai la critica italiana continui ad osannarlo ad ogni nuova uscita.Vedendo i suoi ultimi film penso che siamo ormai al crepuscolo di un grande autore....
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18 settembre 2011, 13:49 di Viola96
Sarò di parte,anche se "Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni" non mi ha fatto impazzire,ma io adoro Allen,anche se gli ultimi 5/6 anni non sono stati ad altissimi livelli(forse a parte "Basta che Funzioni" e "Match Point").Ottima opinione. Ciao a tutti.
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18 settembre 2011, 14:11 di supadany
Quoto Viola, aspettando il suo nuovo film che, al contrario dei suoi ultimi lavori (che hanno ricevuto recensioni, ed opinioni qui, spesso contrastanti), ha conquistato critica e pubblico un pò ovunque (con risultati mirabolanti pure negli States a lui osticissimi). Come sempre noi dobbiamo aspettare un pochetto in più. ;-)
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18 settembre 2011, 14:13 di panflo
Anche io ho sofferto nel seguire il suo declino, però cerco di non giudicare troppo un uomo che al tramonto della sua vita intellettuale (che li, secondo me , sta tutta la sua attuale crisi) si aggrappa al suo glorioso passato per poter continuare a produrre film ; ricordo quando Giulietta Masina in un'intervista a un TG, mentre Fellini veniva ricoverato per l'ennesima volta, implorava che qualcuno gli finanziasse un film , perché era l'unico modo per poterlo guarire, metterlo dietro la macchina da presa. Non dimentichiamoci quanto ci ha dato Allen e non voltiamogli le spalle ora che si affanna caparbiamente a continuare a fare il regista.
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18 settembre 2011, 14:23 di lorenzodg
Ogni autore e regista ha i suoi momenti di calo. Nel caso personale vedo tutto (da quello più a quello meno)...tutto (nei limiti temporali). Ps. Che dire di Bob De Niro che si rifugia in un (trash)programma per piangere e prendere (un po' di soldi) in giro i suoi grandi fans! Mah!!!
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18 settembre 2011, 17:21 di jonas
Penso che chi ha amato Allen, come me, si sia ormai rassegnato all'idea che i fasti di Io e Annie non torneranno più. Ai suoi tre ultimi film ho dato la sufficienza: li trovo manierati, ma anche la maniera dell'ultimo Allen è sempre meglio dei vertici di certi altri autori.
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18 settembre 2011, 19:46 di steno79
Non ho visto quest'ultimo film, di cui però le reazioni sono state soprattutto in negativo, ma non mi sembra che il calo dell'ispirazione artistica sia fra i più disastrosi rispetto ad altri registi che si ostinano a sfornare un film all'anno o anche più, come ad esempio il nostrano Pupi Avati. Fra gli ultimi che ho visto, Match point mi è sembrato più che buono, Vicky Cristina Barcelona e Basta che funzioni almeno dignitosi (ma capisco la delusione di Valerio rispetto ai capolavori degli anni 80-90). Tuttavia, mi preme solo dire che, per essere un regista che ha diretto oltre 40 film, Allen ha sbagliato relativamente poco e la media dei suoi film resta certamente buona, con un calo nell'ultimo decennio, ma a mio parere non bisogna volergliene troppo.... (in fondo quasi tutti i maestri prolifici hanno toppato un pò di volte, compresi Bergman o Hitchcock o Godard, mentre quelli che hanno diretto poco come Welles o Kubrick non hanno sbagliato quasi nulla...
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18 settembre 2011, 21:12 di BobtheHeat
Ciao Valerio ne avevamo parlato a suo tempo ma è bello vedere la stesura della tua corposa opinione. Vedremo a Dicembre come andrà con il prossimo, suo maggior incasso in USA di sempre (superati Io & Annie e Hannah e le sue sorelle, ovvero 2 dei suoi migliori film a mio avviso). Un saluto
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19 settembre 2011, 15:44 di spopola
.. ... era davvero da un pò di tempo che sentivo la necessità di evidenziare il mio profondo "disagio" verso le ultime produzioni arrivate sul nostro schermo realizzate da Woody Allen... alla fine ho deciso di togliermi il sassolino dalla scarpa e ringrazio tutti per l'attemzione dimostrata alle mie esternazioni. counque si vogliano conserare le cose (e in particolare proprio queta pellicola" sono risultati molto in sordina rispetto alla grande stagione del passato... io gli perdoneri persino la decadenza ma dovrebbe per lo meno essere meno prolifero... poichè anche se ogni volta mi riprometto di essere più accorto, alla fine ci casco sempre e decido di vederlo il film, perchè spero sempre che...
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22 settembre 2011, 20:04 di maghella
Caro Spopola. me la ero persa questa tua opinione...ma abbiamo parlato tante volte di Allen, che sai benissimo come la penso! Gli voglio bene, come ad uno zio che racconta sempre la solita storia, solo che lui neanche ci mette la frase "non so se te l'ho mai raccontata!"....Devo essere sincera, "Barcellona...." l'ho saltata, credo che anche Parigi la lascio....aspetto Roma...sembra ormai più di prendere un treno con lui, piottosto che andare al cinema...Ma gli voglio bene, come ad Argento e a....Verdone, sì lo ammetto anche a lui, che di genialità ne ha dimostrata molto meno rispetto ad Allen! =D
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22 settembre 2011, 20:35 di spopola
.. anche cara Maghella gli voglio molto bene... per questo lo vorrei meno prolifico ma capace ancora di emozionarmi.
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30 settembre 2011, 14:56 di hallorann
Il numero di registi-autori che non sono più quelli di un tempo cresce ogni anno (soprattutto in Italia). Anche io chiedo ad un film di emozionarmi, non sempre è possibile ottenerlo. Nel caso di Woody (uno di famiglia per me :-) so benissimo che gira e rigira tratta sempre gli stessi temi e personaggi con alcune varianti e cambi di location, però quasi sempre ci riesce bene (e come in questo INCONTRERAI...) mettendomi di buonumore. Un saluto.
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