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Opinione di carlos brigante su Burden of Dreams





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2010-03-19 12:40:17 voto al film: voto buono

Sul film

Per tutti coloro che hanno visto (ed apprezzato) "Fitzcarraldo" e per tutti gli estimatori (devoti) di Werner Herzog, "Burden of Dreams" ("Il peso dei sogni"), di Les Blank, è una tappa obbligata da affrontare. Una reliquia da conservare e preservare tra i propri "cimeli" cinematografici.
Poco più di 90 minuti in cui vengono filmate le difficoltose fasi di lavorazione di uno dei film più famosi e più importanti del regista tedesco: "Fitzcarraldo" appunto. Non è, però,  un semplice backstage, quanto semmai un vero e proprio "instage". La mdp di Blank è completamente dentro la scena, dentro il film che sta faticosamente nascendo. Rappresenta un'estensione dello stesso Herzog. Non illustra semplicemente ciò che avviene; riesce concretamente a far percepire le sensazioni vissute su questo set naturale all'interno della sterminata foresta amazzonica.
Oltre quattro anni dalle prime fasi di pre-produzione; due anni e mezzo di riprese; spostamenti di migliaia di chilometri del set; tensioni tra gli indios; incidenti; accuse di razzismo e sfruttamento; inondazioni; siccità; la guerra tra Ecuador e Perù; riprese rimandate di mesi; produttori scontenti; e l'impresa impossibile di trascinare una nave in cima ad una montagna. Ciò che si vedrà, poi, in "Fitzcarraldo", è ciò che è accaduto realmente. Non ci sono effetti speciali, ma solo la fisicità nuda e cruda del Cinema firmato Herzog. Una sfida impossibile ma necessaria per poter realizzare i propri sogni; per sentirsi vivo; per guardare oltre i limiti (pre)imposti.
In mezzo a tutto questo vengono mostrate alcune sequenze del primo "Fitzcarraldo" con Jason Robards al posto di Klaus Kinski e Mick Jagger (!!!) nei panni del suo aiutante. Quando Il 40% delle riprese era già stato effettuato, Robards dovette lasciare il set perchè ammalato e Jagger dovette abbandonare anch'egli perchè impegnato con gli Stones per il lancio del nuovo disco e il conseguente tour mondiale. Tutto dovette ricominciare da capo. Arrivò Kinski e il resto è storia nota.

Il vero e proprio protagonista di questo documentario è il film stesso. Il suo nascere, evolversi, crescere, arenarsi e quasi dissolversi. Si respira a pieni polmoni la precarietà che ha accompagnato quei lunghi mesi, divenuti poi anni. Ma si viene letteralmente travolti da quella "incosciente" caparbietà di arrivare là dove tutti credono impossibile giungere. Immerso nel fango e in "lotta" con la natura circostante, Herzog rappresenta il tipico personaggio delle sue opere: in terre lontane e tra altre culture...un folle agli occhi degli altri; alla perenne conquista dell'inutile.


SI

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