Miral - La recensione di FilmTv
Con Freida Pinto, Willem Dafoe, Hiam Abbass, Vanessa Redgrave, Alexander Siddig, Stella Schnabel, Ruba Blal, Yasmine Elmasri
La recensione di FilmTv
Così si chiamano i fiori rossi che in Palestina crescevano abbondanti ai lati delle strade. Miral è però anche il nome della fanciulla (Freida Pinto) educata nella scuola orfanotrofio femminile di Hind Husseini (Hiam Abbass), figura leggendaria in Terra Santa. Hind, di fronte all’escalation drammatica che porta alla prima Intifada (“rivolta” in arabo) sceglie di non prendere posizione per non compromettere l’esistenza stessa dell’istituto, fondamentale per i palestinesi e tollerato dagli israeliani ebrei. Al contrario dell’allieva prediletta, che invece… L’accenno di trama non rende giustizia alla complessità narrativa di Miral, sceneggiato da Rula Jebreal, moglie del regista Julian Schnabel, e tratto dal suo libro La strada dei fiori di Miral, edito in Italia da Bur. Dovete infatti immaginarvi un incastro di storie alla Guillermo Arriaga che parte da lontanissimo, addirittura da prima della proclamazione dello Stato di Israele (1948). Il film, nell’immergersi senza alcun senso della misura nell’eterno conflitto mediorientale, sta nettamente da una parte, quella palestinese. Scelta insindacabile, naturalmente, che però da un punto di vista cinematografico si traduce in una serie di clamorosi colpi bassi emotivi e in una retorica sfacciata. Tutti cattivi gli israeliani, insistita sottolineatura della sproporzione delle forze in campo (le pietre dell’Intifada contro gli Uzi di Tsahal, l’esercito), sguardo assicurato agli uni e negato agli altri, mentre la bomba dell’infermiera kamikaze araba ovviamente non esplode. Qui il problema non è l’ideologia, ma come questa corrompe lo stesso linguaggio, enfatico quando vuole dimostrare l’esemplarità delle sue eroine (i carrelli ottici all’indietro, la musica in levare…), per nulla incisivo quando si dovrebbe semplicemente raccontare. Si capisce al volo quanto Schnabel, con la sua cinepresa digitale, sia distante dall’idea stessa di “romanzo popolare”, quale forse poteva essere la storia di Miral e dei palestinesi d’Israele. Pare un Amos Gitai minore, di serie C.
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