Opinione di bradipo68 su Tutti per uno
Con Valeria Bruni Tedeschi, Hippolyte Girardot, Linda Doudaeva, Jules Ritmanic, Louna Klanit, Louka Masset, Jérémie Yousaf, Dramane Sarambonou, Roman Goupil, Malika Doudaeva, Sissi Duparc, Hélène Babu
- negative [3]
- sufficienti [3]
- positive [4]
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Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Ha un prologo e un epilogo ambientati in un futuro incolore ed asettico ma Tutti per uno è un film che parla di stretta attualità.
Un'opera che fuor di metafora consiglia di investire sulle nuove generazioni che si uniscono senza vincoli di colori di pelle o diversità in genere e in questo appaiono molto più aperte degli adulti chiusi in una gabbia ammuffita fatta di intollerabili leggi razziste.
Il film di Goupil narra della costante contrapposizione tra il mondo degli adulti e quello dei ragazzi.
In una scuola multietnica un giorno Youssef sparisce perchè espulso assiema alla sua famiglia.
Da qui scaturisce tutto.
Milana è cecena, è senza documenti e rischia l'espulsione ma per Blaise è un'amica, forse qualcosa in più, da proteggere anche a costo di guai.Cendrine , la madre di Blaise la accoglie in casa come una figlia in più.
E in questo mondo di adulti così ligi a una burocrazia così cieca, solo i bambini hanno la soluzione.
Scelgono la fuga, un piccolo mondo a parte nel seminterrato di un palazzo nascosto agli occhi indiscreti per vivere il loro sogno.
Un mondo esclusivamente a loro misura, fatto di biscotti ,di giochi e di disegni senza presenze ingombranti e indesiderate. Ma purtroppo è un sogno a breve scadenza.
Si esce a mani alzate dal rifugio (Les Mains en l'air è il suggestivo titolo originale non quello erroneamente indicato nella scheda) in segno di resa.
E' la sconfitta del senso d'umanità e del sentimento di fratellanza che dovrebbe accomunare tra loro gli uomini,se questo fosse un mondo perfetto.
Dietro le apparenze del racconto formativo e di ribellione il film di Goupil è una critica neanche tanto velata alla politica francese sull'immigrazione che se ne infischia di affetti familiari e di radici ormai messe in una terra che straniera non è più.
Non è un caso che gli unici che combattono contro questa politica miope sono Cendrine, la madre di Blaise, che sembra uscita da una comune anni '70 per come è irrimediabilmente prigioniera di ideali e le maestre della scuola di Blaise e Milana, che cercano in tutti i modi di proteggere i piccoli.
Convincente lo sguardo di Goupil posto ad altezza di bambino( i riferimenti a Truffaut non sono affatto peregrini) con questi piccoli ribelli che stupiscono per genuinità.
La parte del film che narra dell'evasione in campagna della famiglia allargata a Milana e di altri amichetti è forse la migliore per come cattura un clima di allegra complicità.
Nel finale si scivola forse nella retorica ma almeno il dolore viene lasciato fuori campo.
Sarebbe stato eccessivo sovraccaricare ancora di più un finale che ci presenta senza deformazioni lo specchio dei nostri tempi.
Sulla regia di Romain Goupil
regia misurata che eccede in un pizzico di retorica nel finale
Sull'interpretazione di Valeria Bruni Tedeschi
un bel personaggio
Sull'interpretazione di Hippolyte Girardot
ottimo
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